Pagina 2 | Juve, Allegri tra meriti e colpe: l’analisi di una stagione di ricostruzione

La fuga di Ronaldo a fine agosto e il ko di Chiesa hanno tolto gol, la squadra è comunque cresciuta

Cosa non ha funzionato

Sintetizzando in tre punti ciò che ad Allegri non è riuscito appieno in questa stagione, questo è il principale. Alla Juventus in certe partite è mancata la personalità per raccogliere quanto seminato. La convinzione e la consapevolezza necessarie a vincerle dopo aver fatto il necessario per riuscirci. Partite come quelle del girone di ritorno contro Atalanta, Torino e Inter e i due confronti con il Villarreal, per citare cinque esempi che avrebbero potuto cambiare la stagione, la Juventus a un certo punto le ha avute in mano, più o meno a lungo, per la prestazione che stava esprimendo o per risultato che stava maturando: una vera Juventus allegriana avrebbe stretto il pugno e non se le sarebbe lasciate sfuggire, quella attuale ne ha perse due (Villarreal al ritorno e Inter) e pareggiate tre. Specialmente contro l’Inter ha pesato anche la sfortuna, con una traversa, un palo e una decisione abbastanza incomprensibile del Var sul rigore non concesso a Zakaria, ma non può essere solo il caso a spiegare questa lacuna (anche perché ci sono altri esempi, tipo il pareggio di Venezia), così come le zero vittorie contro le prime tre della classifica. Oltre alle lacune in attacco sottolineate anche da Nedved venerdì sera prima della partita contro il Genoa, a questa Juventus sono mancate la cattiveria e la sicurezza della squadra vincente: «Anche mentre la mettevi in difficoltà - proseguiva il citato discorso di Sarri - avevi un retropensiero... “ma tanto poi si perde”». A contribuire a questa incapacità di infliggere il colpo del ko, come già sottolineato, sono state le lacune dell’attacco e di un centrocampo con un solo giocatore abile negli inserimenti, Weston McKennie. Giocatore che Allegri ha inizialmente faticato a inquadrare: tanto che il texano ha iniziato in panchina le prime due partite di Champions e quelle con Milan, Sampdoria e Roma in campionato. Col passare delle settimane il tecnico è riuscito a inserirlo progressivamente e a beneficiare delle sue incursioni offensive che avrebbero però potuto essere preziose prima. E che lo sarebbero state fino alla fine se Allegri non lo avesse perso per la frattura del piede riportata all’andata contro il Villarreal. Se i gol segnati sono un limite tuttora, sono stati quelli subiti il grande problema bianconero di inizio stagione, costando punti fondamentali nelle prime tre partite. Gli errori grossolani alla base dei gol di Udinese e Napoli alla 1ª e alla 3ª giornata hanno ricordato i quattro veri e propri assist forniti dai giocatori bianconeri agli avversari nella seconda parte della passata stagione (Kulusevski contro Torino e Lazio, Bentancur contro il Porto, Arthur contro il Benevento). Troppi per non essere frutto di scarsa concentrazione e di un approccio sbagliato alle partite. Mentalità che Allegri non è riuscito a cambiare prima dell’inizio della stagione.

Allegri divide e impera, ma non deve avvilire Vlahovic
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