La dottrina Marotta vacilla: Inter, dalla prossima stagione si cambia così

Sempre più stranieri pure in nerazzurro, crisi Nazionale: si sgretola l’ItalInter

L’Inter che verrà sarà molto meno italiana. Ai saluti ci sono Acerbi, Darmian e Frattesi (i primi due sono in scadenza di contratto, il centrocampista rivendica maggiore spazio), mentre Bastoni resta un punto interrogativo grande così alla luce del corteggiamento del Barcellona. Problema, anche in ottica Nazionale, è che tra i vari profili abbinati all’Inter non ce n’è uno italiano con l’aurea eccezione di Guglielmo Vicario che ha deciso di lasciare il Tottenham e si è promesso all’Inter: le parti convoleranno a nozze con tre anni di ritardo perché all’epoca dei fatti, a causa dell’impasse legata al trasferimento di Onana al Manchester United, gli Spurs riuscirono a bruciare i nerazzurri sul tempo acquistando il portiere dall’Empoli. Non è stato comunque un male perché l’Inter ritroverà un numero uno che ha maturato un’importante esperienza internazionale (con il punto esclamativo messo grazie all’Europa League vinta in finale sul Manchester United) e che è ancora nel pieno della carriera (compirà 30 anni a ottobre). In Nazionale il nome di Vicario è una costante tra i convocati, problema - come accaduto in passato a chi stava alle spalle di Zoff e Buffon - è che davanti a lui ha Gigio Donnarumma, un fuoriclasse nel ruolo, forse l’unico che possiede il nostro movimento calcistico.

 

 

Inter meno italiana

Il fatto che l’Inter che verrà sarà meno italiana fa un po’ venire meno il caposaldo marottiano circa la necessità di avere nel cuore dello spogliatoio uno “zoccolo duro” tricolore. Però, oltre ai vari Barella, Dimarco e Pio Esposito, l’Inter può pur sempre contare su Lautaro Martinez che non sarà italiano ma è pur sempre un formidabile collante per lo spogliatoio come ha dimostrato il suo straordinario impatto nella gara del ritorno in campo con la Roma. Certo, nel migliore dei mondi possibili, pure a Cristian Chivu farebbe comodo avere l’Acerbi dei tempi d’oro, il “centralone” chiesto espressamente da Simone Inzaghi su cui l’allenatore ha costruito le due campagne europee chiuse con le finali di Champions giocate contro City e Psg, senza dimenticare lo scudetto della seconda stella e le altre coppe vinte. Acerbi ha dimostrato il suo valore pure domenica con la Roma, ma purtroppo ha compiuto 38 anni il 10 febbraio ed è inevitabile guardare avanti. Ma attenzione: la last dance potrebbe regalargliela lo stesso Inzaghi che è in pressing per averlo con sé all’Al-Hilal.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Molto dipenderà dal futuro di Bastoni

In un calcio meno stressante Acerbi potrebbe allungarsi la carriera e magari rimpinguare - oltre al portafoglio - pure il numero di trofei da mettere sul caminetto. Molto nell’estate dell’Inter dipenderà dalle sorti di Bastoni: se il Barcellona dovesse presentarsi con un’offerta congrua (Ausilio ha posto l’asticella a 70 milioni, ma è facile pensare che la trattativa possa partire da 60 più bonus), sarebbe difficile per l’Inter dire no anche perché quei soldi sarebbero utilizzati per finanziare un mercato che si preannuncia importante, anche alla luce dei desiderata di Chivu che, senza Bastoni, vorrebbe tornare a difendere a quattro. Di certo obiettivo prioritario del club sarà portare alla Pinetina un grande centrocampista e il primo della lista resta sempre Manu Koné. Qui entrerebbe in scena Frattesi che ha sì qualche offerta in Premier ma difficilmente direbbe no a un suo ritorno alla Roma dalla porta principale. Comunque scontato, a prescindere dalla destinazione, il suo addio.

Ha collaborato Nicolò Schira

 

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L’Inter che verrà sarà molto meno italiana. Ai saluti ci sono Acerbi, Darmian e Frattesi (i primi due sono in scadenza di contratto, il centrocampista rivendica maggiore spazio), mentre Bastoni resta un punto interrogativo grande così alla luce del corteggiamento del Barcellona. Problema, anche in ottica Nazionale, è che tra i vari profili abbinati all’Inter non ce n’è uno italiano con l’aurea eccezione di Guglielmo Vicario che ha deciso di lasciare il Tottenham e si è promesso all’Inter: le parti convoleranno a nozze con tre anni di ritardo perché all’epoca dei fatti, a causa dell’impasse legata al trasferimento di Onana al Manchester United, gli Spurs riuscirono a bruciare i nerazzurri sul tempo acquistando il portiere dall’Empoli. Non è stato comunque un male perché l’Inter ritroverà un numero uno che ha maturato un’importante esperienza internazionale (con il punto esclamativo messo grazie all’Europa League vinta in finale sul Manchester United) e che è ancora nel pieno della carriera (compirà 30 anni a ottobre). In Nazionale il nome di Vicario è una costante tra i convocati, problema - come accaduto in passato a chi stava alle spalle di Zoff e Buffon - è che davanti a lui ha Gigio Donnarumma, un fuoriclasse nel ruolo, forse l’unico che possiede il nostro movimento calcistico.

 

 

Inter meno italiana

Il fatto che l’Inter che verrà sarà meno italiana fa un po’ venire meno il caposaldo marottiano circa la necessità di avere nel cuore dello spogliatoio uno “zoccolo duro” tricolore. Però, oltre ai vari Barella, Dimarco e Pio Esposito, l’Inter può pur sempre contare su Lautaro Martinez che non sarà italiano ma è pur sempre un formidabile collante per lo spogliatoio come ha dimostrato il suo straordinario impatto nella gara del ritorno in campo con la Roma. Certo, nel migliore dei mondi possibili, pure a Cristian Chivu farebbe comodo avere l’Acerbi dei tempi d’oro, il “centralone” chiesto espressamente da Simone Inzaghi su cui l’allenatore ha costruito le due campagne europee chiuse con le finali di Champions giocate contro City e Psg, senza dimenticare lo scudetto della seconda stella e le altre coppe vinte. Acerbi ha dimostrato il suo valore pure domenica con la Roma, ma purtroppo ha compiuto 38 anni il 10 febbraio ed è inevitabile guardare avanti. Ma attenzione: la last dance potrebbe regalargliela lo stesso Inzaghi che è in pressing per averlo con sé all’Al-Hilal.

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