Non basta avere due portieri titolari se ti mancano alternative all’altezza in attacco. Mattia Perin è la bella faccia della più brutta Juventus della stagione, ma non consola granché della sconfitta, la prima stagionale, maturata in cima a una prestazione deludente, superficiale, perfino indolente. Non è tempo di processi, ma Thiago Motta ha delle responsabilità nella dolorosa sbandata, perché lo Stoccarda ha dominato e vinto con pieno merito, mentre la Juventus non ha creato abbastanza e, quando ci ha provato lo ha fatto con lentezza e timidezza. La Juventus, di cui proprio Perin aveva esaltato lo spirito agonistico alla vigilia della partita, non può e non deve essere questa. Non ha l’obbligo di vincere sempre, ma il dovere morale di non perdere così, tecnicamente molle e inconsistente sotto il profilo caratteriale.
Juve, che sofferenza
Certo, le assenze pesano sotto il profilo tecnico (fare contemporaneamente a meno di Bremer, Nico Gonzalez, Koopmeiners non è uno scherzo) e anche sotto il profilo fisico (perché tutti fanno gli straordinari e la sparizione di Milik non dà proprio fiato a Vlahovic) e questa può essere una spiegazione del perché la Juventus di ieri non è manco lontana parente di quella delle prime dieci partite della stagione. Soffre di brutto e Perin fa più parate e corre più rischi che Di Gregorio in tutte le partite disputate (a confermare il dominio tedesco). Vlahovic corre a vuoto e male fi no a evaporare, senza lasciare tracce di sé; Yildiz vuole strafare (e come capita in questi casi spesso strasbaglia); Savona è frastornato, Fagioli non ragiona abbastanza; nella trequarti ci deve essere un tunnel spazio-temporale che inghiotte McKennie e Danilo non fa molto per convincere Motta di aver sbagliato a tenerlo fuori. È una partita amara, ma interessante per analizzare i limiti di questa Juventus, che finora aveva sempre lasciato almeno un paio di impressioni positive, mentre in una sola serata mostra, tutti insieme, i suoi difetti: l’inesperienza, la ristrettezza della rosa, la difficoltà a concretizzare le occasioni costruite (ieri comunque pochine).
