Alessandro Bastoni spazia dal club, alla Nazionale. Un tutto tondo con qualche rivelazione. Il difensore dell’Inter e della nazionale al canale YouTube di Rivista Undici ha parlato di vari aspetti della sua carriera. Ha anche analizzato il cambiamento nel suo modo di giocare: “La propensione offensiva del difensore è una cosa che da un po' di anni stanno cercando tante squadre. Non sempre viene come si vuole. Io ammiro molto Gvardiol, poi c c'è Calafiori che lo sta facendo molto bene all'Arsenal partendo da quarto. Il difensore ora è anche quello che deve creare qualcosa in più. Non bado alle valutazioni, sono titoli e cose che fanno piacere, ma un giorno sei il più forte e l'altro il più scarso. C'è da tenere equilibrio e dimostrare che hai quel valore, ma non è una cosa che mi sposta”. Poi Bastoni sposta l’attenzione sulla Nazionale: "Non veniamo da un periodo facile, non abbiamo fatto un buon Europeo. La differenza di giocare tra club e Nazionale è tanta perché, in quest’ultima c’è meno sintonia ed è normale, ma la cosa più importante è il senso di appartenenza: abbiamo una grande tradizione e va rispettata. Gattuso ha insistito più su queste cose che sull'aspetto tattico. È uno molto diretto, ti dice le cose come stanno ed è quello di cui avevamo bisogno. All’Inter quando sono arrivato avevo 20 anni e non potevo avere la leadership di oggi. All’inizio era un sogno solo vestire i pantaloncini di allenamento e vedere lo stemma, oggi invece devo essere io quello che per me hanno rappresentato i vari Handanovic, D'Ambrosio e Ranocchia: sono io a dover trasmettere l'attaccamento alla maglia e quello che significa l'Inter a Milano e in Italia".
"Mental coach? No, mi bastano mia moglie e mia figlia"
Poi su Pio Esposito: “Lui è un ragazzo strepitoso nonostante abbia solo 20 anni. Si è trovato catapultato in un mondo dove tra social e televisioni è facile perdere la testa. Lui è super tranquillo, noi cerchiamo di dargli una mano ma per il momento non ce n'è stato il bisogno. Bisogna lasciarlo tranquillo e arriverà il suo momento. Lautaro parla, io e Barella pure parliamo molto. Lui è il nostro capitano e il nostro leader, ma è molto bravo a farsi aiutare quando c'è bisogno”. Il suo modello è Sergio Ramos: “Da lui non ho preso le entrate, ho preso lo stile di gioco e la tecnica che ha perché è di un livello eccezionale. Beh Yamal l'anno scorso al 118' l'ho tirato giù di forza perché dopo 180' tra andata e ritorno è stato pesante da marcare. Quando ci vuole, ci vuole. La mia fortuna, che penso sia anche una dote, è di essere sempre pronto nelle occasioni in generale. Non ho mai sentito la pressione ma ho sempre affrontato tutto con la gioia di fare le cose che mi piacciono ed è quello che mi manda avanti nonostante tutte le partite. È quello che manda avanti un giocatore. Mental coach? No, mi bastano mia moglie e mia figlia che mi danno la giusta leggerezza di cui ho bisogno".