Tacconi, il figlio Andrea: "Tifosi vicini a papà nel giorno del compleanno"

L'ex portiere, colpito da aneurisma, è ricoverato ad Alessandria: "Il 13 maggio saranno tutti fuori dall’ospedale, spero che anche lui li possa sentire. È rimasto nel cuore della gente". Leggi l'intervista

Tacconi, il figlio Andrea: "Tifosi vicini a papà nel giorno del compleanno"

ALESSANDRIA - Milano-Alessandria, andata e ritorno, tutti i giorni per stare vicino a papà Stefano, ricoverato in Rianimazione dopo essere stato colpito dieci giorni fa da un aneurisma. Andrea Tacconi, il primogenito dell’ex portiere della Juventus, si trovava con lui quando il papà si è sentito male: gli ha prestato le prime cure e adesso aspetta fiducioso che si risvegli. «Mia mamma va in ospedale al mattino, io alla sera, ogni tanto porto anche i miei fratelli, purtroppo ci lasciano stare per poco tempo, però gli parliamo e lui dà segnali confortanti».

Andrea, il popolo bianconero non ha dimenticato suo papà.
«Sono rimasto colpito dalle tante manifestazioni d’affetto, non me lo aspettavo. Mi ha chiamato il mondo: non solo dall’Italia, ma pure da Stati Uniti e Giappone. Gli juventini hanno sempre amato papà. Glielo dirò quando si sveglierà: gli farà piacere perché l’affetto è reciproco».

Non solo tifosi, ma pure ex compagni e colleghi.
«Sì, mi hanno chiamato tra gli altri Schillaci, Torricelli, Zenga, Maldini. È rimasto nel cuore della gente, pure di interisti e milanisti. Vuol dire che ha lasciato un segno positivo nel calcio, apprezzato per la sua simpatia».

Molti tifosi vorrebbero testimoniare il loro affetto...
«Il 13 maggio è il compleanno di papà e gruppi di tifosi vogliono venire qui, fuori dall’ospedale, per stargli vicino. Spero che sia già sveglio e possa sentirli. Poi sono in contatto con tanti Juve Club - del Nord ma soprattutto del Sud - che vogliono organizzare una festa quando sarà dimesso».

Voi siete una famiglia unita che sta affrontando una dura prova.
«Questi momenti ti uniscono ancora di più. Non ho avuto neppure il tempo di spaventarmi, è successo tutto così in fretta. Prima il mal di testa, poi la caduta a terra. Io ho cercato di aiutarlo, ho urlato che chiamassero i soccorsi. Avevo l’adrenalina a ventimila, ero preoccupato per il respiro, d’istinto l’ho girato su un fianco» (...)

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