Problema arbitri, il nocciolo della questione
E di contro dati da aggiungere a dati per chi tiene conto, in generale, del gran numero di clamorosi errori “tecnici” commessi dai direttori di gara italiani in questa stagione. Tra i più macroscopici, quelli in Genoa-Juventus (mancata espulsione di Malinovskyi per entrata su Yildiz e un rigore non dato ai bianconeri; arbitro Massa), o in Juventus-Bologna (rigore non concesso per il fallo di Illing su Ndoye; arbitro Di Bello) e in Lecce-Milan (Abisso ha annullato ingiustamente la rete del 3-2 di Piccoli). Oppure in Sassuolo-Fiorentina (rete non convalidata a Thorstvedt; ancora arbitro Abisso). Eccetera. Sviste e svarioni che il designatore arbitrale Gianluca Rocchi ha riconosciuto e sanzionato fermando i suoi. O... rifermandoli, giacché ormai siamo alle recidive. E qui, probabilmente, arriviamo al nocciolo della questione.
Il fatto che siano sempre gli stessi a ripetere certi errori pone l’accento sul fatto che la squadra arbitrale sia risicata in termini di elementi in grado di garantire un ricambio generazionale all’altezza. Figuriamoci che sbagli gravi ne ha fatti anche Massa, che è un Elite (insieme con Orsato). E ad esempio i nuovi internazionali Pairetto e Di Bello non hanno dato le giuste garanzie. Via a seguire... In una stagione in cui si sta prestando enorme attenzione - da input - sulla tolleranza zero nei confronti delle proteste di calciatori e allenatori (fioccano ammonizioni ai primi e i secondi vengono allontanati) servirebbe invece dedicare maggiore attenzione all’aspetto prettamente tecnico degli arbitri. Qualità, più che rigidità. In modo da sgombrare il campo da illazioni, accuse, retropensieri.
