Caos arbitri, Zappi inibito per 13 mesi: le motivazioni e cosa succede ora

Tempi durissimi per i fischietti italiani: le richieste della Procura Figc sono state completamente sposate dalla sezione disciplinare del Tfn
Caos arbitri, Zappi inibito per 13 mesi: le motivazioni e cosa succede ora© ANSA

Tempi durissimi per i fischietti italiani: il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato con 13 mesi di inibizione Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri. Due mesi a Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale. La sezione disciplinare del Tfn, presieduta da Carlo Sica, ha completamente sposato le richieste della Procura Figc, che aveva deferito Zappi per le presunte - e a questo punto accertate, almeno in primo grado - pressioni sugli ex designatori di Serie C e D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, affinché si dimettessero per fare spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi, come poi effettivamente avvenuto. ,La decisione è arrivata al termine di un’udienza concitata, abbandonata dai difensori di Zappi, gli avvocati Sergio Santoro (già presidente della Corte Federale d’Appello), Daniele Sterrantino e Matteo Sperduti, nel momento di passare al merito, dopo che tutte le numerose richieste procedurali - a eccezione di un breve rinvio, 45 minuti, concesso per acquisire i contratti di Ciampi e Pizzi - erano state respinte, compresa quella di riascoltare testimoni già sentiti.

Zappi, le parole dei legali

"Abbiamo richiesto il controesame dei testi della Procura, Ciampi e Pizzi, le cui dichiarazioni costituiscono l’asse portante dell’impianto accusatorio", hanno dichiarato i legali, la cui strategia è stata sin dall'inizio - e finora in maniera infruttuosa - quella di allungare i tempi. Dopo la notizia della condanna, hanno fatto riferimento a una "definitiva e inaccettabile compressione del diritto di difesa", preannunciando inoltre ricorso in appello. Quest’ultimo è un nodo fondamentale della questione, perché la sentenza, in base allo Statuto Figc e al regolamento Aia, comporterebbe la decadenza dal ruolo di presidente una volta superati i 12 mesi di inibizione - e Zappi peraltro ne aveva già accumulati 10 in passato -, ma solo dopo che la vicenda passerà in giudicato, cioè avrà esaurito i gradi processuali. Bisognerà aspettare: "È un processo che mina i diritti e l'autonomia dell'associazione, contrapponendoli ad interessi di singoli associati - ha detto il presidente -. Ho sempre operato nel rispetto delle regole. È mio dovere difendere fino alla fine l'associazione, gli associati che mi hanno democraticamente eletto, ma soprattutto l'integrità e l'indipendenza degli arbitri".

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Commissariamento AIA e scenari FIGC: attesa per le motivazioni del TFN

Nel frattempo, la guida dell'Aia, che in una nota ha espresso "piena solidarietà ai nostri dirigenti coinvolti" e il fermo convincimento "che gli stessi abbiano agito legittimamente nell’alveo dell’ordinamento sportivo", passerà al vicepresidente vicario Francesco Massini. Almeno finché non arriverà, come è probabile, il commissariamento da parte della Figc. La decadenza, per certi versi, diventa un aspetto quasi secondario, vista l’entità della condanna e il completo accoglimento delle accuse formulate dall’ufficio guidato da Giuseppe Chiné: è possibile, si chiedono in ambienti federali, andare avanti con un presidente impossibilitato per diverso tempo a ricoprire il proprio ruolo? In Figc si aspettano le motivazioni, che il Tfn dovrà depositare entro i prossimi 10 giorni. La questione approderà poi in consiglio federale, al momento in calendario il 26 gennaio, ma che dovrebbe essere anticipato: se l’impianto sarà giudicato abbastanza solido - e tanti indizi fanno ritenere di sì -, allora il commissariamento potrebbe diventare realtà. Sullo sfondo, l’ipotesi di una Pgmol italiana da tempo caldeggiata da Gabriele Gravina, come pure la serie di incontri con le componenti sulla riforma: si parte giovedì... difficile che non si parli di quanto accaduto ieri.

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Tempi durissimi per i fischietti italiani: il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato con 13 mesi di inibizione Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri. Due mesi a Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale. La sezione disciplinare del Tfn, presieduta da Carlo Sica, ha completamente sposato le richieste della Procura Figc, che aveva deferito Zappi per le presunte - e a questo punto accertate, almeno in primo grado - pressioni sugli ex designatori di Serie C e D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, affinché si dimettessero per fare spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi, come poi effettivamente avvenuto. ,La decisione è arrivata al termine di un’udienza concitata, abbandonata dai difensori di Zappi, gli avvocati Sergio Santoro (già presidente della Corte Federale d’Appello), Daniele Sterrantino e Matteo Sperduti, nel momento di passare al merito, dopo che tutte le numerose richieste procedurali - a eccezione di un breve rinvio, 45 minuti, concesso per acquisire i contratti di Ciampi e Pizzi - erano state respinte, compresa quella di riascoltare testimoni già sentiti.

Zappi, le parole dei legali

"Abbiamo richiesto il controesame dei testi della Procura, Ciampi e Pizzi, le cui dichiarazioni costituiscono l’asse portante dell’impianto accusatorio", hanno dichiarato i legali, la cui strategia è stata sin dall'inizio - e finora in maniera infruttuosa - quella di allungare i tempi. Dopo la notizia della condanna, hanno fatto riferimento a una "definitiva e inaccettabile compressione del diritto di difesa", preannunciando inoltre ricorso in appello. Quest’ultimo è un nodo fondamentale della questione, perché la sentenza, in base allo Statuto Figc e al regolamento Aia, comporterebbe la decadenza dal ruolo di presidente una volta superati i 12 mesi di inibizione - e Zappi peraltro ne aveva già accumulati 10 in passato -, ma solo dopo che la vicenda passerà in giudicato, cioè avrà esaurito i gradi processuali. Bisognerà aspettare: "È un processo che mina i diritti e l'autonomia dell'associazione, contrapponendoli ad interessi di singoli associati - ha detto il presidente -. Ho sempre operato nel rispetto delle regole. È mio dovere difendere fino alla fine l'associazione, gli associati che mi hanno democraticamente eletto, ma soprattutto l'integrità e l'indipendenza degli arbitri".

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