Juve, le cinque sfide per evitare di finire spalle al muro

L'allenatore non è in discussione, ma non si può più perdere terreno e la proprietà ha chiesto la svolta. Dal Bologna al doppio turno di champions fino al derby: ecco le gare da non sbagliare per tornare a respirare
Juve, le cinque sfide per evitare di finire spalle al muro© ANSA

TORINO - Per non trovarsi con le spalle al muro, Massimiliano Allegri e la Juventus sanno cosa devono fare: vincere, possibilmente pure convincere. Semplice? Macché, per una squadra che è entrata in una pericolosa spirale negativa. Negli occhi c’è ancora il finale della partita con il Monza, a distanza di poco più di una settimana dal tracollo che ha fatto imbufalire i tifosi: contestazione di fronte ai giocatori ammutoliti e a testa bassa, Allegri via al fischio finale dopo aver assistito alla gara dallo sky box in tribuna per squalifica, e le bocche cucite della dirigenza. Quattro giorni prima le facce erano le stesse, ma forse il capitombolo aveva lasciato segni ancora più pesanti: la sconfitta con il Benfica aveva incrinato ulteriormente le già scarne certezze juventine, tanto che Allegri non aveva potuto schivare le domande sul suo futuro, con l’accesso agli ottavi di Champions in discussione se non addirittura compromesso: «Io non mi sento a rischio, non mi sento a rischio per niente. Questi momenti fanno parte del calcio, sono momenti difficili e le aspettative, si sa, sono molto alte. Ripeto, dobbiamo solo stare zitti e lavorare». A Monza si era sottratto al fuoco incrociato non per sua volontà, ma perché squalificato, tuttavia il ritornello del suo vice Landucci era lo stesso: «Noi non ci arrendiamo, ora servono fatti e non parole». I fatti, dunque, a cominciare da domenica quando allo Stadium arriverà il Bologna e il finale atteso non potrà essere né quello visto con la Salernitana (al netto degli strafalcioni arbitrali e delle sconcertanti lacune del Var) e nemmeno quello triste dell’UPower Stadium. Ma per tornare Allegri, in tutti i sensi, serviranno 15 giorni da vera Juve altrimenti gli incubi rischiano di allontanarsi dalla dimensione onirica per diventare maledettamente concreti.
Giova ricordarlo, per chi magari si è perso le puntate precedenti. L’esonero di Allegri non è un argomento all’ordine del giorno: non lo è stato nelle ore dopo la débâcle di Monza, non lo è stato durante il Cda bianconero e non lo sarà nemmeno nei prossimi giorni, lo abbiamo raccontato in più occasioni.

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Così come abbiamo evidenziato quanto la soluzione estrema, quella del cambio allenatore, non sia considerata una buona mossa nemmeno dalla tifoseria, nonostante gli slogan semplicistici e trancianti dei social network. E abbiamo anche analizzato i riverberi a livello economico di un’ipotetica staffetta alla guida della squadra, con una spesa che arriverebbe a sfiorare la pesantissima cifra di 80 milioni lordi, considerando l’arrivo di un altro allenatore top. Ma è palese quanto siano determinanti i 15 giorni che intercorrono tra la sfida con il Bologna e il derby della Mole del 15 ottobre allo stadio Grande Torino: la proprietà si attende una svolta, che Allegri sta preparando nel silenzio della Continassa, da oggi alla ripresa degli allenamenti in attesa di ritrovare tutti i nazionali. Cinque partite in cui Max si gioca il credito che ha accumulato in anni di trionfi, ma anche quello, si sa, a un certo punto finisce. La Juventus ha l’opportunità di cambiare marcia e il calendario può dare ancora una volta una mano ai bianconeri: due partite in casa da non fallire tra campionato e Champions con Bologna e Maccabi Haifa, poi tre trasferte in meno di una settimana tra Milan (l’ostacolo sulla carta più alto da superare), ancora Maccabi in Israele e il Torino. C’è appunto margine per ripartire di slancio, però in caso contrario la situazione per il tecnico potrebbe cambiare radicalmente: qualora non arrivassero i risultati attesi allora lo scenario diventerebbe più fosco.

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Lecito attendersi sei punti in Champions e almeno sette in tre match di campionato per poter tornare a respirare. Non facile portarli a casa perché per la Juventus vista fino a Monza, nulla può dirsi semplice. Tuttavia società, staff e squadra stanno cercando la necessaria serenità per invertire la rotta. Ciò che si chiedono i tifosi è quanto lo spogliatoio segua il tecnico e le prossime cinque partite serviranno da cartina di tornasole anche per comprendere la reazione dei giocatori a una situazione nella quale si sono ritrovati per colpe pure loro. Avevano fatto discutere le parole di Bonucci dopo il Benfica: «Sono preoccupato, non lo nascondo. Usciamo dalla partita troppo spesso, vuoi per un fatto mentale o fisico, facciamo fatica a tenere costanti le partite. Purtroppo stiamo attraversando questo momento in cui facciamo fatica dopo il gol segnato. C’è poco da dire, dobbiamo soltanto stare zitti, lavorare e guardare avanti». Gli esami sono alle porte: per tutti.

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