Ha un leggendario passato, ma Inter-Juve questa volta è il Derby del Futuro. Lasciate stare la storia e le storie, questa sera le due squadre più amate e odiate d’Italia guardano avanti. Sì, è un momento cruciale per l’attuale stagione di entrambe le squadre ma, anche la rincorsa per il domani inizi proprio oggi. La Juventus vuole rovesciare i rapporti di forza che l’hanno vista inferiore all’Inter nell’ultimo quinquennio (al di là dei risultati delle singole sfide). E, ora come mai nel recente passato, sente di aver trovato in Spalletti l’uomo giusto per rilancio e ribaltone. L’Inter ha puntato su Chivu perché profuma di ciclo: allenatore giovane, con un glorioso passato nel club, brillante e pronto a crescere. L’Inter di quest’anno è la risposta di Marotta a chi intravvede bagliori di tramonto del periodo d’oro nerazzurro, ma non può sbagliare. La partita di oggi non comprometterà né edificherà il futuro dell’una e dell’altra squadra, ma resta un bivio importante. Una serata spartiacque di quelle che piacciono molto ai narratori che, a posteriori, vi trovano il punto esatto in cui la storia ha iniziato a girare in un altro modo (tipo: «Quella sera a San Siro...»).
Anche questione di mercato
Una vittoria, infatti, lancerebbe l’Inter verso lo scudetto (campionato ancora lungo, ma classifica già ampiamente orientata). Se, invece, vincesse la Juve, non solo stringerebbe con maggiore forza il quarto posto, ma accenderebbe il motore della convinzione in una squadra che deve acquisire autostima agonistica e maturità calcistica un pezzo per volta, sbagliando - inevitabilmente - ma seguendo con buon ritmo il percorso di Spalletti. E sarebbe più facile, per Lucio, chiedere un giocatore per la prossima stagione, vincendo partite chiave come quella di stasera. Intanto si gode Yildiz, il cui rinnovo è il primo, condiviso, pilastro della squadra della prossima stagione. Ora Comolli deve costruire intorno a lui con mattoni all’altezza. Ma non è solo una questione di mercato: battere l’Inter a San Siro avrebbe un impatto emotivo (positivo) molto forte per i giocatori e l’ambiente. Lo sa la società, lo sa Spalletti e lo sanno i giocatori, come si evince bene dalle parole di Locatelli (la cui conferenza ha rinfrescato l’aria di una comunicazione che, negli ultimi vent’anni, ha sovraesposto gli allenatori con qualche segnale di noia e insofferenza, anche fra chi ascolta).
