La scelta di Rocchi
A spiegare la decisione è stato l’avvocato Antonio D'Avirro, che ha diffuso una nota per chiarire le ragioni della scelta: "Quale difensore di Gianluca Rocchi, faccio presente di aver comunicato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano che giovedì 30 aprile p.v. Gianluca Rocchi non si presenterà per rendere l'interrogatorio - si legge nella nota -. Sottolineo che Rocchi voleva presentarsi per rendere l'interrogatorio, ma io sottoscritto ho deciso di rinunciare perché, allo stato, non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo".
Rocchi e la giustizia sportiva. Se Chinè chiama…
Diverso sarebbe il discorso in caso di convocazione di Giuseppe Chiné. La differenza sta tutto tra giustizia ordinaria e sportiva. Rocchi non si presenterà in Tribunale a Milano il 30 aprile, ma nell’ambito della giustizia sportiva la situazione cambia. Questo perché le norme federali impongono ai tesserati e a tutti coloro che svolgono ruoli in FIGC di rispondere alla chiamata della Procura Federale poiché la condotta omissiva sarebbe fonte autonoma di responsabilità disciplinare. Dall’aperture del fascicolo sportivo poi la Procura ha 60 giorni - prorogabili fino a 120 - per deferire gli indagati o disporre l’archiviazione del caso. Nella giustizia sportiva poi basta la responsabilità presunta per la condanna e l’articolo 6 del codice della FIGC prevede anche la responsabilità presunta a carico di società, oltre a quella diretta e oggettiva. Un terremoto quello che sta colpendo l’AIA e il calcio italiano che è soltanto all’inizio di un periodo in cui si cercherà di fare luce su quanto accaduto.