I club di Serie A sapevano della Superlega dal 16 febbraio

Il Sole 24 Ore svela i verbali del Cosiglio di Lega dove il direttore delle competizioni, Andrea Butti, ha illustrato il progetto Superlega e SuperChampions, pesandone i pro e i contro. E nel progetto del Mondiale per club di Infantino i club europei sarebbero arrivati dalla Superlega e non dalla Champions

I club di Serie A sapevano della Superlega dal 16 febbraio

TORINO - I club di Serie A non hanno dovuto aspettare la notte fra il 18 e il 19 aprile, della Super League conoscevano i dettagli dal 16 febbraio, quando il Consiglio di Lega fu informato nei minimi dettagli (tutti poi confermati dal famigerato comunicato notturno) della nuova competizione e ne aveva dibattuto. E lo stesso è capitato nelle altre leghe nazionali. Insomma, per essere un «golpe» o una sedizione «carbonara», il piano della Super League era piuttosto conosciuto e noto nell'ambiente calcistico. Lo rivela "Il Sole 24 Ore" dopo ave visionato il verbale di quel Consiglio di Lega, durante il quale il responsabile delle competizioni della Serie A, Andrea Butti, aveva illustrato il progetto della Super League e la riforma della cosiddetta SuperChampions della Uefa.

NESSUN FULMINE - Insomma, la Super League non è stato un fulmine a ciel sereno e i club della Serie A sapevano tutto da tempo, forse sottovalutavano, forse non pensavano a una repentina accelerazione del progetto, ma sapevano chi doveva partecipare, quale fosse la formula e anche che la Super League si poneva come alternativa alla Champions, senza occupare spazi e date delle competizioni nazionali. Il 16 febbraio, infatti, Butti partecipa al Consiglio di Lega con una documentazione molto dettagliata: slide, calendari, impatto economico e corporate governance. Anche qualcosa di più, insomma, di quanto emerso tre settimane fa. Alla riunione erano presenti - in videoconferenza - il presidente della Lega Paolo Dal Pino; l'amministratore delegato Luigi De Siervo; i consiglieri con diritto di voto, Tommaso Giulini, Luca Percassi, Paolo Scaroni e Maurizio Setti e, come partecipanti senza diritto di voto, anche Claudio Lotito e Beppe Marotta.

I DETTAGLI - Nel verbale emerge che Butti aveva spiegato che la nuova competizione sarebbe dovuta scattare dalla stagione 2022/2023; che a scendere in campo sarebbero stati 15 club con partecipazione pluriennale garantita e cinque con qualificazione annuale; che la riforma avrebbe avuto in impatto a livello sportivo (da 18 a 21 gare) ed economico con distribuzione tra i 15 fondatori di 3,5 miliardi di euro per compensare la mancanza di risorse derivanti dal Covid-19. Precisa, inoltre, che l’impatto sul calendario non sarebbe stato drammatico «in quanto consentirebbe alla Lega di effettuare le 46 giornate di gara attualmente previste per campionato, Coppa Italia e Supercoppa, fermo restando che non ci sarebbe alcuna ulteriore data libera, come di fatto sta avvenendo nella corrente stagione». Insomma, tutto un po' tirato, ma fattibile. D'altra parte anche la SuperChampions dell'Uefa, ha spiegato in seguito Butti, avrebbe eroso date ai campionati nazionali, con il suo maxi-girone iniziale da 10 turni. Tant'è che aggiunge: «La lega inglese, tedesca e spagnola vedono il pericolo di erosione di altre quattro date da parte della Uefa ma sono molto inclini ad accettarlo purché non prenda il via la Superlega (evitando così di doversi scontrare contro la Uefa in questa fase)».

MAROTTA E LOTITO - Butti, che nel suo ruolo tiene rapporti diplomatici con tutte le leghe europee, è quindi informato dell'orientamento che si sta prendendo negli altri tre grandi campionati, nei quali - si evince implicitamente dal suo discorso - sta andando in scena lo stesso dibattito nelle stesse tempistiche. Tutti, quindi, sapevano della Super League a febbraio e la valutavano come alternativa alla SuperChampions Uefa, tendenzialmente preferita, se non altro perché vissuta come "male minore". E' più o meno il tema del dibattito del Consiglio di Lega dopo l'esposizione di Butti. De Siervo spiega come sia in atto un tentativo di mediazione con l'Uefa per ridurre da 10 a 8 le partite del maxi-girone. Percassi e Lotito si dichiarano subito contrari al progetto Super League temendo possa impoverire la Serie A. Marotta, che rappresenta un club invitato alla Super League, spiega che il tema andrebbe portato davanti all'assemblea di Lega (dove ci sono tutti i club), ma insieme a una riforma (la benedetta riforma di cui si parla da più di dieci anni) dei campionati nazionali (con la riduzione delle squadre partecipanti).

LA POSIZIONE DELLA FIFA - E dai documenti esposti in Consiglio di Lega il 16 febbraio emerge anche un altro elemento curioso. La Fifa sarebbe stata non solo al corrente, ma anche favorevole alla Super League, al punto da riservare ai club di quella competizione i 12 posti europei del Mondiale per club ideato da Gianni Infantino, presidente della Fifa. La "World Club Competion", un vero e proprio Mondiale riservato ai club, allargato a 24 squadra e che avrebbe dovuto partire nel 2021 in Cina ed è stato rinviato per Covid. Il condizionale è d'obbligo perché il fatto che i 12 posti in quel torneo fossero riservati ai partecipanti alla Super League è scritto nei documenti della Super League stessa e quindi potrebbe essere frutto di uno scenario immaginato dai fondatori e non necessariamente un progetto condiviso e discusso con la Fifa. Infantino, peraltro, nel suo intervento al Congresso di martedì 20 aprile si era schierato contro la Super League, anche se il quotidiano francese "Le Monde" aveva rivelato un retroscena, secondo il quale la posizione di Infantino, in un primo momento benevolo nei confronti del progetto di Super League, sarebbe stata repentinamente cambiata dopo la sollevazione popolare seguita al comunicato.

LE SANZIONI - Al netto dei retroscena, tuttavia, gli atti di quel Consiglio di Lega riscrivono una parte della storia della Super League che, quindi, non è stata una bomba esplosa di notte, ma un progetto presentato e discusso di mesi. Il che - secondo la lettura del Sole 24 Ore - renderebbe meno possibili le eventuali punizioni ai club: «Alla luce di queste rivelazioni non appaiono giustificabili le sanzioni o le minacce di conseguenze gravi verso i 12 club/aziende che hanno delineato un percorso per aumentare i ricavi, percorso che in quanto tale può essere accolto o rifiutato». E, al momento, il rifiuto da parte del sistema è stato netto.

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