Juventus, Vlahovic e lo psicodramma bianconero

Prosegue il tormentato momento del serbo, simbolico della stagione della squadra di Allegri. E Pogba...

Scusate se vi parliamo di Vlahovic. I protagonisti della vittoria juventina sarebbero altri: Adrien Rabiot e la sua pesantissima doppietta, i giovani che tra entusiasmo e distrazioni hanno comunque aperto una fessura da cui sbirciare un futuro interessante (e low cost), finanche il “bomber” Bremer. Eppure Vlahovic ha incarnato l’essenza della stagione della Juventus, psicotica, confusa e sfigata. E si è meritato, al culmine del suo personale psicodramma, l’abbraccio dei tifosi e della squadra: lo sguardo sperso dopo il rigore calciato forte sul palo lo hanno riconciliato con un pubblico mugugnante per l’ennesima prestazione sbilenca e sconclusionata. Vlahovic si è perso da qualche parte fra Mondiale e pubalgia, si sta cercando nel mezzo della stagione più difficile della storia bianconera e non sta trovando granché. È palpabile il suo tormento, ma anche il suo impegno, la sua determinazione agonistica, così come tutta l’immaturità caratteriale di un ventitreenne che brucia dalla smania di diventare un grande, come gli promette il suo talento. Serve pazienza, serve Allegri, servono i compagni e i tifosi: ieri c’erano quasi tutti gli elementi e Vlahovic contro quel palo potrebbe averci fatto sbattere la sua maledizione. Lo vedremo giovedì a Friburgo, prima c’è tempo di fare qualche ragionamento sulla Serie A.

La Serie A e il cambiamento in corso

Nessuno potrà mettere mai in dubbio la legittimità dello scudetto del Napoli che sta gestendo il campionato come Indurain faceva con le cronometro: corre da solo. Certo, l’affanno con cui tutte le avversarie inciampano, goffe e discontinue, rende ancora più sgraziato il distacco che Spalletti infligge alle seconde. Nessuna fra Inter, Lazio, Milan, Roma e Atalanta potrebbe reggere il ritmo del Napoli, ma vanno così lente che la Juventus rattoppata, penalizzata di 15 punti, bastonata dalla sfortuna è a 9 punti dal quarto posto (anche se il Milan gioca stasera). Senza il giudice Torsello, la Juventus sarebbe seconda a 53 punti, nonostante tutto e avendo schierato, ieri sera, quattro 2000 (cosa di cui fuori dall’Italia nessuno si vanterebbe, ma da noi resta un’eccezione soprattutto per un top club). Si potrebbero trarre molte conclusioni: dal livello della Serie A a quello della Juventus, squadra strana nella quale deludono le certezze e sorprendono le scommesse, forse il segnale di un cambiamento in corso e che semplificherà la rinascita.

La situazione di Pogba

Chi non risorge è invece Pogba. Sta diventando una barzelletta che non fa ridere, surreale ma poco comica. Messe una in fila all’altra, le vicende del francese, da luglio a ieri pomeriggio, formano una sequenza che anche il più spericolato sceneggiatore di serie tv sfronderebbe un po’, perché «va bene tutto, ma anche meno se no non è credibile». Le ultime due mancate convocazioni, apprese all’ultimo momento, proprio quando tutto sembrava apparecchiato per il ritorno arrivano dopo 8 mesi di delusioni che stanno trasformandosi dubbi. Gli appena 35’ giocati fra derby e Roma avevano comunque dato l’illusione di aver ritrovato il campione di cui il popolo juventino ha estremamente bisogno, poi i due passi indietro. L’unica strada, a questo punto, è aspettare Paul, sarebbe prematuro e imprudente decretarne il tramonto e, in fondo, non ci sono molte alternative plausibili per Allegri e la Juventus. Tanto questa stagione va così.

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