Il Football Club Internazionale è stato fondato il 9 marzo 1908. In 118 anni, nessun allenatore all'esordio sulla sua panchina era stato capace di vincere lo scudetto e la Coppa Italia nella stessa stagione. Nessuno prima di Cristian Chivu, nato il 26 ottobre 1980 a Resita, nella Romania sud-occidentale, vicino ai confini con la Serbia, a 500 chilometri da Bucarest. Un antico proverbio della sua terra avverte: "Faptele sunt fructe, cuvintele sunt frunze", i fatti sono frutti, le parole sono foglie. Morte, aggiungiamo noi, tanto stupide, prevenute e sgradevoli quelle che ha dovuto sopportare uno degli Eroi del Triplete quando, il 9 giugno dell'anno scorso, Beppe Marotta annunciò di averlo ingaggiato quale successore di Simone Inzaghi. "Inesperto". "Inadatto". "Stagista". "Non mangerà il panettone". "Seconda scelta". "All'Inter con sole 13 partite in A alla guida del Parma? Ma sono impazziti?": il bello (o il brutto) del web è che tutto diventa eterno una volta finito nella sua Rete e Chivu non ha dimenticato nulla. Tanto da affermare nella notte del secondo trionfo: "Sono stato ferito da ciò che i miei figli hanno dovuto leggere su di me all'inizio della stagione. Chiedo scusa io per qualcun altro".
Critiche, polemiche e risposta di Chivu alle parole di Mourinho
Dopo Il ventunesimo scudetto e prima della decima Coppa Italia, ci si è messo anche l'antico maestro Mourinho, secondo il quale, quest'anno l'allievo ha avuto una "stellina" dalla sua parte, cioè è stato fortunato poiché Napoli, Juve e Milan non gli hanno dato eccessivo fastidio. Inoltre, sempre José dixit, "nessun giocatore dell'Inter oggi avrebbe giocato nell'Inter del 2010".
Al che, l'interessato ha obiettato: "Io mi godo questo gruppo. Non si possono mai fare paragoni fra squadre di generazioni diverse. Sono passati 16 anni, ma, sicuramente, quest'Inter, come quella, ha portato gioia ai nostri tifosi. Stellina? Parliamo di quanto abbiamo fatto fatto quest'anno". Cioè 36 vittorie in 52 partite, 5 pareggi, 11 sconfitte, media punti 2,17, gol segnati in tutte le competizioni: 115.
I numeri, la leadership e la rinascita dell’Inter di Chivu
Sin troppo signore è stato Cristian: sia verso José sia nei confronti dei conigli ora in fuga dalla tastiera. La grandezza dell'uomo, prima ancora dell'allenatore, si evince anche dall'umiltà con la quale sul prato dell'Olimpico, nel momento della premiazione, volutamente si è tirato in disparte lasciando tutta la ribalta alla squadra in festa per il nono trofeo conquistato dall’inizio degli Anni Venti (3 scudetti, 3 Coppe Italia, 3 Supercoppe), ai quali aggiungere due finali nelle tre edizioni della Champions League precedenti l'attuale.
D'altra parte, se non hai carattere, se non sei convinto di valere, se non credi in te stesso, non diventi capitano dell'Ajax a 21 anni, non allinei dieci trofei da calciatore dell'Inter nella personale bacheca milanese, prima di intraprendere l'altro cammino che adesso li ha fatti diventare dodici. E non ricostruisci nel morale e nel gioco una squadra uscita a pezzi dalla stagione scorsa, quando era in corsa per vincere tutto, ma tutto aveva perso. È proprio vero, Cristian: i fatti sono frutti, le parole sono foglie. Quanto a Mou, ascoltando ciò che le ha detto, viene spontaneo associarlo immediatamente a uno sfolgorante Woody Allen che dialoga con se stesso: "Io non sono né narcisista né egoista, se fossi vissuto nell’antica Grecia non sarei stato Narciso". E chi saresti stato? "Giove".
