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Dybala, questa Joya sempre più come Sivori

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Dybala, questa Joya sempre più come Sivori
© /Agenzia Aldo Liverani S.a.s.
di Tony Damascelli venerdì 17 gennaio 2020

Gli argentini sono italiani che parlano spagnolo ma pensano di essere inglesi, esigono dollari americani e vivono alla francese. Il pensiero e le parole appartengono al filosofo spagnolo Julian Marias Aguilera e possono rappresentare il riassunto di Paulo Dybala. Le ultime esibizioni confermano lo stile e la classe dello juventino che è tornato alla belle époque che lo portò a Torino e lo rese, per i romantici bianconeri, il nuovo Enrique Omar Sivori, un altro argentino che aveva regalato dribbling e gol alla squadra e al club degli Agnelli. Nessuno può e poteva discutere le qualità e il talento di Dybala, semmai la sua pigrizia nelle stagioni scorse, le due conclusive di Allegri, durante le quali, addirittura Pavel Nedved, aveva pubblicamente censurato la vita bella del calciatore. L’arrivo di Cristiano Ronaldo non lo aveva stimolato più di tanto ma la possibilità di essere ceduto, nella scorsa estate, gli aveva fatto capire che nessuno, in casa Juventus, può vivere di rendita, anche chi è il cocco dei tifosi. Dybala, dunque, ha compreso di essere sul filo del rasoio, ha tirato fuori carattere e quel repertorio che appartiene a certi artisti sudamericani, argentini su tutti. Corre, spinge, sbuffa, dribbla, non giace al primo impatto con l’avversario, come era solito fare, si sacrifica, è, insieme con Ronaldo, insostituibile ma non nel senso che debba giocare sempre a prescindere ma che Sarri non deve e non può rinunciare al suo estro, alla genialità improvvisa che non rientra in nessuno schema ma fa vincere le partite e obbliga chi è chiamato ad affrontarlo alla massima attenzione.

Di Sivori non ha la perfidia, Omar sfidava il marcatore tenendo i calzettoni abbassati sulle caviglie (prima dei pericoli dell’Aids e dei regolamenti impiegatizi della Fifa) e poi ribellandosi con una testata maligna del suo “cabezon”. Sivori era il pupillo, l’idolo di Umberto Agnelli, padre di Andrea, che andò a riceverlo personalmente, insieme con il dirigente Cerruti, all’aeroporto di Malpensa per consegnargli, poi, il Pallone d’oro, quando Omar avrebbe compiuto ventisei anni. Dybala non è un vizio ma potrebbe diventare il capriccio del presidente, il jolly da cento e passa milioni, il presente e il futuro della Juventus, a ventisei anni e con la prospettiva di poter essere uno dei migliori calciatori d’Europa. C’è una frase argentina che spiega il momento di Paulo Dybala ed è dedicata a Carlos Gardé l'attore, cantante, compositore e artista massimo del tango. Quando un uomo, un atleta, un professionista, è in grande condizione si usa dire “Està vivo Gardel!”. Onore a Paulo Bruno Exequiel, Està vivo Dybala.

Dybala

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