Agnelli e l'azienda Juve: perché l'addio a Sarri

In 9 anni tre tecnici e tanti campioni: il fattore emotivo non ha mai inciso sulle scelte manageriali

© Juventus FC via Getty Images

Per il secondo anno consecutivo la Juventus ha esonerato l'allenatore che ha vinto lo scudetto. Non è una coincidenza e, anche se nati da circostanze e con motivazioni completamente differenti, i due esoneri hanno un senso comune: la Juventus, questa Juventus dei nove scudetti, è il club di Andrea Agnelli e dei suoi dirigenti. Il si- stema solare bianconero ruota intorno agli uffici più importanti della sede, a partire da quello del presidente. Tutto è passato in queste nove stagioni: tre allenatori; Del Piero e campioni come lo stesso Pirlo, Pogba, Marchisio, Vidal, Tevez, Dani Alves, Mandzukic; bandiere sono state alzate e ammainate, dando l'impressione che ciò che conta veramente siano sempre la società e la proprietà, che non a caso non cambia da 97 anni e che in questo frangente storico ha un suo membro a capo del club.

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Questo è cio che scava un solco profondo a segnare la differenza sostanziale fra un'azienda, quale è la Juventus oggi, e una squadra di calcio, quali sono molte concorrenti in Italia. Ed è anche la ragione per quale, talvolta, le decisioni della Juventus sconcertano perfino i propri tifosi: il fattore emotivo non incide praticamente mai nel processo decisionale e, quindi, si può anche licenziare un allenatore che ha appena vinto lo scudetto. E non perché si reputi il campionato un obiettivo insoddisfacente (anzi, alla Juventus sono molto delusi dall'impatto tiepido sull'umore del tifo avuto dall'ecceziona- le risultato del nono consecutivo), ma perché le analisi vanno sempre oltre i risultati e la prospettiva futura è sempre un fattore decisivo. Si cambia prima di essere costretti a farlo dal precipitare delle situazioni. 

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