Mancini, Tudor e i tre scenari che cambiano il futuro della Juve

Elkann sta valutando la situazione e anche l'operato della dirigenza bianconera: è l'uomo che può accelerare o frenare le decisioni

TORINO - Mancini è pronto. La Juventus non ancora. E pensa anche  a Tudor o a un altro traghettatore. Sullo sfondo c'è Thiago Motta, che la proprietà (e in fondo anche la dirigenza) spera di poter portare fino a fine stagione evitando un poco juventino esonero a stagione in corso. La situazione è fluida, molto, forse tutto dipende dalla partita contro il Genoa di sabato 29, potenziale spartiacque per il destino di Motta (ma attenzione doveva esserlo anche Firenze e poi...).

Lo scenario principale

Ma perché tutta questa incertezza? La prima fondamentale ragione è che nessuno vorrebbe cacciare Motta subito. Se verrà presa questa decisione è per scongiurare un danno ancora più grosso, ovvero mancare il quarto posto e perdere i 100 milioni della Champions. Se contro il Genoa la dirigenza avesse la sensazione che il rapporto fra Thiago e la squadra è irrecuperabile, allora procederebbe alla sostituzione in corsa. Altrimenti andare avanti con Motta sarebbe una soluzione che lascerebbe molto più tempo e opportunità di scegliere il prossimo allenatore. Che Motta lasci la Juve a fine stagione, infatti, pur non essendo certo, resta molto probabile

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il progetto del Mancio

E Mancini? Mancini è pronto. Non ha un accordo già definito, ma non ci metterebbe molto a trovarlo. Naturalmente non di tre mesi. Se il Mancio arriva a Torino non è per fare il traghettatore, ma per iniziare un periodo più lungo, con l'intenzione di provare a vincere qualcosa. La Juventus, quindi, prenderebbe una decisione molto impegnativa in un periodo di tempo molto breve (e stressante).

 

La proprietà, per esempio, è perplessa, perché il finale di stagione potrebbe condizionare le scelte per la prossima stagione e impegnarsi con un allenatore destinato a durare di più potrebbe essere un rischio sgradito. Tuttavia Mancini resta un nome caldo e credibile, perché il profilo è convincente, l'esperienza è solida e potrebbe anche sposare il progetto giovani (magari con l'inserimento di qualche giocatore d'esperienza in estate).

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La sfida di Igor

Tudor, invece, potrebbe giocarsi le sue carte da qui a fine stagione, nella speranza di convincere dirigenza e proprietà a confermarlo o, nella peggiore delle ipotesi, sfrutterebbe l'opportunità per rilanciarsi. Tudor conosce la Juve, l'ambiente, ha un buon rapporto con i tifosi e ha quel di tipo di pragmatismo per normalizzare la squadra e provare a dare l'assalto al quarto posto. L'opzione del traghettatore è quella più semplice da scegliere: non impegna, consente di dare la scossa alla squadra e poi di prendere la decisione sul futuro con maggiore calma. A uno come Tudor, peraltro, potrebbe essere dato anche il compito di guidare la squadra al Mondiale per club.

Incontri e futuro

E la dirigenza? Si è molto parlato nelle ultime ventiquattro ore dell'incontro con Elkann, incontro che non ha trovato riscontri concreti (c'è chi ha detto che si tratta di un vertice di Gedi che, quindi, vede coinvolto Scanavino; chi ha negato il fatto; chi lo ha ambientato alla Continassa). L'incontro, tuttavia, non è una questione chiave: John Elkann è sempre a stretto contatto con l'amico Scanavino e non ha bisogno di un vertice per essere informato della Juventus. Piuttosto è John, in questo momento, l'uomo che può accelerare o frenare le decisioni: dall'esonero di Motta, alla scelta del sostituto. John sta valutando con attenzione la situazione Juve e anche l'operato della dirigenza. Non una notizia clamorosa (qualsiasi dirigente d'azienda è sempre "sotto l'esame" della proprietà), ma in un periodo di risultati negativi non va sottovalutato. Difficile, comunque, che nei prossimi due giorni vengano prese decisioni definitive. Ci sono tante riflessioni sul tavolo e, soprattutto, c'è la partita contro il Genoa per capire se Motta ha recepito gli ordini ed è riuscito a dare la necessaria sterzata alla squadra.

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TORINO - Mancini è pronto. La Juventus non ancora. E pensa anche  a Tudor o a un altro traghettatore. Sullo sfondo c'è Thiago Motta, che la proprietà (e in fondo anche la dirigenza) spera di poter portare fino a fine stagione evitando un poco juventino esonero a stagione in corso. La situazione è fluida, molto, forse tutto dipende dalla partita contro il Genoa di sabato 29, potenziale spartiacque per il destino di Motta (ma attenzione doveva esserlo anche Firenze e poi...).

Lo scenario principale

Ma perché tutta questa incertezza? La prima fondamentale ragione è che nessuno vorrebbe cacciare Motta subito. Se verrà presa questa decisione è per scongiurare un danno ancora più grosso, ovvero mancare il quarto posto e perdere i 100 milioni della Champions. Se contro il Genoa la dirigenza avesse la sensazione che il rapporto fra Thiago e la squadra è irrecuperabile, allora procederebbe alla sostituzione in corsa. Altrimenti andare avanti con Motta sarebbe una soluzione che lascerebbe molto più tempo e opportunità di scegliere il prossimo allenatore. Che Motta lasci la Juve a fine stagione, infatti, pur non essendo certo, resta molto probabile

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