“Vi racconto Mkhi": i ricordi e i sogni di un nerazzurro speciale

Le confessioni di Mkhitaryan in esclusiva a Dazn: i bilanci, le ambizioni, i progetti del centrocampista armeno. E sul suo futuro...

Si chiama “Vi racconto Mkhi” ed è un racconto esclusivo già disponibile su Dazn. Di cosa si tratta? È l’intervista al centrocampista armeno Henrikh Mkhitaryan, che ha trovato nell’Inter la sua nuova casa calcistica. Le parole dell'ex giallorosso anticipano una delle partite più attese di questo campionato: la grande sfida tra Roma e Inter di sabato 18 ottobre alle 20.45, visibile su Dazn. Un appuntamento speciale che riporta Mkhitaryan tra l’eco dei tifosi di uno stadio che lo ha visto protagonista più volte in passato: l’Olimpico di Roma. Nel corso dell’intervista, Mkhitaryan sfoglia il suo “libro” dei ricordi, offrendo un’occasione unica per viaggiare tra le pagine della sua vita sportiva e privata. Un viaggio che tocca le sue esperienze con José Mourinho e la sorprendente impronta di Cristian Chivu, la sua vita calcistica italiana tra Roma e Milano, la stima per un giovane talento come Pio Esposito e l’idolo d’infanzia Youri Djorkaeff, fino ai trionfi, ai rimpianti e ad un futuro ancora da scrivere. Ad accompagnare gli appassionati verso Roma-Inter saranno le voci di Pierluigi Pardo, Andrea Stramaccioni, accompagnati da Federica Zille a bordocampo. Una serata ricca di emozioni e che troverà ulteriore profondità grazie alle analisi coinvolgenti di Vamos! – Il Sabato della Serie A, lo show del sabato pomeriggio condotto da Marco Russo e Barbara Cirillo, insieme al Profeta “Hernanes”, Emanuele Giaccherini e ManuAle del Calcio.

Dai tecnici a Pio, da Djorkaeff a Lautaro...

Tra i tanti argomenti, Mikhitaryan parla dell’impronta lasciata, da Mourinho fino a Chivu: «Ci sono dei punti di contatto, sia nel modo di parlare sia nel modo di guidare la squadra. I suoi allenamenti sono molto divertenti, Chivu è molto attento ai piccoli dettagli, che sono quelli che possono fare la differenza durante una partita». Sul clima a Roma e Milano: «Si sta bene in tutte e due le città, anche se il calcio viene vissuto in maniera diversa. A Roma sono più emozionali, a Milano più sereni. Nella capitale ho vissuto tre anni bellissimi, proprio come qui in Lombardia. Sono felice di aver scelto di venire a giocare in Italia». Sul paragone tra Dzeko e Pio Esposito: «Pio è un grande talento, ma non voglio che la gente lo metta sotto pressione. È ancora molto giovane, arriverà il suo momento, le cose non vanno forzate. Sono due attaccanti diversi, anche se entrambi fanno valere il loro grande fisico in area. Di sicuro, Edin ha fatto una grande carriera e spero che Esposito possa percorrere la stessa strada». Sul suo idolo, Youri Djorkaeff: «Quando la nazionale francese è venuta in Armenia, ho avuto la possibilità di scattare una foto con lui. Quella rovesciata (Inter-Roma del 1996-97, ndr) l’ho vista tantissime volte, mia nonna mi regalò una videocassetta con i 500 gol più belli della Serie A. Era già un idolo prima per me, ma quella è una rete che mi ha sempre fatto impazzire». Su Lautaro: «Con il lavoro e la determinazione mostra ogni giorno cosa significa per questa Inter. Basta vedere il modo in cui si allena ogni giorno per capire che è un campione».

Smetterà? Non è detto...

Ancora Mkhitaryan, sullo scudetto della seconda stella: «È stato un momento molto speciale per me perché è stato il primo campionato vinto all’estero. Ho vinto coppe europee, coppe nazionali, supercoppe. È un ricordo indimenticabile, anche perché è arrivato in maniera unica. Già da febbraio facevamo i conti per capire se avremmo potuto vincere lo scudetto nel derby. Aspettavamo e sognavamo quell’opportunità, l’abbiamo sfruttata». Sulle finali di Champions League, perse a Monaco e Istanbul: «Da una parte, non è dato a tutti di arrivare in finale di Champions per due volte. Dall’altra non siamo orgogliosi di averle perse, quelle due partite. Però se siamo arrivati per due volte così in alto, vuol dire che siamo stati una squadra così forte da lottare fino all’ultimo atto per i sogni che avevamo». Capitolo scudetto: «Abbiamo un po’ più di rabbia e cattiveria. In tre settimane potevamo vincere tre trofei, purtroppo non ci siamo riusciti. Però dobbiamo essere consapevoli del percorso che abbiamo fatto. È facile criticarci dopo, però bisogna vedere cosa siamo riusciti a fare nel frattempo. Imparando dalla scorsa stagione, da quei momenti, possiamo fare bene in futuro». Infine, sulla frase detta («Dopo l’Inter, smetto») e sul futuro: «Sono troppo concentrato sulle partite che ancora mi aspettano. Posso dire che se verrà il tempo di dire addio al calcio, lo farò con grande orgoglio. Altrimenti, se mi daranno l’opportunità di continuare per uno o due anni, valuterò se fare anche quello».

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