“Spalletti genio, con lui sarei finito altrove. Io vicino alla Juve, Yildiz-Orsolini…”

L'intervista esclusiva ad Alessandro Diamanti prima del big match tra il Bologna e i bianconeri: "Quando segnai con quel gol alla Quaresma..."
“Spalletti genio, con lui sarei finito altrove. Io vicino alla Juve, Yildiz-Orsolini…”© Getty Images

Alessandro Diamanti, come sta? "Bene, anche se è un periodo che richiede un po’ di sacrifici: sto facendo avanti e indietro dal’Australia per seguire il corso Uefa Pro per diventare allenatore professionista".

Qualche mese fa, le lacrime per il suo primo titolo da allenatore con le giovanili del Melbourne. Se guarda avanti di 20 anni, che tecnico spera di diventare? "Ero fantasista in campo, conto di poterlo essere anche in panchina. Quando ho intrapreso questo percorso nessuno è rimasto sorpreso. I miei compagni si lamentavano scherzosamente perché davo continuamente indicazioni. “Alino, ma quand’è che la smetti di allenarci?!”. Gli rompevo le scatole. Dopo il ritiro, ho avuto subito la possibilità di gestire delle prime squadre, ma ho preferito incominciare dalle Under 23. C’era da capire se fossi portato per una carica del genere, se mi piaceva… Una scelta che, a posteriori, rifarei perché questi tre anni si sono rivelati fondamentali per la mia crescita: ho capito chi voglio diventare. Ad oggi mi limito a definirmi un tecnico curioso, in evoluzione, che rivendica principi non negoziabili".

Guardiola e il City Group

Quali sono? "I ragazzi devono dimostrarmi il giusto atteggiamento e una passione smisurata per questo sport. Gli aspetti tecnico-tattici vengono dopo".

In passato ha detto di non ispirarsi a un tecnico in particolare, ma di aver assorbito un po’ da tutti, a cominciare da Bisoli, Prandelli e Lippi… Oggi ce n’è uno che la intriga più degli altri e che magari studia? "Ho avuto la fortuna di crescere in una galassia ambiziosa come quella del City Group, quinti direi Guardiola. Hanno una filosofia ganza, belle idee, che però - ripeto - non posso prescindere dai valori con cui sono cresciuti i calciatori della mia generazione. Purtroppo oggi nessuno le insegna più queste cose".

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"Con Spalletti sarei arrivato altrove"

Tra i suoi amici di sempre c’è Fabio Galante, il fratellino “acquisito” di Luciano Spalletti. In carriera vi siete solo sfiorati. Che rapporto ha con il tecnico bianconero? "Lo conosco bene, abbiamo chiacchierato spesso di calcio. C’è grandissima stima reciproca. Parliamoci chiaro: Lucio è un genio. Ha portato idee nuove in ognuna delle sue esperienze".

Poi con i fantasisti come lei Spalletti ci ha sempre saputo fare. Le sarebbe piaciuto averlo come allenatore? "Beh, direi proprio di sì. Se mi avesse allenato lui probabilmente sarei andato a giocare in club più forti e ambiziosi".

La Juve - in un modo o nell’altro - ha segnato il suo destino: con quel gol rifilato ai bianconeri con la maglia del Brescia si è guadagnato la stima di Prandelli (presente sugli spalti) e la prima chiamata in azzurro… "Ricordo bene quella serata: abbiamo dominato per gran parte del match, prima del gol di Quagliarella. Tre minuti dopo l’ho pareggiata con quel tiro di esterno “alla Quaresma”. Meritavamo la vittoria, ma contro grandi squadre come la Juve se non la chiudi subito poi sono dolori".

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"Italia, abbiamo le carte per andare al Mondiale"

Ma è vero che è stato vicino al passaggio in bianconero? "Sì, ci fu qualche contatto dopo l’Europeo del 2012, quando ero al Bologna, ma alla fine non se ne fece nulla".

A proposito dell’Italia: ha sentito Gattuso di recente? "No, ma penso stia facendo un grandissimo lavoro. Abbiamo tutte le carte in regola per andare ai mondiali. Sta a noi. Ho un figlio di 12 anni che non ha mai visto gli azzurri giocarsi la Coppa del mondo. Sarebbe un disastro saltarne un altro… Un danno per gli italiani e, in generale, per il calcio".

