Onore al Milan: il meritato trionfo della pazienza

Onore al Milan: il meritato trionfo della pazienza© Getty Images

Onore al Milan. Non era la squadra più forte, ma è stata la squadra più brava, il che rende lo scudetto ancora più gustoso e meritato per i rossoneri, oltretutto più sfortunati dell’Inter in taluni frangenti arbitrali. Onore a Stefano Pioli, la cui sobrietà è stata troppo spesso confusa con debolezza mentre invece è l’esatto contrario. Onore a chi ha creduto in Pioli con fermezza anche, e soprattutto, nella cattiva sorte.

La storia del tecnico, ma pure quelle di Sandro Tonali e di Leao, tre simboli del 19° titolo milanista, sono testimonianze di coerente pazienza molto istruttive per il calcio italiano, cui mettono sempre troppa pressione i dirigenti frettolosi e i tifosi precipitosi. Quelli che non solo istruiscono il processo (fatto di per sé lecito e, in certi, casi perfino opportuno) ma emettono la sentenza dopo un paio di partite storte. Un allenatore deve poter lavorare, un giovane deve poter crescere: per sostenerlo si citava spesso il Liverpool di Klopp, da oggi abbiamo un fulgido esempio italiano nel Milan di Pioli. Onore quindi a Ivan Gazidis, che di scudetti, negli ultimi mesi, ne ha vinti due e uno è pure più importante di questo.

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E onore a Frederic Massara, abilissimo nel costruire una squadra in economia: meno soldi, più competenza uguale scudetto. Onore, ovviamente, a Paolo Maldini, la cui saggezza calcistica e il garbo umano hanno rappresentano fondamentali valori aggiunti per tenere insieme i vari pezzi del progetto: quello economico e quello sportivo. Nel calcio, soprattutto quello italiano, piace molto tratteggiare i modelli a cui tutti dovrebbero ispirarsi nella gestione aziendale (ma anche tattica) di un club. Di solito funziona che chi vince viene eletto a esempio e il suo metodo diventa, appunto, modello; senza considerare che un successo è frutto di un percorso difficilmente ripetibile, di componenti imprevedibili a priori e di circostanze particolari.

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Parlare di “modello Milan”, insomma, fa fine e non impegna, ma il rischio è di friggere molta aria e pochi concetti concreti. Piuttosto è interessante il fatto che lo scudetto arrivi al termine di un ciclo aziendale di risanamento del club, teso alla cessione da parte di Elliott (in fase di chiusura): il fondo statunitense non lo aveva inserito come una delle priorità del progetto, ma un insieme di scelte azzeccate e una gestione manageriale lo ha portato lo stesso. Questa, sì, è una strada da indicare ai club: più manager e meno proprietari istrionici a comando dei club, la Premier League è diventata grande così. Onore al Milan, sì.

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