Inter, non sono ammessi cali di intensità: Chivu alza il livello e traccia la strategia

L'allenatore nerazzurro studia le mosse vincenti per arrivare fino in fondo a tutte le competizioni e ha in testa un piano ben definito

Più intensa, più verticale. Passano le gare e l’Inter sembra sempre più quella che Cristian Chivu ha in mente dal giorno uno. Il calendario metterà di fronte i nerazzurri a incroci d’alta quota in serie: la Juventus a ridosso dei playoff di Champions con il Bodo/Glimt, poi a marzo il derby vicinissimo alla semifinale di Coppa Italia e agli eventuali ottavi di finale europei. Uno scenario che non preoccupa Chivu, ieri tedoforo per le strade di Milano: «Siamo ambiziosi: non parlo di coppe, triplete, scudetti, Champions. Vogliamo essere competitivi senza ossessioni. Siamo l’Inter, siamo forti, vogliamo giocarcela su tutti i fronti. Poi si vedrà, servirà gestire le energie giocando ogni tre giorni». Una cadenza che, nella filosofia del romeno, non è una scusa per abbassare l’intensità, anzi. È un approccio che ha basi solide. Intanto, gli allenatori da cui Chivu è andato a scuola: cresciuto all'Ajax, in Italia è arrivato con Fabio Capello, per cui la palla doveva arrivare il prima possibile lì davanti. Poi ecco Luciano Spalletti, il tecnico che l'ha schierato più volte, un maestro per l’Italia nel gioco verticale. E lo stesso José Mourinho, magari senza lustrini, è pura alta tensione. C’è poi la gestione della rosa: il manifesto programmatico è Pio Esposito.

Inter tonica come mai

Ma, anche in Coppa Italia con il Torino, Chivu ha dimostrato che i giovani possono giocare e non sfigurare. In passato, difficilmente Kamate e Cocchi avrebbero trovato lo stesso spazio. Il risultato si è visto, e aiuta tutti: allunga la rosa, aumenta la concorrenza, porta forze fresche. Al contempo, l’Inter è tonica come non lo è mai stata: in questo caso l'esempio lampante è Dimarco, che sgasa per 90 minuti senza affanni. I cicli esistono in ogni stagione, ma finora la squadra non ha mai accusato cali di rendimento: c’entrerà anche il ritorno di Stefano Rapetti, preparatore atletico del Triplete che da giugno affianca Chivu per tenere al massimo i giri del motore. Infine, c’è una necessità, che l’Arsenal, l’avversaria europea dalla quale Chivu è rimasto più colpito, ha messo a nudo. Fuori dall’Italia, specie in Premier, le big vanno a velocità doppia, giocano ogni tre giorni, sfruttano tutto il parco giocatori. La squadra di Arteta a fine marzo si giocherà il primo obiettivo stagionale, la finale di Efl Cup con il Manchester City, raggiunta facendo ampio affidamento sulle seconde linee. Più costose, e quindi più forti, di quelle della Serie A, ma il punto è proprio questo: il gap economico non si può colmare.

Tenere la stessa intensità

Quantomeno non in tempi brevi, di sicuro non sta agli allenatori come Chivu. L’unico modo per avvicinarsi è tenere la stessa intensità, evitando di schiantarsi. L’Inter, negli ultimi anni, ci è riuscita costruendo un meraviglioso collettivo, ma non ampio, e un giocattolo dagli ingranaggi perfetti, ma non replicabile. Alla fine, a Monaco, la differenza si è vista e sentita. Alzare l’intensità è la ricetta di Chivu per avvicinare il traguardo. A partire dallo scudetto, che Marcus Thuram, che nell’intervista alla Cbs ha parlato anche del rapporto con il fratello, lo juventino Khephren («Ci sentiamo ogni giorno, quando ho provato a scherzare in campo non mi è andata benissimo»), ha definito qualcosa di enorme: "Non sarà semplice, le avversarie sono forti. Dobbiamo lavorare e imparare dai nostri errori".

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