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De Ligt che poteva essere Federer. Invece è l'oro della Juve
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De Ligt che poteva essere Federer. Invece è l'oro della Juve

Tennista come papà Frank e mamma Vivian, poi la scelta del calcio e il trasferimento all'Ajax a nove anni e mezzo. Una scalata travolgente. Fino a... Torino

di Elvira Erbì giovedì 18 luglio 2019

TORINO - Un predestinato... con la racchetta in mano. Matthijs de Ligt, 19 anni, nuovo colpo della Juventus, è cresciuto imitando papà Frank e mamma Vivian, tennisti. Il ragazzino ci sa fare, un po’ Federer un po’ Nadal, ha fisico e intelligenza e con il servizio fa già la differenza, ma attorno ai nove anni ecco la scelta definitiva: e il calcio ha la meglio. Via dall’Abcoude, il primo club, entra nell’Ajax prima di compiere dieci anni e ne diverrà un capitano prodigio capace di trascinare i Lancieri al titolo e alla semifinale di Champions, eliminando (con gol allo Stadium) nei quarti proprio i bianconeri di Cristiano Ronaldo, un suo grande sponsor. L’Olanda perde un tennista e trova un fenomeno della difesa. Che nelle giovanili giocava più avanti e segnava con colpi sopraffini: gira un video dove scappa servito di prima da un compagno molto tecnico, si invola e segna facendo lo scavetto, alla Totti insomma. Poi viene portato in mezzo alla retroguardia e diventa un portento: forte, con grande stacco, capace di leggere bene la giocata e di andare in anticipo. Un leader vero, eppure un ragazzo tranquillissimo, alla mano, senza atteggiamenti da star. Tanto che al supermercato, fino a un paio di mesi fa, andava tranquillamente con Frenkie de Jong, il suo grande amico passato al Barcellona.

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Un predestinato di carattere. Basta riascoltare il suo discorso alla squadra dopo essersi laureato campione d’Olanda. Da applausi, da brividi per l’intensità emotiva («La cosa più importante è ciò che abbiamo mostrato a tutti, cos’è l’Ajax, che tipo di città è Amsterdam. Abbiamo mostrato il nostro calcio offensivo. Abbiamo mostrato quello che il grande uomo (Cruyff, ndr) voleva vedere e ciò che si aspettava da noi. E lo abbiamo fatto tutti insieme: giocatori esperti, giovani, tutti. E voglio ringraziare i tifosi per questa fantastica stagione...»): a 19 anni sembra già un veterano. D’altronde, la sua carriera è un susseguirsi di primati. Precoce nel convincere, nell’indossare la fascia in Tottenham-Ajax a 19 anni e 261 giorni, il più giovane capitano della storia dei lancieri in una semifinale di Champions League. Due anni prima, contro il Manchester United di Josè Mourinho, nella finale di Europa League persa, era stato il più giovane di sempre ad aver giocato una finale di una competizione europea con i suoi 17 anni e 285 giorni. Una crescita costante, devastante. E quella faccia da Ciccio (il soprannome per evidenti motivi), rivista a distanza di anni, lo rende sempre più simpatico.

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