Cessione Inter: Ranadivé e il codice Da Vinci

Il magnate, possibile acquirente, si ispira alla figura del geniale Leonardo: partito dall’India con 50 dollari in tasca, ha sfondato nella Nba e a Wall Street. Marotta: "Zhang sa cosa fare per garantire ai tifosi presente e futuro"
Cessione Inter: Ranadivé e il codice Da Vinci© Lapresse / ZUMAPRESS

MILANO - Imprenditore di successo. Brillante filantropo. Magnate che avrebbe fortemente voluto cenare con Leonardo da Vinci. Vivek Ranadivé, come il genio del Rinascimento italiano, è oggi riconosciuto da tutti per creatività e idee innovative. Per lui la massima soddisfazione nella propria esistenza è quella di «migliorare la vita delle persone». Un mantra che lo ha fatto arrivare lontanissimo. Un’altra similitudine tra Ranadivé e Leonardo è che pure il 64enne milionario - interessato all’acquisto dell’Inter - ha costruito la propria fortuna col duro lavoro e con l’abnegazione allo studio.

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Cresciuto in India (i suoi zii, Balkrishna Trimbak Ranadive e Ahilya Rangnekar, erano due leader comunisti), la leggenda narra che abbia lasciato il Paese natio pove rissimo, con soli 50 dollari in tasca. Difficoltà che non hanno fermato la sua ascesa, con la realizzazione meritata e fortemente voluta negli Stati Uniti. Formatosi a Cambridge, dopo aver conseguito la laurea e il master in ingegneria elettronica al MIT, non ancora soddisfatto del livello di istruzione ricevuto (per una sete di sapere che rimanda ancora una volta a Leonardo) ha completato le sue conoscenze ad Harvard.

Dalla bravura sui banchi di scuola a quella nel mondo del lavoro, il passo è brevissimo: Ranadivé fonda una società di consulenza, la UNIX e si distingue successivamente con risultati strabilianti nel settore della tecnologia, gestendo due colossi come Teknekron e TIBCO, altra azienda creata da lui, che attraverso il proprio software di fatto alimentava la maggior parte delle agenzie governative di tutto il mondo. Le sue doti e il saper capire quando (e dove) intervenire, gli valgono anche l’appellativo di «Mr. Real Time» per la digitalizzazione di Wall Street e l’abilità nel saper trovare la soluzione perfetta ai problemi nel momento più appropriato (che fondamentalmente era quello che faceva Leonardo secoli fa).

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Il suo legame con lo sport nasce per amore della figlia che praticava il basket alle medie: per non deludere la ragazzina Ranadivé era addirittura diventato coach della squadra locale. Un compito che precede quello del 2010 quando è co-proprietario dei Golden State Warriors in NBA. Nel 2013 vende le sue quote e investe oltre un miliardo di euro per divenire azionista di maggioranza dei Sacramento Kings. Negli scorsi mesi si era parlato di un suo (presunto) interessamento per l’acquisizione del Chelsea e successivamente della volontà di supportare Red Bird per il rilancio del Milan. Nulla è andato in porto, con l’affare Inter che quindi potrebbe essere l’occasione da sfruttare, per una nuova ed entusiasmante sfida da affrontare. La richiesta di Zhang, che valuta il club 1,2 miliardi di euro, viene considerata eccessiva, ma c’è tutto il tempo per trattare e trovare eventualmente una quadra che soddisfi tutte le parti in causa. Intanto l’ad nerazzurro Beppe Marotta, stuzzicato sull’argomento nel pre partita di ieri, non si è voluto esporre più di tanto: "Queste notizie sono ormai due anni che circolano. Posso solo dire che la famiglia Zhang ama l’Inter e ha rispetto dei tifosi, sa cosa deve fare per garantire presente e futuro. L’area tecnica di cui sono responsabile deve essere esente da queste considerazioni perché tutto è sempre garantito nel migliore dei modi. Oggi le risposte le aspettiamo dalla squadra, non certo dalla proprietà. Sono cose che sono sopra la mia testa, non entro nel merito di quelle che sono le strategie della proprietà. Posso che il futuro è garantito e che la famiglia Zhang non verrebbe mai meno a questo tipo di impegno".

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