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La Juventus chiude l’era Marotta: candidati Zidane e Uva
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La Juventus chiude l’era Marotta: candidati Zidane e Uva

Scelta di Agnelli nell’ottica di un ringiovanimento: l’ad lascia il Cda ed entro la settimana rescinde da dg

di Guido Vaciago domenica 30 settembre 2018

TORINO - La Juventus mette alla porta Beppe Marotta. E' morbida e diplomatica, ma non si tratta di una separazione consensuale: Andrea Agnelli ha scelto un'altra strada di «rinnovamento» e «ringiovanimento», sicché il sessantenne amministratore delegato dal 2010 lascia la Juventus. Forse già domani o al più tardi entro la fine della settimana: resta da definire la questione economica e poi Marotta sarà libero. Probabilmente anche di accasarsi in un altro grande club perché è da escludere in modo assoluto l'ipotesi Figc, mentre un posto all’Inter, al Milan o alla Roma, magari non subito ma neppure fra troppo tempo, è da tenere in seria considerazione. Che cosa è successo è la domanda più frenetica da ieri sera, quando l'amministratore delegato ha annunciato in diretta su Sky, che il suo nome non sarebbe comparso nella lista del nuovo consiglio di amministrazione da presentare all'assemblea del 25 ottobre (decade, dunque, da amministratore delegato e rescinderà il contratto da direttore generale nelle prossime ore). Anche nelle sue parole, pubblicate sul sito del club risalta il concetto di «profondo rinnovamento» che sta operando la società. Sarebbe, dunque, una questione anagrafica a dettare la scelta di Agnelli (che non sembra non aver dato altra motivazione a Marotta): nella sua visione strategica, il presidente proietta la Juventus fino al 2024, anno di una possibile rivoluzione nel mondo del calcio internazionale con nuovi calendari e nuove competizioni, quindi vuole manager più giovani in quella prospettiva. Può bastare come spiegazione? Deve bastare, se ci si vuole attenere all'ufficialità, ma è lecito pensare che qualcosa si sia rotto fra il presidente e il suo amministratore delegato, anche per le modalità con cui la notizia è deflagrata nella serata di ieri.

Il 25 ottobre Andrea Agnelli ne parlerà certamente con i soci, intanto circolano ipotesi disparate: Marotta non voleva Cristiano Ronaldo e ha litigato per questo; Marotta era geloso del rapporto fra Fabio Paratici e Agnelli; Marotta ha avuto uno scontro con Agnelli per la gestione di alcune vicende di mercato sul fronte delle cessioni (Higuain?); Agnelli e Marotta hanno incrinato il loro rapporto ai tempi della vicenda dei biglietti agli ultrà. Tutte ipotesi che, più o meno credibili, sono state seccamente smentite da entrambe le parti. Effettivamente è difficile immaginare cosa abbia spinto Agnelli al divorzio dal dirigente che, insieme a lui e a una squadra affiatatissima, ha costruito il meraviglioso ciclo degli ultimi sette anni. Forse la figura dell'ad era diventata troppo ingombrante, forse Andrea ha operato una scelta coraggiosa in linea con la sua educazione manageriale americana: si cambia e si rinnova quando le cose vanno bene per continuare a farle andare bene, non si aspetta mai il momento di crisi. Fino ad ora il presidente ha sbagliato pochissimo in fatto di scelte e virate, dimostrando di avere una visione del calcio più moderna di chiunque in Italia e, forse, in Europa. In molti tifosi per ora resta lo sconcerto, come di fronte a tutti gli addii, quasi sempre spietati e dolorosi degli ultimi anni. «Sono stati otto anni molto belli coronati da successi e la Juventus rimarrà sempre nel mio cuore», dice Marotta con gli occhi lucidi e la voce leggermente incrinata.

Chi lo sostituirà? Nessuno per il momento. La Juventus opterà per un reimpasto interno: manager che sono cresciuti in questi anni si distribuiranno i tanti compiti che aveva Marotta (che non sarà l'unico ad andarsene, perché anche l'altro ad Aldo Mazzia uscirà presto). E' logico attendersi una presenza maggiore di Pavel Nedved nella gestione sportiva, un peso aumentato di Fabio Paratici nelle trattative, più la crescita di figure meno note per la gestione economica e politica. E poi chissà: in estate gli spagnoli parlavano di Zinedine Zidane dirigente (smentita, al momento); Michele Uva è un fenomenale dirigente che potrebbe lasciare la Federcalcio dopo le elezioni. Due ipotesi che galleggiano nella mareggiata di ieri.

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