Di Canio: “Juve non da vertice. Pogba? Dopo il Mondiale si è perso”

L'ex attaccante, oggi conduttore ed opinionista tv: "Di Maria meraviglioso, ma ha 34 anni. Dietro non basta il solo Bremer. Kostic? Bravo, ma non è un terzino da difesa a quattro”
Di Canio: “Juve non da vertice. Pogba? Dopo il Mondiale si è perso”

MILANO - Le tre storiche grandi d’Italia si sono rinforzate guardando all’Inghilterra: lo sbarco di Origi al Milan, i ritorni di Lukaku all'Inter e Pogba alla Juve. La Premier come teatro di caccia, la Premier un campionato che Paolo Di Canio conosce come le sue tasche.

Di Canio, sabato scatta la Serie A, la sua personale griglia di partenza?

«Penso che il mercato possa ancora determinare cambiamenti, ma ad oggi la mia favorita è il Milan campione d’Italia, con l’Inter contendente numero uno, fatto salvo che rimanga Skriniar. Molto più indietro tutte le altre».

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I rossoneri dopo Giroud hanno pescato ancora dalla Premier per rinforzare l’attacco: Origi è la scelta giusta?

«Le ultime stagioni hanno dimostrato che chi arriva da Inghilterra o Germania si inserisce subito grazie a fisicità, intensità e conoscenze tattiche. Non è più come venti anni fa quando uno straniero aveva bisogno di sei mesi per ambientarsi, adesso il nostro campionato è mediocre, ci sono meno difficoltà. Ciò premesso, Giroud non era titolare nel Chelsea, aveva accettato il ruolo di alternativa e faceva il suo, così come ha fatto al Milan dove magari non ha fatto sfracelli, ma ha segnato i gol scudetto contro Inter, Napoli e Lazio».

Origi?

«Non è un goleador, ma viene ricordato per i gol decisivi in Champions. Può essere un acquisto importantissimo per il Milan. E’ uno abituato a lottare per vincere e arriva in un club appena tornato al successo. Ha lavorato in una squadra di altissimo livello, ha fisico e velocità per fare bene in Italia, però deve applicarsi per diventare di più una prima punta. Ha l’età giusta per farlo e le doti non gli mancano, è bravo a calciare con entrambi i piedi, è forte di testa e in acrobazia. Però arriva dal Liverpool, il top del top. Pensi a Lucas Leiva che dopo due stagioni da esubero nei Reds è arrivato alla Lazio a 30 anni ed è diventato per un paio di campionati il miglior centrocampista difensivo della Serie A».

Il Milan ha meritato lo scudetto o è stata l’Inter a perderlo?

«Secondo me i rossoneri hanno trionfato non per caso, ma grazie alla programmazione. Ha vinto la società in cui ognuno, nel suo ruolo e senza invasioni di campo, ha dato il suo contributo. E non scordiamo i due errori arbitrali con Spezia e Udinese che potevano essere colpi brutali da cui rialzarsi. A l’Inter a volte è mancata un po' di determinazione, in alcune gare è stata rivedibile la gestione come nel derby e poi c’è stato l’episodio di Radu a Bologna».

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Quando parla della gestione del derby si riferisce ai cambi di Inzaghi sull’1-0?

«Certo. Simone ha fatto bene, ha vinto due coppe e se l’è giocata alla pari con il Liverpool in Champions, ma il suo metodo sui cambi, la sostituzione degli ammoniti quasi scientifica, a volte va ammorbidito e contro il Milan, con tutto il rispetto, ha sbagliato. Quel derby era una finale di Champions, se l’Inter l'avesse vinto avrebbe ammazzato il campionato e i migliori, ammoniti o acciaccati (Calhanoglu e Perisic, ndr), dovevano restare in campo».

La incuriosisce De Ketelaere?

«Il Milan è la mia favorita anche perché non ha smobilitato e ha comprato ragazzi di qualità, penso pure ad Adli. Poi ha una difesa affidabilissima, a destra un soldato come Calabria e a sinistra due frecce devastanti. De Ketelaere porterà fantasia, assist e gol e può giocare in molti ruoli offensivi».

