Roma-Juve 3-4: Allegri batte Mourinho con una folle rimonta

In svantaggio 3-1 a 20' dalla fine, i bianconeri ribaltano tutto in 7 minuti sbancando l'Olimpico
Roma-Juve 3-4: Allegri batte Mourinho con una folle rimonta© /Ag. Aldo Liverani Sas

ROMA - Inutile cercare una chiave, perché una chiave non c'è: la trama folle di Roma-Juventus 3-4 è tanto spettacolare quanto sgusciante ad analisi tecniche. Divertente, anzi divertentissima, soprattutto per un tifoso neutrale, ma anche sciagurata per errori ed omissioni da entrambe le parti. La Juventus vince una partita che potrebbe diventare una svolta psicologica, ribaltare un 3-1 in una partita giocata, fin lì, piuttosto male, può innescare meccanismi positivi, attivare coraggio, infondere sicurezza. Ma Allegri sarà, in cuor suo, arrabbiato almeno quanto Mourinho per quanto ha visto, almeno per i primi settanta minuti di gioco, nei quali la Juventus è parsa confusa e perfino molle. Una prestazione in linea con quella che aveva prodotto l'uno a uno contro il Napoli: imprecisione, distrazioni, difficoltà nelle uscite (in questo caso bloccate da una mossa da maestro di Mourinho che blocca Cuadrado piazzandogli Felix addosso e asfissiando così il vero regista bianconero).

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BOTTA E RISPOSTA - Il vantaggio della Roma, all'11', è una fotografia abbastanza nitida di una Juventus sfocata: corner di Veretout e Tammy Abraham, nell'area piccola, la incornava indisturbato, con Rugani impacciato in marcatura e, forse, anche Szczesny in ritardo con l'uscita. La reazione della Juventus è una vampata d'orgoglio e, complice un madornale buco difensivo giallorosso, consente il gol di Dybala al 18': Chiesa lo pesca smarcatissimo al limite dell'area, tiro magistrale e gol. Nella successiva mezzora, fino all'intervallo, succede poco, ma c'è più Roma che Juve. Oltre all'uscita di Federico Chiesa, per il quale si teme un grave infortunio.

E LA ROMA SI SPEGNE - La ripresa è la fotocopia del primo tempo: la Juventus entra con la testa altrove, la Roma punisce dopo 3 minuti con Mkhitaryan, che tira da fuori, approfitta della deviazione determinante di De Sciglio e segna. Entusiasmo giallorosso alla stelle, la Juventus, come spesso è accaduto in questa stagione, cade in catalessi e dopo cinque minuti prende il terzo gol. Punizione dal limite per un fallo di mano abbastanza fortuito commesso da De Ligt, in serata fantozziana quanto a sfortuna: esecuzione magistrale di Lorenzo Pellegrini e 3-1 nel sette alla destra di Szczesny.

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SETTE MINUTI DI FUOCO - E a quel punto? La Juventus sembra sotto un treno, ma qualcosa pulsa ancora nell'orgoglio della squadra. L'ingresso di Morata è certamente una svolta della gara, insieme all'eccessiva sicurezza della Roma, che perde concentrazione. E così arrivano i 7 minuti di fuoco della Juventus. Al 70' Locatelli fa 3-2: Morata mette a sedere Ibanez, cross perfetto, il centrocampista azzurro è solo in area e incorna in rete. Al 72' Kulusevski fa 3-3 Cuadrado pesca Morata in area, tiro rimpallato e ripreso dallo svedese che in qualche modo la butta dentro. Momento di suspance con check del var per il fuorigioco di Cuadrado, ma il gol è buono. E al 77' arriva il gol di De Sciglio: una deviazione di Smalling su un cross di McKennie mettono il terzino nella posizione ideale per tirare da dentro l'area e segnare un gol storico.

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RIGORE PARATO - Finito qui? Macché! Sceneggiatori hollywoodiani regalano l'ultima emozioni agli spettatori. De Ligt respinge un tiro con il gomito, il var assegna il rigore (più l'espulsione dell'olandese), Lorenzo Pellegrini va sul dischetto, l'esecuzione è rivedibile e così Szczesny, già a terra, riesce a respingere.

MORALE - I tre punti per la Juventus sono fondamentali per continuare l'inseguimento alla zona Champions, anche perché conquistati contro una diretta concorrente che, adesso, finisce nell'inferno di una crisi psicologica per uscire dalla quale servirà tutta l'abilità di Mourinho per uscire. La Juventus deve saper prendere il buono di questo folle pomeriggio (che non si limita ai tre punti, ma potrebbe allargarsi al consolidamento del gruppo) e riflettere sui tanti errori e sull'atteggiamento. Ma è più facile farlo con l'euforia di una vittoria del genere.

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