Gettoni gara, compensi fissi e futuro del professionismo arbitrale
Sistema che per Serie A e B prevede rimborso spese, gettone gara e compenso fisso. Quest’ultima voce (nella colonna centrale della tabella indicata come contratto) varia in base a carriera e livello degli arbitri, al riguardo divisi in tre fasce: 30.000 euro con meno di 50 partite dirette (tra A e B); 60.000 euro con oltre 50 partite dirette; 90.000 euro per i direttori di gara internazionali ed ex internazionali. Rimanendo ai due arbitri citati, ad esempio, Guida ha un fisso da 90.000 euro e Fabbri da 60.000. L’altra ragione delle differenze di compensi tra un arbitro e un’altro è legata ai gettoni di presenza: e non solo al loro numero, ma anche alla loro tipologia. Il gettone per la singola partita varia infatti a seconda del ruolo: per l’arbitro è di 4000 euro; per gli assistenti di 1400; per il Var di 1700; per l’assistente Var di 800; per il quarto ufficiale di 500. Quest’ultima parte del sistema di retribuzione avrebbe dovuto essere cancellata dalla riforma Gravina a favore di stipendi fissi, slegati dal numero di partite diretto, nell’ottica di togliere pressione agli arbitri. Quali che siano i termini della riforma che sarà varata da Malagò o da Abete, l’introduzione del professionismo anche nel mondo arbitrale appare come un elemento ormai necessario (in Premier c’è dal 2001) in un mondo di professionalità sempre più esasperata. Che poi migliori gli arbitri è da vedere (ma di sicuro male non farebbe), che eviti le polemiche post partita da escludere.


