Questa decisione permetterebbe a Suning di tenersi l’Inter però metterebbe legacci ancora più pesanti alla capacità di investire per rinforzare la squadra anche perché, parallelamente, dovrebbe essere portato avanti il progetto stadio, fondamentale per aumentare i fatturati e pure per ottenere un valore decisamente più alto in caso di cessione.
Per rendere l’idea, va ricordato come l’Inter già da anni si tenga in vita autofinanziandosi: la finale di Champions è servita a vendere il solo Onana in luglio, in caso contrario, il portiere sarebbe stato venduto entro il 30 giugno più un altro big una volta chiuso il bilancio precedente. Operazioni fondamentali, va precisato, non per finanziare il mercato, bensì per garantire liquidità a Suning.
Passivo di 80 milioni
Che il club sia ormai in una spirale da cui è difficile uscire è dimostrato anche dalle stime riguardanti il bilancio chiuso al 30 giugno che verrà ratificato dall’assemblea dei soci di fine ottobre. L’imprevista cavalcata in Champions fino alla finale ha portato a dimezzare il rosso, ma sui conti del club pesano i 50 milioni di interessi per finanziamenti e bond. Il passivo quindi si attesterà sugli 80 milioni (erano 140 nel 2021-22), miglioramento quasi totalmente dovuto agli straordinari risultati ottenuti dalla squadra (diritti tv, ricavi da stadio e premi Uefa), un evento inimmaginabile - il fatto di essere arrivati fino alla finale di Champions - su cui (ovviamente) risulta difficile fare affidamento nelle stime dei conti futuri.
