Trent'anni di Rimanginter: da Calciopoli ai fischi a Bastoni, dalla gogna agli appelli

Il solito scranno morale di una purezza inesistente che ora si ritorce contro, come è capitato per tanto tempo e per tante volte

La questione relativa ai fischi ricevuti da Bastoni sui campi di Lecce e Como, con tanto di accorati appelli a interrompere la contestazione a seguito dell'en plein nella partita più seguita dell'anno (simulazione - richiesta cartellino - esultanza grossolana - silenzio assoluto per 48 ore - scuse mai fatte) ha rivelato ancora una volta il doppio pesismo con cui una parte rilevante di commentatori e tifosi, con o senza tesserino, si occupa delle vicende calcistiche. Premessa importante: non si tratta di avallare la criminalizzazione di gesti commessi in campo, gogne mediatiche, richieste di esclusione dalla nazionale e pene accessorie varie. Il tema è un altro: sostenere che i fischi indirizzati a un calciatore per i suoi precedenti sia un unicum dovuto alla spropositata pressione mediatica (!) è semplicemente falso. Sarebbe troppo facile ricordare le decine di migliaia di fischietti acquistati dalla tifoseria nerazzurra per fischiare in massa il ritorno a San Siro dei grandi ex Ronaldo e Lukaku - passato in pochi mesi fa da simbolo dei buoni a traditore senza morale -, e qualcuno potrebbe sostenere che in fondo fischiare i giocatori che avevi tanto amato sia pratica concessa ove non apprezzata. Che piaccia o meno, finché ci si limita ai fischi - e lungi dal giustificare chi va oltre - non è possibile impedirli: sono sempre esistiti e nessuno, fino a questi giorni, aveva mai fatto campagne per interromperli. Si potrebbe evitare di dire sciocchezze e alimentare gogne da parte delle istituzioni, quello sì, ma interrompere i fischi dei tifosi non si può.

La gogna vera è quella che mescola menzogne e episodi imparagonabili

Possiamo allora, tanto per restare all'eterna sfida dialettica tra interisti e juventini, parlare di gogna mediatica con riferimento a campioni come Juan Cuadrado, citato ancora qualche giorno fa dal presidente Marotta per un episodio del 2021 nonostante le immagini evidenzino il fallo di Perisic, al Pallone d'Oro Pavel Nedved e - udite udite - ad Alessandro Del Piero, esempio per decine di migliaia di ragazzi che si avvicinano al calcio e invece invocato dal sindaco di Milano Sala per le sue presunte "incredibili simulazioni" scovate nei video online dall'implacabile primo cittadino e sistemato con classe da numero 10 nella risposta a Sky. Eccola, la gogna: citare, spesso a sproposito e in modo confuso, episodi di diversi anni prima di campioni straordinari, per fare in modo di appiccicare etichette a vita, senza accorati appelli dei principali media a interrompere questa sgradevole e offensiva abitudine. Questo per parlare di campioni assoluti, talvolta addirittura simboli di correttezza e sportività come Del Piero, oggetto di offese al limite della diffamazione anche da parte di uomini delle istituzioni. Quando invece una simulazione in maglia bianconera avvenne davvero, con la meteora Krasic col Bologna, nonostante il serbo si fosse rialzato a testa bassa allontanandosi immediatamente dalla scena senza esultare con i compagni o mimare falli inventati, lì la gogna mediatica si scatenò sul serio. In programmi nazionali si sentirono frasi infelici come "pensavo fosse una persona seria e invece è solo serbo", i giornali lo bersagliarono, il giudice sportivo squalificò il giocatore per due giornate e i fischi dei tifosi rivali a ogni tocco di palla lo accompagnarono per diverse partite dopo, come in un Genoa-Juve del mese successivo, risolto anche con un suo gol. Anche lì, anche per il buon Milos, nessun appello dei quotidiani più letti d'Italia o indignazione per l'ondata che lo aveva sommerso.

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Da Calciopoli fino a Bastoni, è rimanginter

Del resto è ormai tradizione per l'ambiente Inter trovarsi nella paradossale situazione di dovere rispondere ad accuse identiche a quelle mosse per anni (solitamente proprio da quelle parti) nei confronti della Juventus, essendo costretto a cambiare idea a 360 gradi rispetto a 30 anni di complottismi, per difendere le proprie posizioni. Senza tornare alle telefonate di calciopoli sbucate anni dopo l'autodichiarazione di purezza (trasformata poi in "prescrizione", "la relazione Palazzi non conta niente", "i toni erano diversi" e compagnia), negli ultimi anni i nerazzurri hanno dovuto rimangiarsi tutta una serie di argomentazioni e comportamenti: dall'acquisizione in campo, in panchina e in dirigenza di una serie infinita di bianconeri precedentemente disprezzati dall'alto del solito scranno morale fino alla questione ultrà - criminalità organizzata, dalle questioni arbitrali (con tanto di statistiche sui cartellini non gradite) alla derubricazione degli scudetti in "scudettini" e così via fino alla più surreale, relativa all'avere frettolosamente e grassamente deriso le due finali Champions raggiunte dalla Juve con cori e slogan come "fino al confine", "in Europa non ci sono gli arbitri italiani", salvo doversi rifugiare qualche anno dopo nell'esaltazione dello stesso risultato, quando il raggiungimento della finale è diventato finalmente una grande impresa sportiva nonostante una batosta mai vista in precedenza in finale. 

