Allegri, la Coppa Italia e l'altro finale con la Juventus

La serata trionfante di Coppa Italia e quel saluto a Max immaginato con un finale diverso

Il timore dell'imbarcata. Parliamo tra tifosi e si percepisce scarsa fiducia, serpeggia la paura di brutte figure. Non più, come qualche anno fa, alla vigilia della finale di Champions contro Messi Suarez e Neymar, ma in vista di una "semplice" Coppa Italia in cui sfidare i pur bravissimi De Ketelaere e Lookman della encomiabile Atalanta di Gasperini. Le cose cambiano in fretta, ce ne siamo accorti, e ora che ci stiamo per giocare un trofeo siamo sfiduciati proprio come contro i blaugrana prima di Berlino: loro volano e noi non vinciamo una partita da una vita, non battiamo neanche l'ultima in classifica nella seconda stagione consecutiva che sembra non finire mai. Agonie per motivi mediatico giudiziari o per evidenti problemi di campo: da qualche tempo il campionato pare durare il doppio del normale, ma stavolta si chiude con una finale e non si può mancare.

Finalmente il popolo bianconero si ritrova unito e compatto già da prima della partita, proprio come ai bei tempi. L'emozione di giocarsi qualcosa, sensazione dimenticata da un po' (oddio, per altri sarebbe normale passare due o tre anni in bianco, ma a noi vivere la scorsa stagione, una sola, senza una finale, è parso un secolo) e ora che Al Bano sta finendo di cantare l'inno con una prestazione non dissimile da quelle della Juve nel girone di ritorno siamo comunque emozionati. Gli abbracci al gol di Vlahovic ("grande Dusan, ma hai visto che ha fatto Cambiaso?"), consci che da lì sarà una sofferenza atroce per i quasi 90 minuti restanti. E invece no, rischiamo di raddoppiare noi, Hien decide saggiamente di prendere Vlahovic a sbracciate e ginocchiate, tanto Maresca non vede e il Var quest'anno forse non può intervenire in favore della Juve, Dusan raddoppia ("grande Dusan, ma hai visto che fatto Cambiaso?") ma è fuorigioco di mezzo dito, palo di Lookman, traversa di Miretti, qui non finisce mai finché dopo mille minuti percepiti di partita.

Allegri, tutto lo stadio applaude

Perin fa una grande parata dopo un fallo su Danilo fischiato in ritardo e Allegri esplode, guardalo lì sotto, sta impazzendo, si leva la giacca e questo ormai lo sappiamo ma stavolta si sta per strappare pure la camicia, urla in faccia al quarto uomo, arriva Maresca con il rosso e lui se ne va con il pubblico bianconero impazzito e in quel momento si alzano tutti in piedi per applaudire l'uscita di scena di Max, non ci sono magicamente più allegriani e antiallegriani, questa serata è davvero un miracolo e infatti dopo cento minuti di recupero è finita, abbiamo vinto noi. Nell'anno più duro, derisi dai nemici esterni e interni, terrorizzati dalla super Atalanta di Gasp abbiamo vinto noi, lo abbiamo meritato, stiamo cantando nuovamente uniti ed è uno sfogo che vuole espellere due anni di amarezze in campo e fuori. È forse questo il nostro modo di ritrovare un'identità ogni volta che sembra persa: guardarci negli occhi felici mentre i nostri alzano una coppa, sapere che se vinciamo noi hanno perso le altre 19, mica solo l'ottima squadra che abbiamo di fronte. È lì che i miei ricordi differiscono dai vostri.

Juve, Allegri, Giuntoli e l'altro finale

Perché io vedo Giuntoli avvicinarsi ad Allegri, questo lo guarda un po' in cagnesco, gli sta per dire di allontanarsi ma poi lo richiama, lo abbraccia e gli sussurra all'orecchio che i problemi - perché di problemi ce ne sono - stasera non contano più, ora è tempo di festeggiare tutti insieme. Il ds apprezza, gli fa i complimenti per quel trofeo conquistato meritatamente in un'annata così complicata e sofferta. Noi guardiamo e ci piace così: sappiamo che la cosa migliore è l'addio, la nuova dirigenza ha tutto il diritto di scegliere il tecnico più aderente al suo progetto e questi tre anni surreali e difficili dell'Allegri 2 non ci hanno dato le soddisfazioni che speravamo, ma stasera c'è spazio solo per la festa.

Dei problemi parleranno domani intorno a un tavolo, perché adesso Max rientra negli spogliatoi e, quando incontra il direttore Vaciago, gli dice che non gli sono piaciuti alcuni articoli di quest'anno ma poi si confrontano serenamente e anche di questo, semmai, ci sarà tempo per parlare con calma e rispetto in altre occasioni. Il popolo bianconero - sì, stasera si è ritrovato un popolo - festeggia una Coppa Italia come non ha mai fatto, il giorno dopo i giornali celebrano la vittoria bianconera come giusto che sia, allegriani e non sono finalmente in tregua e, dopo 48 ore di puro godimento, ecco tutti intorno a un tavolo perché c'è da dirsi cosa non ha funzionato da una parte e dall'altra. C'è da preparare i saluti e da redigere un comunicato in cui la Juve saluta Max ringraziandolo per gli anni trascorsi insieme e le parti annunciano di avere trovato una intesa su una buona uscita.

Ecco il tweet di Agnelli che celebra il suo ex tecnico di 5 scudetti, noi siamo delusi da questi 3 anni, felici per questa Coppa un po' inaspettata ed eccitati per la nuova era probabilmente targata Thiago Motta, quando finalmente non ci divideremo più. Ed è qui, solo quando ho immaginato un popolo mai più diviso, che ho capito che il mio finale era di fantasia, mentre quello vero lo avete visto voi. Siamo di nuovo pronti a fare felici i tanti nemici ricominciando a dividerci, stavolta tra mottiani e antimottiani, giuntoliani e non. In mezzo, se non arreca troppo disturbo, rimane la Juventus. Con 38 scudetti e 15 Coppe Italia, tanti di questi con Allegri in panchina, speriamo altrettanti con il prossimo tecnico perché loro passano ma noi no, saremo sempre lì per un'altra giornata così bella, un trofeo da sollevare e un finale diverso, magari più simile a quello che ho visto io.

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