Malesani: “Bicicletta, golf e carte con gli amici. Baroni? Volevano fargli fare il team manager”

L’ex tecnico parla dei suoi allievi: “Italiano è tra i top in Europa, sorpreso da Gilardino. Vanoli giusto per la Fiorentina”
Malesani: “Bicicletta, golf e carte con gli amici. Baroni? Volevano fargli fare il team manager”
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C’ è un manipolo di allenatori emergenti che hanno in comune l’essere stati svezzati dalla stessa guida. Per alcuni Alberto Malesani (vincitore del Premio “La Clessidra”) ha rappresentato la Stella Polare, in altri casi è stato un tecnico che ha lasciato loro una traccia influenzandone i principi di gioco. Soprattutto quelli offensivi che avevano reso l’allenatore a fine degli Anni Novanta uno dei maestri della panchina tra Fiorentina e Parma.  
  
Adesso è Vincenzo Italiano il nuovo che avanza… 
«È diventato uno dei migliori allenatori d’Europa. Italiano fa il calcio più spettacolare della serie A. Da quando allena, non ha sbagliato un colpo. Mi rivedo un po’ in lui. Ha cattiveria e voglia di arrivare in alto che coniuga alle idee brillanti di gioco. Merita tanti complimenti». 
 
Da un suo ex allievo all’altro: la Fiorentina ha puntato su Vanoli per risollevarsi. 
«Paolo può essere l’uomo giusto per tirarla fuori da questa situazione. È onesto e diretto: doti che sono convinto lo aiuteranno. In più ha lavorato per anni al fianco di Antonio Conte, dal quale ha appreso la mentalità vincente e il saper trarre il massimo dai giocatori».  
 
Da ex viola come si spiega l’ultimo posto della Fiorentina? 
«Fa male vedere la Viola in fondo alla classifica. Mai mi sarei immaginato le difficoltà di Pioli. Stefano è un grande allenatore, ma mancava qualcosa a livello emotivo a questa squadra e hanno cercato giustamente una svolta. Il cambio di allenatore scuoterà i calciatori. Non c’è più chi fa da paravento e dovranno assumersi le responsabilità». 
 
A Pisa invece si sta mettendo in luce Gilardino. Se lo aspettava? 
«Alberto è bravissimo e sta facendo un grande lavoro. L’impresa salvezza con lui è diventata possibile. Ammetto però che non mi sarei mai immaginato di vederlo in panchina». 
 
Anche il Toro si gode una sua creazione: Marco Baroni. 
«In effetti Marco divenne allenatore con me. A Verona volevano fargli fare il team manager, ma notammo che lui aveva una maggior predisposizione a lavorare sul campo e così lo presi come vice. Baroni è intelligente, intuitivo e sensibile: non ha paura a mettersi in gioco e lo fa sempre con grande umiltà».

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La possibilità Milan e il record con Mazzone

In Serie B c’è Abate a stupire tutti con la Juve Stabia. Spiccherà pure lui il volo? 
«È cresciuto tantissimo e sta ottenendo buoni risultati. Volenteroso e con la tigna giusta per imporsi: sono sicuro che arriverà ad allenare in A».  
 
Oggi le star del nostro calcio sono gli allenatori: ha sbagliato epoca uno come lei? 
«No. Ricordatevi sempre che la parte principale del calcio sono i giocatori: loro vanno in campo e determinano in percentuale maggiore i risultati. Poi vengono le altre componenti».  
 
Lei con Carlo Mazzone detiene il record di squadre diverse allenate in Serie A, ben 11: c’è spazio per un’ultima last dance da primato? 
«Assolutamente no. Ho smesso da anni. Non ho rimpianti». 
 
È vero che Berlusconi e Galliani avevano un debole per lei e la volevano al Milan? 
«Nel 2002 c’erano stati dei contatti ed erano interessati a me». 
 
Cosa fa oggi Alberto Malesani? 
«La vita da pensionato. Vado in bicicletta, ho iniziato a fare golf e gioco a carte con i vecchi amici per tenere la mente sveglia».  
  
Ci svela un aneddoto inedito? 
«Cecchi Gori nel 1997 stava vendendo Batistuta. Avevo appena firmato per la Fiorentina e convinsi Vittorio a non cederlo. Ero andato apposta a Firenze per allenare Bati e sarebbe stata una beffa perderlo».    

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C’ è un manipolo di allenatori emergenti che hanno in comune l’essere stati svezzati dalla stessa guida. Per alcuni Alberto Malesani (vincitore del Premio “La Clessidra”) ha rappresentato la Stella Polare, in altri casi è stato un tecnico che ha lasciato loro una traccia influenzandone i principi di gioco. Soprattutto quelli offensivi che avevano reso l’allenatore a fine degli Anni Novanta uno dei maestri della panchina tra Fiorentina e Parma.  
  
Adesso è Vincenzo Italiano il nuovo che avanza… 
«È diventato uno dei migliori allenatori d’Europa. Italiano fa il calcio più spettacolare della serie A. Da quando allena, non ha sbagliato un colpo. Mi rivedo un po’ in lui. Ha cattiveria e voglia di arrivare in alto che coniuga alle idee brillanti di gioco. Merita tanti complimenti». 
 
Da un suo ex allievo all’altro: la Fiorentina ha puntato su Vanoli per risollevarsi. 
«Paolo può essere l’uomo giusto per tirarla fuori da questa situazione. È onesto e diretto: doti che sono convinto lo aiuteranno. In più ha lavorato per anni al fianco di Antonio Conte, dal quale ha appreso la mentalità vincente e il saper trarre il massimo dai giocatori».  
 
Da ex viola come si spiega l’ultimo posto della Fiorentina? 
«Fa male vedere la Viola in fondo alla classifica. Mai mi sarei immaginato le difficoltà di Pioli. Stefano è un grande allenatore, ma mancava qualcosa a livello emotivo a questa squadra e hanno cercato giustamente una svolta. Il cambio di allenatore scuoterà i calciatori. Non c’è più chi fa da paravento e dovranno assumersi le responsabilità». 
 
A Pisa invece si sta mettendo in luce Gilardino. Se lo aspettava? 
«Alberto è bravissimo e sta facendo un grande lavoro. L’impresa salvezza con lui è diventata possibile. Ammetto però che non mi sarei mai immaginato di vederlo in panchina». 
 
Anche il Toro si gode una sua creazione: Marco Baroni. 
«In effetti Marco divenne allenatore con me. A Verona volevano fargli fare il team manager, ma notammo che lui aveva una maggior predisposizione a lavorare sul campo e così lo presi come vice. Baroni è intelligente, intuitivo e sensibile: non ha paura a mettersi in gioco e lo fa sempre con grande umiltà».

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