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Juventinismo e sarrismo per la Champions
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Juventinismo e sarrismo per la Champions

di Xavier Jacobelli lunedì 17 giugno 2019

Non è dato sapere se, come chiede la petizione on line lanciata ieri sera dai tifosi del Napoli, la Treccani modificherà i suoi convincimenti sul sostantivo maschile sarrismo. Figura nel suo prestigioso vocabolario dal settembre 2018: «La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; per estensione, l’interpretazione della personalità di Sarri come espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli e del suo tifo». E’ certo che l’ufficializzazione del nuovo tecnico bianconero segna una svolta tattica rivoluzionaria nella storia recente dei campioni d’Italia, dopo il triennio di Antonio Conte (3 scudetti consecutivi, 2 Supercoppe italiane) e il quinquennio di Massimiliano Allegri (5 scudetti e 4 Coppe Italia di fila, 2 Supercoppe italiane, 2 finali di Champions League).

La concezione del gioco di Sarri è decisamente diversa dal pragmatismo del predecessore, al quale legioni di tifosi ingrati e improvvisati puristi pallonari hanno rimproverato scarsa qualità ed eccesso di calcolo nell’ultima stagione torinese. Nell’estate del ritorno in Italia del Grande Ex Juventino approdato alla guida dell’Inter, l’entusiasmo e lo scetticismo che ne hanno scandito l’arrivo a Milano fa il paio con gli analoghi, contrastanti sentimenti che si registrano in queste ore nella sconfinata platea bianconera, per non dire della frustrante delusione degli ex fan partenopei i quali non perdonano il signore toscano che ha appena conquistato l’Europa League con il Chelsea, ma si è trasferito all’acerrima rivale sportiva del Napoli.

In attesa dei confronti con il passato prossimo venturo (le sfide fra Ancelotti e il Comandante saranno tutte da seguire), è evidente che Andrea Agnelli abbia spostato ancora più in là i confini della sua gestione. Illuminata e strepitosa in Italia; ambiziosa, ma non premiata in Europa. Congedato Allegri, per infrangere il tabù della Champions League, che resiste dal ‘96, il presidente punta sul mix fra sarrismo in salsa bianconera e juventinismo doc («Vincere non è importante: è l’unica cosa che conta», versione bonipertiana del copyright di Vince Lombardi, mitico allenatore del football americano: cinque campionati e due Super Bowl con i Green Bay Packers). O, meglio ancora, su una ferrea convinzione del senatore Giovanni Agnelli, nonno di Gianni e Umberto, bisnonno di Andrea: «Una cosa fatta bene può essere sempre fatta meglio».

Molto dipenderà anche dal mercato di Paratici e Nedved; dal ruolo tattico di Cristiano Ronaldo, imprescindibile punto di riferimento che ogni allenatore vorrebbe avere a propria disposizione; dall’indispensabile rafforzamento della difesa; da un centrocampo che, preso Ramsey, abbisogna di un altro grande interprete, come Pogba o Milinkovic Savic; da un reparto offensivo dove Sarri sarà chiamato a scelte decisive per individuare il partner ideale di CR7 fra Manduzkic, Dybala, Kean e Higuain di ritorno da Londra. Ammesso e non concesso che quest’ultimo rimanga a Torino. Intriga, e parecchio, la nuova avventura del sessantenne signore di Figline che, quanto a ricerca maniacale della perfezione sul campo, all’ossessione per il bel gioco e per il sistematico martellamento dei suoi interpreti, è il migliore continuatore (attenzione: non imitatore) di Arrigo Sacchi.

Affascina il nuovo capitolo della Signora del campionato, che certamente partirà per inanellare il nono scudetto consecutivo, ma, in cima ai suoi pensieri ha il chiodo fisso della Champions League. Sarri avrà bisogno di tutto il tempo necessario perché i suoi dettami attecchiscano alla Continassa, sebbene sappia perfettamente che di tempo non ne avrà in quantità industriale, soprattutto in Europa. Ma l’uomo è tosto. Altrimenti, non sarebbe mai riuscito a partire da Stia, Seconda Categoria, arrivando in A con l’Empoli, entusiasmando con il Napoli, vincendo con il Chelsea prima di approdare alla Juve. Obbedendo a un’antica massima tibetana: quando arrivi in cima alla montagna, continua a scalare. Appunto.


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