L'inchiesta di Perugia e Paratici. Tutti i fatti, le ipotesi e perché ora la Juventus è tranquilla

Solo la prova della corruzione avrebbe conseguenze pesanti per i bianconeri (e P aratici non è indagato per corruzione). Ma l'indagine è ancora in corso. Ecco la situazione spiegata nei dettagli

L'inchiesta di Perugia e Paratici. Tutti i fatti, le ipotesi e perché ora la Juventus è tranquilla© Juventus FC via Getty Images


TORINO -  Andiamo subito al sodo: non è possibile ipotizzare in modo credibile cosa rischia la Juventus dall'inchiesta Suarez della Procura di Perugia. Gli elementi a disposizione in questo momento lasciano aperto un ventaglio talmente ampio che sarebbe necessario costruire un'ipotesi sopra un'ipotesi sopra un'ipotesi, diventa cartomanzia non analisi giornalistica. Per chiarire, a seconda degli sviluppi dell'inchiesta e dei suoi risultati, si va dal nulla fino alla penalità di qualche punto in campionato, passando per una decina di declinazioni e sfumature. Sgomberiamo, invece, il campo dell'ipotesi retrocessione, prevista dall'articolo 32 del Codice Figc che riguarda il tesseramento di giocatori con documentazione falsa o artefatta, perché la Juventus non ha tesserato Suarez, non ha prodotto documentazione falsa e quella documentazione non esiste nemmeno (Suarez non ha in mano il passaporto italiano). E' vero che la giustizia sportiva punisce anche l'eventuale tentativo, ma ammesso che quel tentativo ci sia stato (l'inchiesta al momento non lo dimostra), pesa il fatto che Suarez non sia diventato un tesserato della Juventus.

Detto ciò, per la Juventus il nocciolo della questione perugina è legato al comportamento della società e dei suoi dirigenti nella vicenda. Ovvero: hanno concretamente corrotto i vertici dell'Università per gli stranieri di Perugia o no? Hanno effettivamente promesso o corrisposto qualcosa in cambio della promozione di Luis Suarez? Da quanto è emerso e trapelato finora non ci sono elementi che lo dimostrano. La Procura perugina parla di pressioni, che è un termine generico, e dalle intercettazioni che sono filtrate dall'indagine è difficile costruire un'accusa circostanziata. Tant'è che il gip parla di «assenza di qualsivoglia concreto spunto investigativo che lasci fondatamente accreditare la sussistenza di intese corruttive tra gli odierni indagati (intesi come vertici dell'Università, ndr) e soggetti appartenenti all'entourage della Juve».

Gli inquirenti, quindi, hanno accertato che l'esame di Suarez era farlocco (conosceva le prove in anticipo e con la sua scarsa conoscenza dell'italiano difficilmente avrebbe superato l'esame senza aiutino), ma al momento sembra che il favore sia stato un atto dell'Università volto a ingraziarsi i favori della Juventus più che un'azione frutto di un mercimonio. Se le cose rimanessero così, cioè se non spuntassero prove (mail, messaggi, intercettazioni o altro) con le quali stabilire che le azioni della Juventus hanno superato il confine del lecito, il club bianconero non avrebbe gravi conseguenze pratiche sia a livello sportivo che penale. Viceversa, se spuntasse una telefonata in cui - per dire - emergesse un'offerta, non necessariamente in denaro, e si potesse circostanziare in modo solido la corruzione, allora la situazione cambierebbe e le conseguenze potrebbero essere più gravi. Ecco perché allo stato attuale delle cose è difficile analizzare le possibili conseguenze, c'è un'inchiesta aperta e non si può prevederne gli sviluppi.

Una cosa è certa: Fabio Paratici ha ricevuto un avviso di garanzia che fa riferimento all'articolo 371bis. Ed è bene ricordare due cose. Primo: un avviso di garanzia non è una condanna e nemmeno un'imputazione, ma l'annuncio da parte degli inquirenti che l'individuo in questione è sotto inchiesta per l'ipotesi di un reato (troppo spesso in Italia, infatti, si dà spazio enorme agli avvisi di garanzia e molto meno alle eventuali archiviazioni o alle assoluzioni). Secondo: l'articolo 371bis riguarda le «False informazioni al pubblico ministero», ovvero: «Chiunque, nel corso di un procedimento penale, richiesto dal pubblico ministero di fornire informazioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito». Cosa significa? Beh, intanto che le indagini, per ora, non riguardano la corruzione, ma il fatto che Paratici, quando è stato ascoltato dal pm, potrebbe aver omesso o mentito su alcuni punti e il pm lo sta indagando per quell'eventuale reato. Il riscontro comporterebbe conseguenze per Paratici non per la Juventus. Nessun avviso di garanzia ha ricevuto invece Federico Cherubini, il dirigente umbro juventino che è coinvolto nella vicenda per aver preso contatti con il mondo delle Università perugine.

Perché, effettivamente, quello che è emerso in modo chiaro, finora, è la ricerca di informazioni da parte della Juventus sull'iter burocratico per ottenere la cittadinanza. Fa rumore la telefonata di Paratici alla ministra per le infrastrutture Paola De Micheli, che profuma di intrigo ad altissimo livello, ma che in realtà - è questo è un fatto - è la chiamata che il dirigente fa a un'amica d'infanzia (erano compagni di scuola e si sono sempre mantenuti in contatto negli anni) per chiederle se conosce qualcuno che può fornirgli le informazioni che cerca. Non è esattamente il procedimento di un comune cittadino (che probabilmente googlerebbe la domanda), ma se sei il dirigente di un'importante squadra di calcio non sei un cittadino normale e questo credo lo sappiano tutti quelli che frequentano da dentro il mondo del pallone, vedendo quotidianamente come i protagonisti vengano idolatrati e riveriti. In ogni caso, tornando ai fatti, Paola De Micheli fornisce a paratici il numero del capo di gabinetto del ministero dell'Interno, Bruno Frattasi, che viene chiamato dall'avvocato Chiappero. Lo stesso Frattasi ha ricostruito la vicenda: «Sono stato contattato da Chiappero che voleva sapere a chi si dovessero rivolgere per attivare le procedure di cittadinanza. Non mi disse che era per Suarez. Ci capita spesso di ricevere richieste di questo tipo per chiarimenti procedurali e rispondiamo per cortesia istituzionale. L'ho indirizzato al dipartimento competente». E' probabile, anche se non certo, che proprio da queste telefonate la Juventus deduca che i tempi per ottenere la cittadinanza siano comunque troppo lunghi per consentire il tesseramento di Suarez nei tempi tecnici del calciomercato (4 ottobre) e che abbandoni la trattativa fra il 2 e il 3 di settembre, due settimane prima del famigerato esame. Un altro elemento da non trascurare, perché il 17 settembre, Suarez va a sostenere l'esame in maniera autonoma e non più come potenziale giocatore della Juventus (che lo ha informato di non essere più interessata il 2 e ha poi informato i media della decisione il 3).

Insomma, la Juventus si è certamente mossa alacremente per far ottenere la cittadinanza a Suarez, sfruttando tutte le possibilità che ha come club calcistico, il che non rappresenta alcun reato. Se, con azioni a noi sconosciute, abbia superato i confini del lecito e come lo abbia fatto per adesso non lo sappiamo.

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