Perché il nostro sistema fatica a produrre talenti? Colpa di quei tecnici che nelle giovanili speculano sul risultato anziché sforzarsi di far crescere tecnicamente i giocatori? "Questa è la cultura italiana: è sempre stata così e non cambierà mai. Facevamo questi discorsi già una quindicina di anni fa, e fra altri quindici saremo sempre allo stesso punto. Poi a me non piace parlarne o lamentarmi come fa la maggior parte della gente. Andrebbero trovate soluzioni".

Dove abbiamo visto il miglior Diamanti? "A Livorno, la piazza del mio esordio in Serie A e dei primi traguardi importanti, e Bologna. Lì mi sono conquistato l’azzurro. Una piazza a cui resterò sempre legato, il mio grande amore. È rimasta un po’ di amarezza per come è finita, ma il calcio - si sa - è imprevedibile".

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"Yildiz e Orsolini non sono due fantasisti"

Oggi il delicato scontro diretto per la Champions tra Bologna e Juventus e tra due fantasisti brillanti come Orsolini e Yildiz. Quale le piace di più? "Sarò allo stadio a gustarmi questa bellissima sfida nella sfida, ma ci tengo a sottolineare che Orso non è un fantasista, e forse nemmeno Yildiz. Dipende poi dalla concezione che uno ha del numero dieci: per me è il rifinitore, quello che calcia le punizioni e che lavora per far segnare gli altri attaccanti. Parliamo comunque di due giocatori fortissimi che mi piacciono molto: Yildiz è più tecnico e ha dalla sua l’eta. Orsolini è più potente, ha un tiro micidiale, ed è - forse - più attaccante del turco. È l’idolo di Bologna, sta facendo benissimo. Sono diversi, infatti potrebbero giocare benissimo nello stesso 11 titolare".

Con quale dei due le sarebbe piaciuto condividere il campo? O meglio: con chi non si sarebbe pestato i piedi? "I giocatori forti non si pestano mai i piedi: si capiscono al volo e trovano sempre il modo per aiutarsi a vicenda».

Insomma, come finisce stasera? "Non ho mai fatto pronostici e non intendo iniziare ora (ride ndr.)".

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Alessandro Diamanti, come sta? "Bene, anche se è un periodo che richiede un po’ di sacrifici: sto facendo avanti e indietro dal’Australia per seguire il corso Uefa Pro per diventare allenatore professionista".

Qualche mese fa, le lacrime per il suo primo titolo da allenatore con le giovanili del Melbourne. Se guarda avanti di 20 anni, che tecnico spera di diventare? "Ero fantasista in campo, conto di poterlo essere anche in panchina. Quando ho intrapreso questo percorso nessuno è rimasto sorpreso. I miei compagni si lamentavano scherzosamente perché davo continuamente indicazioni. “Alino, ma quand’è che la smetti di allenarci?!”. Gli rompevo le scatole. Dopo il ritiro, ho avuto subito la possibilità di gestire delle prime squadre, ma ho preferito incominciare dalle Under 23. C’era da capire se fossi portato per una carica del genere, se mi piaceva… Una scelta che, a posteriori, rifarei perché questi tre anni si sono rivelati fondamentali per la mia crescita: ho capito chi voglio diventare. Ad oggi mi limito a definirmi un tecnico curioso, in evoluzione, che rivendica principi non negoziabili".

Guardiola e il City Group

Quali sono? "I ragazzi devono dimostrarmi il giusto atteggiamento e una passione smisurata per questo sport. Gli aspetti tecnico-tattici vengono dopo".

In passato ha detto di non ispirarsi a un tecnico in particolare, ma di aver assorbito un po’ da tutti, a cominciare da Bisoli, Prandelli e Lippi… Oggi ce n’è uno che la intriga più degli altri e che magari studia? "Ho avuto la fortuna di crescere in una galassia ambiziosa come quella del City Group, quinti direi Guardiola. Hanno una filosofia ganza, belle idee, che però - ripeto - non posso prescindere dai valori con cui sono cresciuti i calciatori della mia generazione. Purtroppo oggi nessuno le insegna più queste cose".

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