© Getty ImagesSquadra che vince non si cambia? Pare di no, però a furia di cambiare finisce che perdi identità, automatismi, intese tra compagni e ti ritrovi quasi a regalare una partita. E quello che è peggio è che l'Atalanta la stava vincendo da big, blindando la difesa e punendo gi errori avversari, sfiorando anche più volte il colpo di grazia. Su tutti gli appunti che si possono fare a Tudor per il primo pari casalingo da quando è alla guida dei bianconeri, è quello dell'attacco: c'è un caso David, è evidente, il canadese ha giocato da 9 solo all'esordio in campionato, peraltro segnando, poi è sparito dalle grazie del tecnico che lo ha prima messo fuori ruolo, poi ha iniziato a preferirgli Vlahovic e addirittura Openda, arrivato al gong del mercato eppure diventato il terminale offensivo del tecnico. Il problema è che il belga, a parte un dinamismo da faticatore di centrocampo, non ha mostrato assolutamente nulla che possa fargli guadagnare il posto: tecnicamente approssimativo, lento nelle scelte, impreciso nei passaggi e senza neanche quel veleno da opportunista che almeno David aveva mostrato nella sua prima e unica volta da centravanti.
Risultato? Juve ferma al palo di Kalulu e alle iniziative di Yildiz, che con tutto il rispetto per talento e hype non può salvare la baracca ogni volta. Come non può farlo Dusan nel ruolo di magico supersub, soprattutto se trova difese avvelenate a uomo come quella dell'attento Juric, che fa un figurone come raramente gli era capitato in carriera. Che a centrocampo si cerchi di fare di necessità virtù è comprensibile, cercando la giusta quadratura tra un Koopmeiners da ritrovare, un Adzic da lanciare - e da perdonare se sbaglia, come può succedere a quell'età in un ruolo nevralgico del campo - e un Thuram già da far rifiatare (a proposito, che fine ha fatto capitan Locatelli?); ma è davanti che è grave non aver trovato ancora un assetto limpido, visto che gli uomini abbondano e bisogna fare delle scelte chiare. Altrimenti il rischio è di rivedere i fantasmi dell'anno scorso, delle formazioni rivoluzionarie di Motta che fa apparire e sparire i giocatori dalla formazione titolare e che toglie la forza di un gruppo che si sta ancora creando, e questo Igor lo sa bene: non si trova sempre il jolly dalla panchina.
