La vittoria della prima Juventus di Igor Tudor si porta appresso molta simbologia spessa che travalica il “semplice” risultato della partita, una vittoria peraltro per nulla banale perché permette di lavorare con serenità e di restare nel gruppone delle pretendenti alla qualificazione Champions. Oltre alla sostanza dei tre punti, infatti, va analizzato e sviscerato il combinato disposto tra il significato della presenza di John Elkann in tribuna e il bellissimo gol partita segnato da Kenan Yildiz. L’azionista di maggioranza è arrivato allo stadio, accompagnato da moglie e figlio, pochi minuti prima della partita e questa scelta non è appunto banale: ha certificato plasticamente la vicinanza della proprietà alla squadra in un momento di difficoltà e di ennesima transizione dopo che anche lui si era speso per tenere a battesimo l’avvio del mitologico progetto precedente che faceva capo alla scelta di Thiago Motta e alla rivoluzione dell’intero organico.
Juve, l'investitura Yildiz
E, a tal proposito, è assai probabile che l’Ingegnere non si intenda di dinamiche tecniche di mercato e che non sia (stato?) consapevole del fatto che il suo commento del maggio scorso («E’ bello avere il trofeo. Soprattutto guardiamo al futuro con tanto ottimismo e speranza perché la Juve ha dei giovani straordinari e l’hanno dimostrato questa sera») nell’immediata post vittoria della Coppa Italia non abbia avuto seguito. Perché è un fatto che molti di quei giovani siano stati ceduti sull’altare della sostenibilità e del rafforzamento tecnico e che ne sia rimasto in rosa tra loro solo, di fatto, il simbolo di questa rinascita bianconera: Kenan Yildiz. Occhio: non un giovane qualsiasi, bensì colui al quale la Juventus ha affidato l’iconica e “pesante” maglia numero 10, quella indossata dai simboli bianconeri. Un’investitura a tutti gli effetti la cui intangibilità cominciava però a scricchiolare sull’altare della sostenibilità economica, della creazione di valore delle dinamiche di mercato.