Ora il tema che tutti aspettano: Lukaku. Lei dopo il fallimento al Chelsea e la voglia di tornare all’Inter lo ha definito «panterone moscione» e ha sempre sottolineato come non sia un campione.

«Premessa: sono contento sia tornato, perché è un personaggio e crea entusiasmo. Le dirò di più, per me è un bel giocatore, ma due anni fa, dopo lo scudetto, sentivo dire che era un fenomeno, fra i primi tre-quattro attaccanti al mondo e mi sembrava di sognare. Nei due anni di Champions con l’Inter aveva fallito e il calcio di élite è quello, non la Serie A. La statura dei giocatori si vede lì e sarà un caso, ma l’Inter senza Lukaku ha passato il girone con merito e giocato quasi alla pari con il Liverpool. Adesso sento dire da tutti: Lukaku in Italia sposta gli equilibri. E lo penso anche io, ma due anni fa si dicevano cose diverse. Io però per giudicare un calciatore non mi posso tarare solo sulla Serie A. Adesso vediamo, magari riporta lo scudetto all’Inter e segna 30 gol, alcuni alle big in Europa come Real o City. Se migliora lì, sarò il primo a riconoscerlo».

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Chi dovrà adattarsi all'altro, Inzaghi o Lukaku?

«Romelu. Inzaghi ha avuto il miglior attacco del campionato, quindi è Lukaku che deve inserirsi in questa Inter. Sicuramente ci saranno degli aggiustamenti e quando l’Inter si porterà in vantaggio, Lukaku negli spazi sarà devastante. Ma Inzaghi non è Conte, il belga dovrà impegnarsi e migliorare tecnicamente».

Dunque Inter seconda forza del campionato?

«Sì, se resta Skriniar. Però ricordiamo che ha perso Perisic che creava gioco. Gosens, così come Dumfries è più meccanico, un quinto che va a chiudere l’azione, più che a inventarla. Però ci sono alternative migliori rispetto all'anno scorso e se Dzeko si calerà nel ruolo da co-protagonista, giocando 25 gare anziché 40, allora sarà un'Inter competitiva».

Ha detto che dopo le milanesi c’è il vuoto. La Juventus che ritrova Pogba è da titolo?

«In questo momento no. La Juve ha problemi strutturali da due anni e non li ha risolti. Pogba era un’occasione da svincolato, ma viene da due anni e mezzo brutti e non lo dico di certo io. Dopo il Mondiale vinto da leader, si è perso. Però, come per Lukaku, se ha entusiasmo e voglia, in Italia può spostare gli equilibri. Certo, ora ha da gestire questo infortunio, non sorprendente studiando le sue ultime stagioni, e vedremo se tornerà il Pogba incisivo per 90 minuti o solo per alcuni tratti della partita. Per il resto osservo: Di Maria è un giocatore meraviglioso, ma ha 34 anni e un Mondiale alle porte; Chiesa deve recuperare, Vlahovic fatica, dietro sono andati via De Ligt e Chiellini e non penso basti il solo Bremer, grande marcatore, da vedere in una linea a quattro, così come a sinistra manca un terzino sinistro all’altezza e non da ora. Serve un centrocampista, vedremo se Paredes sarà una soluzione. Kostic? Bravo, ma non è un terzino da difesa a quattro. Per me la Juve attuale non è da prime posizioni».

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E la Roma di Mourinho?

«Josè sta creando un instant-team alla Mourinho. Ha fatto all-in e se parte bene può anche dire la sua in un campionato dove le milanesi partono davanti, ma dove non c’è un vero padrone come in Inghilterra, dove spadroneggiano City e Liverpool».

Conte con il Tottenham può mettere i bastoni fra le ruote a Guardiola e Klopp?

«Non penso. Conte è bravo, migliora tanto le squadre e infatti dall’ottavo posto ha portato il Tottenham al quarto. Ma dal quarto al primo-secondo ce ne passa. Ha una difesa non all'altezza e, dovendo giocare anche la Champions, pochi ricambi. City e Liverpool sono molto più attrezzate e pure il Chelsea è più completo».

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