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Juventus-Milan: quell'amicizia fra i fondatori Canfari e Kilpin

Juventus-Milan: quell'amicizia fra i fondatori Canfari e Kilpin

Il fondatore della Juventus Enrico Canfari era legatissimo a quello del Milan Herbert Kilpin. E il bianconero giocò perfino con i rossoneri nel 1903twitta

venerdì 20 maggio 2016

 GUIDO VACIAGO

ROMA - Un legame ancestrale fra la Juventus e il Milan lo strinsero i fondatori delle due più gloriose società italiane: Enrico Canfari e Herbert Kilpin, amici, compagni di squadra e uniti da un profondo amore per il foot-ball (trattino d’obbligo all’epoca...). Canfari era torinese, per quanto nato a Genova, figlio del proprietario di un’officina meccanica in Corso Re Umberto 42 a Torino, si interessa subito a quello strano sport che viene praticato per lo più da inglesi sui prati del parco Valentino. Kilpin era inglese, nato a Nottingham e trasferitosi nel 1891 a Torino, dove lavorava come tecnico tessile e dove “esporta” con febbrile passione lo sport che da tre decenni sta conquistando una fetta sempre più ampia della popolazione inglese. I due si conoscono e iniziano a giocare insieme ben prima di fondare uno la Juventus e l’altro il Milan, l’inglese insegna all’italiano le regole del calcio (e finiranno per fare gli arbitri tutti e due) e i primi rudimenti tecnici. Lo farà con molti altri pionieri italiani dell’epoca, restando amico di tutti, indipendentemente dalla maglia.

 

Torino-Milano - D’altra parte, era un altro calcio, in cui l’amore per lo sport prevaleva sempre in modo netto sull’appartenenza e il tifo era un concetto più vicino alla passione che alla fazione. Un calcio in cui il fondatore della Juventus, nonché primo presidente, poteva tranquillamente andare a giocare nel Milan del suo amico Kilpin. Succede nel 1903, quando Enrico Canfari deve trasferirsi a Milano per lavoro (nel frattempo si è laureato in chimica) e vuole continuare a praticare lo sport che lo ha stregato. Addio alla sua Juventus, dunque, nonostante l’eterno amore dichiarato e mantenuto, e cambio di maglia. Canfari diventa a tutti gli effetti un giocatore rossonero. E’ il primo “doppio ex” della storia della sfida, forse il più importante di tutti, considerando il suo ruolo nella storia bianconera.

 

Gara d’addio - Canfari non gioca granché nel Milan: appena tre partite ufficiali nella sua prima e unica stagione, ma il suo obiettivo era continuare ad allenarsi e disputa parecchie gare con la seconda e la terza squadra, di cui non sono rimaste tracce statistiche. In compenso il destino di diverte a chiudere romanticamente il cerchio della sua carriera rossonera, facendogli disputare l’ultima partita con la maglia del Milan proprio contro la Juventus. Il  20 marzo 1904, centodue anni fa, Enrico Canfari scende in campo vestito di rossonero contro la squadra che lui stesso ha fondato e perde per 3-0.

 

L’ombrello - Tornato a Torino, Canfari continua a occuparsi della Juventus e seguire il calcio, anche se lo pratica solamente per passione. Nel 1913-14 diventa arbitro e in quella stessa stagione, tornato di nuovo a Milano per lavoro, svolge il ruolo di vicepresidente del Milan. Ma è nella veste di arbitro o, meglio, di guardalinee che incrocia di nuovo il suo destino con Kilpin. E’ lo stesso inglese che, in un suo articolo per lo Sport Illustrato, racconterà di aver diretto un Torino-Genoa con «l’allegro dott. Canfari» nella veste di guardalinee e come, allo scoppiare di un temporale, questi abbia ineffabilmente tirato fuori un ombrello. Kilpin racconta divertito la discussione per convincere l’amico Canfari a riporre l’oggetto e «prendersi l’acqua come se la stavano prendendo tutti». Rimasero sempre amici e sempre in contatto il fondatore della Juventus e quello del Milan, anche quando il primo partì per la Prima Guerra Mondiale come volontario, perdendo la vita sull’Isonzo e lasciando ai pionieri del calcio una grande e triste nostalgia.

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