Pagina 4 | "La Juve ruba, si sa...": il postulato mai dimostrato, ma utile a tanti

Il codice Juve: viaggio nella juventinità, fra valori, filosofia, ragionamenti e luoghi comuni (3ª puntata)

 

Il caso Iuliano-Ronaldo

Un po’ come l’altrettanto famoso caso Iuliano-Ronaldo dell’aprile del 1998: il padre di tutte le liti fra Juventus e Inter nell’era contemporanea, la scintilla che ha fatto divampare la più feroce rivalità del calcio italiano. Anche in questo caso è giusto inquadrare la questione sul fronte della narrazione. Nessuno ha masi stabilito con certezza che quel contatto fosse rigore, ma mentre di quel contatto se ne discute ancora oggi, tutti hanno seppellito sotto la polvere del tempo la partita di andata di quel discusso campionato. Inter-Juventus finita 1-0, dopo un gol annullato a Inzaghi per un presunto fallo di mano e un rigore, netto, per un intervento di Taribo West sullo stesso Inzaghi. Quei due casi vennero discussi pochissimo, la partita venne archiviata velocemente, mentre alla vigilia di ogni Juventus-Inter si torna a parlare del caso Iuliano-Ronaldo, per dimostrare che, sì, la Juve ruba. In realtà la Juve viene egualmente derubata, ma non si dice. Per ogni recriminazione contro la Juventus c’è, statisticamente, una recriminazione a favore, svanita nei volatili archivi di una memoria calcistica a senso unico. Qualcuno ogni tanto le cerca e le trova, difficilmente però interessano ai media.

Il Collina Day

Non si celebra, il 14 maggio di ogni anno, il Collina Day: ovvero il giorno in cui sotto un diluvio universale, l’arbitro bolognese interruppe per oltre un’ora (violando il regolamento che avrebbe previsto, a quel punto, il rinvio della gara) e la fece riprendere su un campo clamorosamente impraticabile. Quella partita, persa dalla Juventus, consegnò lo scudetto alla Lazio. Così come nessuno rinfaccia ai giallorossi, alla vigilia di ogni Juventus-Roma, il cambio di regolamento in corso della stagione 2000-2001, quando nel mezzo del campionato venne abolito il limite sull’utilizzo del numero degli extracomunitari utilizzabili, spiananando ai giallorossi la strada per lo scudetto. Perché proprio la sfida contro la Juventus venne decisa dal gol di Nakata, fino alla domenica precedente inutilizzabile insieme agli altri extracomunitari del tecnico romanista Fabio Capello. Perfino il direttore di allora della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò, arrivò a scrivere che il cambio di regolamento a campionato in corso era «un’offesa al calcio, al campionato e al buon senso». Il professor Manzella, presidente della Corte Federale che decretò quella modifica regolamentare, nessuno lo ricorda. Su Turone vengono girati film. Forse anche perché la Juventus non si difende o, meglio, non sbraita, non si agita, non alimenta una letteratura vittimista compilando dossier. Le rimostranze ci sono (si pensi al dopo Real-Juve del 2017, per esempio), ma scemano velocemente: c’è sempre dell’altro su cui concentrarsi. «Non forniamo troppi alibi ai giocatori», è la risposta più frequente che si ascolta dai dirigenti e che segna il confine fra la narrazione e la realtà. E, chissà, anche fra i film su Turone e gli scudetti. 

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