I nomi ci sono. Adesso ufficialmente: ieri mattina Giancarlo Abete e Giovanni Malagò, uno di persona e l’altro no, hanno depositato le proprie candidature alla presidenza Figc. Le elezioni si terranno il 22 giugno, i programmi saranno pubblici dopo la validazione: entro il 22 maggio, ma si farà prima, forse già domani. Dalla riforma dei campionati all’abrogazione del divieto di pubblicità del betting, pare si assomiglino parecchio. I problemi, in fin dei conti, sono noti. Malagò, nemmeno sfiorato da preoccupazioni circa la presunta ineleggibilità, è avanti e non di poco: conta, teoricamente, sul 54% dei voti delle componenti federali che l’hanno accreditato, cioè Serie A e B, Aic e Aiac. Calcolo da aggiornare, perché le leghe andranno al voto con l’organico della stagione 2026/27, ma non sono previsti ribaltoni.
Malagò, i voti
L’ex presidente Coni pesca poi voti sia nella Lnd presieduta da Abete, sia nell’unica componente che non si è esposta, la Lega Pro di Matteo Marani, in misura sufficiente da essere relativamente tranquillo sull’approdo in via Allegri. Ha mantenuto la parola, come ha fatto Abete, che ha già guidato la Figc in passato e ha ribadito di non condividere l’approccio di chi appoggia il suo avversario, specie la A e le componenti tecniche: “È stato innaturale individuare la persona senza discutere i contenuti. Ritiro in corso d’opera? Mi sono candidato per parlare di programmi, poi vedremo se ci sono punti di intesa. Il presidente Gravina ha evidenziato dei problemi: il rischio è di fermarsi a persone di qualità, mentre il sistema è ingessato e bisogna relazionarsi in maniera proficua con la politica”.