Perché la Juve non è spaventata dalla visuale del buco della serratura

Mentre aspettiamo che le indagini sulla Juventus diventino processo e poi sentenza, si celebra il processo mediatico fatto di stralci, ipotesi e ipotesi delle ipotesi. Come sempre

Le chiacchiere per ricostruire i fatti. C’è qualcosa di simbolico in un Paese che decide di scrivere parti importanti della propria storia recente attraverso le intercettazioni, usando le ciance per dare forma alla realtà ed erigendo il pettegolezzo a verità. Il tutto sfruttando la morbosa curiosità di spiare dal buco della serratura. Mentre aspettiamo che le indagini sulla Juventus diventino processo e poi sentenza, si celebra il processo mediatico fatto di stralci, ipotesi e ipotesi delle ipotesi. Come sempre. Nel frattempo, in mezzo a tante chiacchiere, è giusto registrare due fatti: il calcio italiano si sta dimostrando molto prudente nell’esprimere giudizi sulla vicenda juventina e la Juventus si sta difendendo con una veemenza che pone di fronte al dubbio: o c’è un pizzico di follia o c’è una seria convinzione nelle proprie azioni. Proviamo ad analizzare questi due fatti, che per altro aiutano i tifosi a orientarsi in questo caos mediatico.

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Perché dal ministro dello sport Abodi ai presidenti dei club, passando per i numeri uno di Figc e Lega Serie A, non c’è nessuno che si allinei con il colpevolismo che si registra da una parte dei media? «Serve una riflessione sul sistema», ha detto Gravina. «Probabilmente la Juventus non è l’unica, dunque è il momento di mettere ordine e di andare a controllare in maniera più puntuale», ha ribadito Abodi. E poi gli altri, prudentissimi al punto da sembrare solidali per quanto la Juventus sta subendo in questi giorni. I casi sono due: o l’esperienza e la conoscenza del loro mondo spinge questi protagonisti a inquadrare meglio la situazione della Juventus oppure c’è il timore (o terrore) che controlli come quelli che ha subito la società bianconera scoperchino vasi pericolosi. Quando Calciopoli sconvolse il calcio italiano, le indagini (lo scrive il giudice penale di primo grado, Teresa Casoria) andarono in una sola direzione, escludendo sistematicamente le prove a carico di altre società, emerse successivamente a conclamare un’altra verità. È evidente che questa volta la Juventus non lo accetterebbe.

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Lo si evince anche dal fatto che si sta difendendo in modo vigoroso. Ieri, a tarda sera, è uscito il comunicato con cui il CdA dimissionario ha riapprovato il bilancio con le correzioni della Consob. Non tutte, però. E quelle inserite solo per «accentuata prudenza». Insomma, la Juventus ribadisce la sua buona fede e la sua innocenza con tutta la forza che permette la formalità del linguaggio finanziario. E anche se è il “vecchio” CdA, quello che sta per nascere approva la linea. La Juventus e la sua proprietà, insomma, sono convinte di aver ragione e faranno di tutto per dimostrarlo. Non è un punto di partenza indifferente per analizzare la vicenda provando ad andare oltre le chiacchiere.

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