Stankovic-Thiago Motta, la sfida dei figli di Mou

Uno debutta in A con la Samp, l’altro è partito malissimo a Bologna
Stankovic-Thiago Motta, la sfida dei figli di Mou

GENOVA - Strani gli incroci del destino. Dejan Stankovic domani sera inizierà la sua avventura sulla panchina della Sampdoria a Bologna di fronte a Thiago Motta, oggi tecnico rossoblù ed ex compagno di Deki nell'Inter del triplete nel 2010. Stankovic e Thiago Motta sono gli unici ex calciatori di quella squadra straordinaria ad essere già diventati allenatori in serie A: due mister che in carriera hanno avuto tanti maestri ma che si possono considerare entrambi figli calcistici di José Mourinho. L'allenatore portoghese è stato anche citato ieri da Stankovic nella sua prima intervista in blucerchiato, in un video sui canali ufficiali del club. «D'ora in avanti per noi della Sampdoria ogni partita sarà come una finale. E come diceva il mio amico e ex allenatore Mourinho, le finali non si giocano ma si vincono» le parole del mister serbo nel suo primo giorno a Bogliasco. Ieri la prima vera presa di contatto per l'ex interista col Mugnaini e soprattutto con la squadra che dovrà cercare di guidare verso una salvezza tutta da conquistare. «Sappiamo che ci sarà da soffrire, ma chi non soffre non vince», taglia corto Stankovic che avrà curiosamente anche una doppia clamorosa occasione nel suo esordio a Bologna: far vincere la Samp al Dall'Ara dopo un'attesa di 19 anni e perché no anche "vendicare" tra virgolette l'amico ed ex doriano Sinisa Mihajlovic, che gli emiliani hanno esonerato proprio a favore di Thiago Motta. Del resto lo stesso Sinisa aveva consigliato Stankovic all'ex patron doriano Ferrero lo scorso dicembre, anche se la scelta attuale per la Samp è partita in primis dall'attuale presidente Marco Lanna che è stato il primo ad accogliere il nuovo allenatore e che ha grande fiducia in questo nuovo corso. Mihajlovic e la Serbia nel destino blucerchiato di Stankovic, che non si dimentica quel celebre match tra Stella Rossa e Sampdoria nel 1992 in Coppa dei Campioni, quando lui aveva solo 13 anni. E quando l'ex Jugoslavia viveva uno dei suoi periodi più bui. «Non ho guardato ai due punti ottenuti finora, ma alla storia di questo club. In Serbia siamo cresciuti con il mito della Sampdoria di Boskov e solo perché si giocò sul neutro di Sofia non feci il raccattapalle in quella famosa partita con la mia Stella Rossa», dice Stankovic, che poi fa riferimento al suo vice Sakic, altro ex blucerchiato. «Nenad qui è stato calciatore prima e vice di Mihajlovic poi: all’epoca riuscirono a centrare la salvezza e sono certo che mi darà una grossa mano anche questa volta». Il rapporto tra Stankovic e lo stesso Mihajlovic è forte. Ma non è comunque l'unico ex doriano con cui il mister serbo ha un canale preferenziale: in queste ore sono arrivati a Deki tanti messaggi e telefonate da chi ha a sempre a cuore le sorti della Sampdoria. «Ho sentito Attilio Lombardo, è una persona spettacolare. Ho parlato con Viviano, ho visto Angelo Palombo. Non ho parlato con Mancini ma col figlio, poi ho parlato con Mihajlovic. Anche Sinisa è venuto ad allenare qui alla stessa età più o meno che ho io adesso, 44 anni».   

L’atteggiamento  

Ieri il primo allenamento a Bogliasco, domani la prima partita: in così poco tempo si può già preparare uno scontro salvezza così delicato? «Nei grandi club anche due giorni possono bastare per preparare una partita importante. Ho visto la squadra, il materiale c’è. Ma dobbiamo cambiare la mentalità perché abbiamo il dovere di difendere l’orgoglio della Sampdoria. Senza giudicare nessuno, ho visto l’ultima partita e l’atteggiamento non mi è piaciuto. Non dobbiamo spaventarci, ma essere consapevoli di quello che difendiamo. Io vengo da un paese che ha sofferto e la forza che ci attaccava non ci spaventava», dice Stankovic che - pur senza fare riferimento alla gestione Giampaolo - fa capire che la squadra dovrà cambiare velocemente registro. «Non faccio promesse. Voglio trasmettere tutto l’entusiasmo che ho dentro, quella cattiveria agonistica che ho dentro. Il carattere dell’allenatore può essere lo specchio della squadra», dice il mister serbo.

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