Sul passato, purtroppo, non si può intervenire. Per il futuro, tuttavia, vale un suggerimento o quantomeno un auspicio: evitare di ergersi a sprezzanti giudici morali nei confronti di giocatori, allenatori e dirigenti protagonisti dei cicli vincenti altrui, di alimentare i veleni arbitrali per episodi di trent'anni prima e di sminuire ogni vittoria dei rivali, delegettimandola con testi complottistiche. Stai a vedere che, così facendo, nessuno sarà costretto a giravolte che portino gli storici grandi accusatori con la bava alla bocca di sempre a rincorrere e sostenere le tesi dei rivali sempre odiati, ma con qualche decennio di ritardo e un bel po' di imbarazzo e nervosismo in più.

 

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La questione relativa ai fischi ricevuti da Bastoni sui campi di Lecce e Como, con tanto di accorati appelli a interrompere la contestazione a seguito dell'en plein nella partita più seguita dell'anno (simulazione - richiesta cartellino - esultanza grossolana - silenzio assoluto per 48 ore - scuse mai fatte) ha rivelato ancora una volta il doppio pesismo con cui una parte rilevante di commentatori e tifosi, con o senza tesserino, si occupa delle vicende calcistiche. Premessa importante: non si tratta di avallare la criminalizzazione di gesti commessi in campo, gogne mediatiche, richieste di esclusione dalla nazionale e pene accessorie varie. Il tema è un altro: sostenere che i fischi indirizzati a un calciatore per i suoi precedenti sia un unicum dovuto alla spropositata pressione mediatica (!) è semplicemente falso. Sarebbe troppo facile ricordare le decine di migliaia di fischietti acquistati dalla tifoseria nerazzurra per fischiare in massa il ritorno a San Siro dei grandi ex Ronaldo e Lukaku - passato in pochi mesi fa da simbolo dei buoni a traditore senza morale -, e qualcuno potrebbe sostenere che in fondo fischiare i giocatori che avevi tanto amato sia pratica concessa ove non apprezzata. Che piaccia o meno, finché ci si limita ai fischi - e lungi dal giustificare chi va oltre - non è possibile impedirli: sono sempre esistiti e nessuno, fino a questi giorni, aveva mai fatto campagne per interromperli. Si potrebbe evitare di dire sciocchezze e alimentare gogne da parte delle istituzioni, quello sì, ma interrompere i fischi dei tifosi non si può.

La gogna vera è quella che mescola menzogne e episodi imparagonabili

Possiamo allora, tanto per restare all'eterna sfida dialettica tra interisti e juventini, parlare di gogna mediatica con riferimento a campioni come Juan Cuadrado, citato ancora qualche giorno fa dal presidente Marotta per un episodio del 2021 nonostante le immagini evidenzino il fallo di Perisic, al Pallone d'Oro Pavel Nedved e - udite udite - ad Alessandro Del Piero, esempio per decine di migliaia di ragazzi che si avvicinano al calcio e invece invocato dal sindaco di Milano Sala per le sue presunte "incredibili simulazioni" scovate nei video online dall'implacabile primo cittadino e sistemato con classe da numero 10 nella risposta a Sky. Eccola, la gogna: citare, spesso a sproposito e in modo confuso, episodi di diversi anni prima di campioni straordinari, per fare in modo di appiccicare etichette a vita, senza accorati appelli dei principali media a interrompere questa sgradevole e offensiva abitudine. Questo per parlare di campioni assoluti, talvolta addirittura simboli di correttezza e sportività come Del Piero, oggetto di offese al limite della diffamazione anche da parte di uomini delle istituzioni. Quando invece una simulazione in maglia bianconera avvenne davvero, con la meteora Krasic col Bologna, nonostante il serbo si fosse rialzato a testa bassa allontanandosi immediatamente dalla scena senza esultare con i compagni o mimare falli inventati, lì la gogna mediatica si scatenò sul serio. In programmi nazionali si sentirono frasi infelici come "pensavo fosse una persona seria e invece è solo serbo", i giornali lo bersagliarono, il giudice sportivo squalificò il giocatore per due giornate e i fischi dei tifosi rivali a ogni tocco di palla lo accompagnarono per diverse partite dopo, come in un Genoa-Juve del mese successivo, risolto anche con un suo gol. Anche lì, anche per il buon Milos, nessun appello dei quotidiani più letti d'Italia o indignazione per l'ondata che lo aveva sommerso.

 

 

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