“Bastoni? Ricordo Roberto Carlos. Muharemovic non guasta. L’Inter merita di vincere qualcosa”

L’intervista al doppio ex granata e nerazzurro Fabio Galante: “In campionato i ragazzi di Baroni hanno reso meno di quanto avrebbero potuto”

MILANO - Stasera Inter-Torino di Coppa Italia vale la semifinale. Abbiamo giocato la partita con un doppio ex, Fabio Galante.

Che tipo di gara pensa potremo vedere? «Siamo ai quarti, chi vince raggiunge le semifinali, è vero che ci sarà qualche rotazione, ma le due squadre scenderanno in campo per andare avanti, non ho dubbi». Partiamo dal Torino. Si aspettava di più da questa stagione? «Non mi era dispiaciuto il mercato estivo. Credo che il Torino abbia 5-6 punti meno rispetto a quello che avrebbe potuto ottenere in campionato, questi avrebbero reso diversi i commenti o il giudizio della squadra e di Baroni. Con l'arrivo di Petrachi, che conosco, so essere un ottimo ds e che ha già lavorato con Cairo, si è in buone mani sulla parte tecnica». Perché il Torino non è riuscito negli anni a fare quello step in avanti in cui si sono distinte squadre meno blasonate? «Se Cairo lo sapesse, sarebbe il primo a usare questa formula per alzare l'asticella. Penso che il presidente voglia fare sempre un buon lavoro, nella sua testa vuole fare le cose bene e migliorare. Non è nemmeno detto che spendendo tantissimo come altre realtà, si riesca con certezza ad arrivare in alto. Metto la mano sul fuoco sulla passione di Cario e sulla voglia che ci mette ogni anno, poi ogni stagione è diversa». Cosa pensa del mercato invernale del Torino? «Non ha fatto stravolgimenti, hanno puntellato la rosa probabilmente anche per portare maggiore serenità. Marianucci potrà essere titolare». Cosa pensa della cessione di Asllani? «Parliamo di un ragazzo che quando era stato impiegato all'Inter aveva fatto sempre la sua figura, pur giocando poco, con grande professionalità e impegno. Torino poteva essere una realtà dove poteva far vedere il suo valore per ambiente, squadra e anche il pubblico bello. Sarebbe potuto veramente diventare un protagonista in granata». 

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Chivu e la difesa Inter

Passiamo all'Inter, Chivu l’ha sorpresa? «No, abbiamo svolto insieme il corso di allenatori e già lì avevo visto che gli piaceva il mestiere di allenatore: ha grande passione, voglia, curiosità. È arrivato dopo un'annata non facile, con l’Inter che non aveva vinto nulla e dopo una sconfitta che tutti si ricordano (nella finale di Champions, ndr). Chivu si è proposto con intelligenza, non ha stravolto nulla del modulo, ha portato concetti, la sua idea di gioco e sta utilizzando molto bene la rosa a livello di rotazione. La sua bravura è di coinvolgere tutti, utilizzando i giocatori nel momento e al posto giusto. Si capisce sia stimato e che i suoi ragazzi gli vogliano bene. Oggigiorno poi misuri pure lo spessore dell’allenatore nella comunicazione e Chivu per quello che sta facendo è completo, sia a livello tecnico di campo, che livello gestionale, ma anche nella comunicazione mi sta piacendo tantissimo». L'Inter di Chivu deve provare a vincere tutto? «Quando sei in campo cerchi di vincerle tutte. Ecco perché stasera non diranno mai: “Lasciamo la Coppa Italia, così mi dedico alla Champions e al campionato”. C’è sempre la speranza di arrivare in fondo in tutte le competizioni, poi può capitare di non vincere nulla, ma se arrivi sempre in fondo, alla fine qualcosa la porti a casa. Per me squadra, gruppo, giocatori e lo staff nerazzurro meritano di vincere qualcosa». Dovrebbero essere gli ultimi mesi all’Inter di De Vrij e Acerbi. «Io sono innamorato dei difensori nerazzurri. De Vrij si fa sempre trovare pronto, idem Acerbi. Sono quei giocatori che portano al gruppo quella sicurezza, quell'esperienza che in certi tipi di partite e competizioni serve. Non me ne priverei mai: aiutano l’allenatore, poi è chiaro che c'è l'età, bisogna vedere le condizioni e tante cose».

