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Il Golden Boy e la profezia di Agnelli

di Xavier Jacobelli giovedì 18 luglio 2019

«Dobbiamo metterci nelle condizioni di prendere il prossimo Cristiano Ronaldo, ma questa volta dobbiamo riuscire a prenderlo a 25 anni ». Andrea Agnelli, intervista rilasciata al Financial Times, martedì 18 settembre 2018.

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Non sappiamo se il presidente della Juventus possegga facoltà chiaroveggenti. Abbiamo, però la prova provata che siano state profetiche le parole da lui spese con il più importante quotidiano economico-finanziario del Regno Unito, nel ramo uno dei più autorevoli del mondo.

Esattamente tre mesi più tardi, il 18 dicembre 2018, facendo la prima colazione al Golden Palace di Torino con Edwin van der Sar, direttore generale dell’Ajax, il primo dirigente bianconero ha impostato il piano per prendere il Cristiano Ronaldo dei difensori under 25. Addirittura Under 20, visto che, oggi, Matthijs de Ligt di anni ne ha diciannove e compirà i venti il 12 agosto. Come Van der Sar, l’allora capitano dei Lancieri aveva pernottato nello stesso albergo dopo che, la sera prima, nello splendido teatro delle Officine Grandi Riparazioni, più semplicemente Ogr, Tuttosport gli aveva consegnato il Golden Boy 2018. E’, questo, il premio ideato nel 2003 da Massimo Franchi, una delle firme più preziose in materia di calcio internazionale e riservato al miglior giocatore europeo Under 21. Ogni anno, il riconoscimento viene assegnato dalla giuria composta dai giornalisti di quaranta testate del continente. Una giuria che, evidentemente, vede lungo se, nell’albo d’oro, fra i predecessori di De Ligt figurano Rooney, Messi, Fabregas, Aguero, Goetze, Isco, Pogba, Sterling e Mbappé. Spiegando al Financial Times la genesi dell’Operazione Ronaldo, Agnelli pronunciò una frase significativa: «Per la prima volta, la parte commerciale e quella sportiva della Juventus si riunivano per valutare costi e benefici di una firma. L’opportunità di Ronaldo è stata accuratamente valutata e aveva senso, sia dentro sia fuori dal campo». E’ esattamente ciò che il club bianconero ha fatto per impostare la strategia d’attacco che ha portato al Colpo dell’Anno, dodici mesi dopo il Colpo del Secolo.

Un’offensiva al livello dei primi rivali in Champions League (Liverpool, Manchester City, Real Madrid, Barcellona, Bayern, Psg: sul mercato estivo 2019 non sono rimasti a guardare) certi che la risonanza globale dei fuoriclasse ingaggiati alimenti il fatturato e gli introiti. Un’estate fa, un autorevole membro del consiglio di amministrazione del Bayern, in calce all’arrivo di Cristiano Ronaldo a Torino, aveva commentato: «Da noi, quando compriamo un giocatore, egli deve adattarsi ad una prospettiva sportiva e non a una prospettiva del marchio. Per il Bayern, il focus numero uno è il club e non il giocatore». La Juve segue un’altra strada, con l’obiettivo di coniugare il risultato sportivo allo sviluppo del marchio, portando De Ligt a Torino un anno dopo Cristiano Ronaldo. Scegliendo l’intrigante opzione Sarri per aprire un nuovo ciclo dopo il quinquennio d’oro di Massimiliano Allegri. Passando per Ramsey (parametro zero), Demiral, Rabiot (parametro zero), Luca Pellegrini. Riabbracciando Buffon. E non è finita qui, perché il mercato chiuderà il 2 settembre e molte cose devono ancora succedere. Molto si sta dibattendo in questi giorni a proposito dei termini dell’investimento De Ligt. Se il più forte giovane difensore del mondo valga la spesa di 70 milioni di euro per il suo cartellino, cui aggiungere 5 milioni di bonus, 7,5 milioni di euro netti d’ingaggio a stagione ai quali assommare i premi di rendimento che potrebbero portarlo a 12 milioni di euro per un contratto di durata quinquennale con una clausola rescissoria di 150 milioni di euro, libera di scattare dall’estate 2022. La risposta è decisamente sì. In quel settembre del 2018, Agnelli era stato tanto profetico quanto chiaro: «A uno a uno, dobbiamo fare i passi necessari per diventare il primo club al mondo». La Juve è sulla buona strada.

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