Dimarco senza freni: "Dedico l’MVP a chi ha detto che ero finito". E sulla ferita del 5-0 col PSG…

L'esterno dell'Inter alza la voce: "Dicevano che duravo 35 minuti, mi ha aiutato mia moglie"

Dodici mesi possono cambiare tutto e Dimarco lo sa bene. Un anno fa chiudeva una stagione amarissima, senza trofei e con tante critiche addosso dopo la deludente finale di Champions League persa 5-0 contro il Psg. Oggi, invece, si gode il double conquistato con l’Inter, il premio di miglior giocatore della Serie A 2025-26 e la consapevolezza di essere diventato uno dei simboli della rinascita nerazzurra. Ai microfoni di Sky Sport, l’esterno interista ha raccontato emozioni, difficoltà e rivincite di un’annata indimenticabile.

Dimarco, la rinascita dopo un anno difficile

"È stata la stagione più bella della mia carriera. Eravamo partiti da una situazione non facile, e raggiungere due trofei come lo scudetto e la Coppa Italia, coronando tutto con il premio MVP, è qualcosa di straordinario che a inizio stagione onestamente non pensavo di poter raggiungere" - ha spiegato Dimarco a Sky Sport. Numeri e prestazioni hanno certificato la sua crescita: 18 assist e 7 gol in stagione, ma soprattutto un ruolo centrale nella corsa dell’Inter verso scudetto e Coppa Italia. Una risposta forte anche a chi, soltanto pochi mesi prima, lo aveva messo in discussione.

 

 

Il primo italiano a vincere l’MVP

"Essere anche il primo italiano a vincere il premio Mvp è qualcosa che mi riempie di orgoglio, perché giochi nella tua nazione, con la squadra del cuore. Faccio fatica anche a descriverlo. È stato un premio che non mi aspettavo, davvero il frutto di tutto il lavoro di questi anni" - ha poi aggiunto. Un riconoscimento storico per Dimarco, arrivato in un ruolo che raramente conquista premi individuali così prestigiosi: "Di solito, a parte l'anno scorso con McTominay, è un premio che viene vinto dagli attaccanti. Vincerlo da esterno di fascia è qualcosa di incredibile".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Le critiche e la rivincita personale

La dedica del premio non è soltanto per la famiglia. Dimarco non ha dimenticato chi lo aveva criticato dopo la scorsa stagione: "La dedica è alla famiglia ma non solo, anche a quelle persone che alla fine dell'anno scorso dicevano che ero un giocatore finito. Dicevano che dovevo essere venduto, che duravo 35 minuti, che non sapevo difendere. Cose che al momento, quando le leggi, fanno male. Però quello che posso dire è che quando entro in campo con questa maglia do sempre più del cento per cento". Parole che raccontano il peso emotivo vissuto dal giocatore nell’ultimo anno e la determinazione con cui ha reagito.

 

 

Il rapporto con i giovani nerazzurri

Dimarco, cresciuto nel vivaio interista e diventato protagonista in prima squadra, ha parlato anche dei giovani talenti nerazzurri: "Ognuno se la deve vivere a modo suo, perché tornare è bello ma per restare all'Inter devi stare sempre a un livello altissimo, e non è facile. Sono contentissimo per Pio, gli voglio un bene enorme. Ha già dimostrato il suo valore e può fare ancora meglio, diventerà un attaccante fortissimo. E spero che l'anno prossimo torni anche Ale Stankovic: l'ho preso che aveva 17 anni, lo portavo io agli allenamenti come un fratellino. Ha delle potenzialità importanti".

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Il sogno Champions e la promessa ai tifosi

Nel futuro dell’Inter resta inevitabilmente la Champions League, già sfiorata negli ultimi anni: "Aver fatto due finali negli ultimi quattro anni è già qualcosa di straordinario, non è da tutti. Sono orgoglioso di giocare con questi compagni in questa squadra. Non sono uno che fa promesse, non dico che l'anno prossimo vinceremo la Champions, però posso promettere che faremo di tutto per andare più avanti possibile". Dimarco ha spiegato anche quanto sia stata importante la componente mentale dopo la delusione dell’anno precedente: "Il double e il premio Mvp in parte riparano le ferite della scorsa stagione, però questo è stato l'anno della ripartenza. Il gruppo è riuscito a tirare fuori qualcosa di incredibile e il mister è stato fondamentale, soprattutto all'inizio, quando ci ha tirato su di morale. Già al Mondiale per Club negli Usa mi ha detto subito delle cose forti, perché sapeva che in quel momento avevo bisogno di ritrovare la fiducia che avevo perso. Piano piano, con il lavoro e con quelle parole, sono riuscito a riacquistarla e a fare questa stagione".

I consigli della moglie per ripartire

E infine, la riflessione più personale, quella sulla pressione e sulla necessità di ripartire ogni volta da zero: "Da quando sono tornato all'Inter avevamo avuto una media di due trofei all'anno, e quell'anno zero. Mia moglie me lo ha detto chiaramente: stavo sbragando, ci pensavo troppo. Da quando mi sono isolato ho azzerato tutto, ho pensato a cosa avevo sbagliato e cosa potevo fare meglio. Il mio preparatore Andrea mi ripete sempre che ogni anno si riparte da zero: bene o male che tu abbia fatto, bisogna ripartire perché inizia una nuova stagione con nuovi obiettivi. Non è facile da imparare, però mi è servito tantissimo"

 

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Dodici mesi possono cambiare tutto e Dimarco lo sa bene. Un anno fa chiudeva una stagione amarissima, senza trofei e con tante critiche addosso dopo la deludente finale di Champions League persa 5-0 contro il Psg. Oggi, invece, si gode il double conquistato con l’Inter, il premio di miglior giocatore della Serie A 2025-26 e la consapevolezza di essere diventato uno dei simboli della rinascita nerazzurra. Ai microfoni di Sky Sport, l’esterno interista ha raccontato emozioni, difficoltà e rivincite di un’annata indimenticabile.

Dimarco, la rinascita dopo un anno difficile

"È stata la stagione più bella della mia carriera. Eravamo partiti da una situazione non facile, e raggiungere due trofei come lo scudetto e la Coppa Italia, coronando tutto con il premio MVP, è qualcosa di straordinario che a inizio stagione onestamente non pensavo di poter raggiungere" - ha spiegato Dimarco a Sky Sport. Numeri e prestazioni hanno certificato la sua crescita: 18 assist e 7 gol in stagione, ma soprattutto un ruolo centrale nella corsa dell’Inter verso scudetto e Coppa Italia. Una risposta forte anche a chi, soltanto pochi mesi prima, lo aveva messo in discussione.

 

 

Il primo italiano a vincere l’MVP

"Essere anche il primo italiano a vincere il premio Mvp è qualcosa che mi riempie di orgoglio, perché giochi nella tua nazione, con la squadra del cuore. Faccio fatica anche a descriverlo. È stato un premio che non mi aspettavo, davvero il frutto di tutto il lavoro di questi anni" - ha poi aggiunto. Un riconoscimento storico per Dimarco, arrivato in un ruolo che raramente conquista premi individuali così prestigiosi: "Di solito, a parte l'anno scorso con McTominay, è un premio che viene vinto dagli attaccanti. Vincerlo da esterno di fascia è qualcosa di incredibile".

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