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Da Muharemovic a Pio Esposito

Le piace Akanji?«Un difensore completo e moderno, che può giocare in tutti i ruoli della difesa a tre, ha fisico, è veloce e tecnico». Alcuni criticano Bastoni perché non saprebbe difendere bene. «Alessandro possiede un sinistro bellissimo, delle volte quando fa i cross mi sembra un terzino più che un centrale. Le critiche mi ricordano un po’ quello che si diceva di Roberto Carlos… Bastoni nella mia squadra ideale gioca sempre, è fortissimo, se poi in fase offensiva è da 10 e in quella difensiva da 9 e mezzo, va bene uguale». Muharemovic è pronto per l’Inter? «Sicuramente è un profilo che ci può stare, poi messo insieme agli altri difensori dell’Inter non potrà che migliorare. Se Ausilio e Baccin lo seguono e dovesse essere fatta un’offerta per lui, sarebbe perché lo riterrebbero pronto. In più ha già esperienza in Italia, che non guasta». Quanto sarebbe stato difficile per lei marcare Pio Esposito? «Sono contento che finalmente in Italia ci sia un attaccante con qualità importanti, fisiche e tecniche. E sono sicuro che potrà essere sicuramente importante anche per l’Italia. Quante “pedate” gli avrei tirato nel marcarlo? Poche. È un bravo ragazzo, poi non avrei mai fatto battaglia con lui perché lo avrei marcato giocando d’anticipo e soprattutto senza dargli l’appoggio».  

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MILANO - Stasera Inter-Torino di Coppa Italia vale la semifinale. Abbiamo giocato la partita con un doppio ex, Fabio Galante.

Che tipo di gara pensa potremo vedere? «Siamo ai quarti, chi vince raggiunge le semifinali, è vero che ci sarà qualche rotazione, ma le due squadre scenderanno in campo per andare avanti, non ho dubbi». Partiamo dal Torino. Si aspettava di più da questa stagione? «Non mi era dispiaciuto il mercato estivo. Credo che il Torino abbia 5-6 punti meno rispetto a quello che avrebbe potuto ottenere in campionato, questi avrebbero reso diversi i commenti o il giudizio della squadra e di Baroni. Con l'arrivo di Petrachi, che conosco, so essere un ottimo ds e che ha già lavorato con Cairo, si è in buone mani sulla parte tecnica». Perché il Torino non è riuscito negli anni a fare quello step in avanti in cui si sono distinte squadre meno blasonate? «Se Cairo lo sapesse, sarebbe il primo a usare questa formula per alzare l'asticella. Penso che il presidente voglia fare sempre un buon lavoro, nella sua testa vuole fare le cose bene e migliorare. Non è nemmeno detto che spendendo tantissimo come altre realtà, si riesca con certezza ad arrivare in alto. Metto la mano sul fuoco sulla passione di Cario e sulla voglia che ci mette ogni anno, poi ogni stagione è diversa». Cosa pensa del mercato invernale del Torino? «Non ha fatto stravolgimenti, hanno puntellato la rosa probabilmente anche per portare maggiore serenità. Marianucci potrà essere titolare». Cosa pensa della cessione di Asllani? «Parliamo di un ragazzo che quando era stato impiegato all'Inter aveva fatto sempre la sua figura, pur giocando poco, con grande professionalità e impegno. Torino poteva essere una realtà dove poteva far vedere il suo valore per ambiente, squadra e anche il pubblico bello. Sarebbe potuto veramente diventare un protagonista in granata». 

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