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Allegri, Milan e Manchester City per
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Allegri, Milan e Manchester City per "giocarsi" la Juventus e il futuro

Il tecnico bianconero deve dare continuità in campionato e strappare il biglietto per gli ottavi in Champions. Anche per... blindare la panchina e allontanare le vocitwitta

domenica 15 novembre 2015

 Elvira Erbì

TORINO - Due gare che valgono molto. Praticamente una fetta di futuro. Max Allegri non ha molti giocatori su cui lavorare visto che in 16 sono aggregati alle varie nazionali. Ha Juan Cuadrado, Hernanes da recuperare a livello psicologico. Non è certo il modo migliore per preparare il match di sabato sera che vedrà la Juventus in campo contro il Milan. I rossoneri e poi mercoledì, ancora allo Stadium, il ritorno di Champions con il Manchester City, già battuto in Inghilterra, per strappare la qualificazione. Può bastare un punto, o anche zero punti, dipende dall’altro match tra Siviglia e Borussia. Nella sintesi, però, il tecnico bianconero è al bivio: dare continuità in campionato per continuare la risalita, mettere in cassaforte l’approdo agli ottavi di Champions per dedicarsi con animo leggero a Serie A e Coppa Italia. La società è stata chiara: il terzo posto finale è fondamentale, per restare in Champions anche la prossima stagione, per le casse, per il mercato. Ecco allora che Milan e City sono il crocevia della speranza, pure per evitare le solite voci, i mormorii di spogliatoio. La panchina resta priva di blindatura. Solo con i risultati si metterà il lucchetto.

LE PAROLE - Il pensiero di Allegri su The Independent: «Giochiamo con tanti sistemi e modi di gioco. Per migliorare la squadra bisognava cambiare. Non so come chiamare il modulo, ma il 4-3-3 e il 3-5-2 sono solo numeri, conta come vengono applicati. Rimontare in Serie A? Sono qui per questo. È il motivo per cui ho iniziato a fare questo lavoro e per cui un allenatore è pagato. Guardiola? Quando pensi di avere il vantaggio, nel bel mezzo della partita cambia tutto ed è difficile trovare le contromisure. Arrivai alla Juveconvinto che, con il gruppo di giocatori che avevamo, avremmo potuto disputare una grande stagione e siamo riusciti a farlo.  La gavetta in provincia è un’esperienza fondamentale per essere un allenatore di successo, perché devi imparare come fare il lavoro. Lippi si rivede in me? È davvero un grande complimento da un allenatore che ha fatto cose straordinarie. Quando ero al Milan, ci siamo sempre qualificati per la Champions, ma ora i loro problemi sono completamente diversi».

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