Con le cene sarà anche in ritardo, Lautaro Martinez, ma con i gol è puntualissimo: a Pisa nono e decimo stagionali, 162° e 163° in nerazzurro, che lo portano oltre Sandro Mazzola, al quarto posto nella classifica dei goleador interisti di ogni tempo, dietro solo a Meazza (284), Altobelli (209) e Boninsegna (171). Il primo su assist di Pio Esposito: “Una cena per lui? Certo. I compagni scherzano e dicono che non offro mai, lo so... (ride, ndr). Stare insieme conta tanto, ora giochiamo ogni tre giorni ed è difficile, ma appena ci sarà tempo offrirò una grigliata per tutti”. È disteso, il postpartita nerazzurro, perché i due gol del Toro oltre che per statistiche e cene sono serviti soprattutto a riconquistare i tre punti dopo le sconfitte nel derby e in Champions con l’Atlético Madrid. E assieme alle sconfitte erano arrivate le critiche: “Sono abituato alle critiche – ha replicato Lautaro a fine gara, il sorriso messo da parte. Io lavoro per me stesso, per la squadra e per la mia famiglia. Lascio parlare chi è fuori. Sono contento perché abbiamo vinto dopo due ko. È da tanti anni che lottiamo per tutte le competizioni, la gente fuori può parlare ma noi pensiamo solo a portare l’Inter il più in alto possibile”.
"Non c'è nessun Grande Fratello"
E per molto tempo: “Spero che la mia storia qui duri tanto, ho ancora tanti anni di contratto e la gente mi vuole bene”. E gliene vuole Cristian Chivu, che spazza le polemiche dopo la sostituzione di Madrid, già peraltro cancellate da un abbraccio sul campo dopo il gol: “Ma io lo abbraccio ogni mattina, peccato non ci sia una telecamera in giro. Non c’è il Big Brother che ci registra. Serve mantenere equilibrio da parte di tutti. Lautaro è uno degli attaccanti più forti in circolazione e tutte le squadre lo vorrebbero. Ed è un vincente. Perché è un ragazzo che dà l’anima, mette il cuore, vuole vincere: questo è lui, è il nostro capitano. E problemi non ce ne sono mai stati. Ci sono le voci che lo mettono in discussione, ma noi non lo mettiamo in discussione perché sappiamo quanto sia importante”. Così importante che, aveva rivelato il tecnico prima del match, “prima del derby aveva avuto un paio di giorni di febbre, ho sbagliato io a non dirlo”. Fiero del suo capitano, Chivu, ma certo non meno fiero della sua squadra, capace di scrollarsi di dosso le due sconfitte consecutive e la tensione che non possono non generare attorno a una società del prestigio di quella nerazzurra.
Chivu e l'abbraccio dei tifosi
“Sappiamo quale croce si porta questa squadra. Sappiamo che vincere 5-0 è la normalità, che dopo un 4-1 si parla del gol subito, che il 2-1 è fortuna e quando si perde è un disastro. Ci prendiamo questa responsabilità per quanto riguarda il nostro percorso, le nostre ambizioni e la passione dei tifosi. Oggi non era facile perché il Pisa aveva fatto sei risultati utili consecutivi e non prendeva gol in casa da settembre, mentre noi ci portavamo dietro un po’ di amarezza per le ultime due partite. Ma abbiamo reagito alla grande, sapendo che ci sarebbero stati momenti difficili nella partita e gestendoli bene. Ci prendiamo questa vittoria che per noi era la cosa più importante”. Importante è stato anche il coro che la curva dei tifosi nerazzurri gli ha dedicato: “Io so chi sono, so quello che posso dare. Metto impegno e passione per questo mestiere, per una società importante come l’Inter. Qualcosa ho fatto per questa società ed esserne l’allenatore mi lusinga. Sono consapevole delle responsabilità verso la società, i tifosi e non ultimi questi ragazzi meravigliosi che danno tutto per onorare i colori nerazzurri”.
