Yildiz al centro, la Juve lo toglie dal mercato: i sacrificabili sono due

Il turco, che col suo fantastico gol ha regalato la vittoria con il Genoa, torna protagonista di un progetto che necessita di punti fermi nella rosa

La vittoria della prima Juventus di Igor Tudor si porta appresso molta simbologia spessa che travalica il “semplice” risultato della partita, una vittoria peraltro per nulla banale perché permette di lavorare con serenità e di restare nel gruppone delle pretendenti alla qualificazione Champions. Oltre alla sostanza dei tre punti, infatti, va analizzato e sviscerato il combinato disposto tra il significato della presenza di John Elkann in tribuna e il bellissimo gol partita segnato da Kenan Yildiz. L’azionista di maggioranza è arrivato allo stadio, accompagnato da moglie e figlio, pochi minuti prima della partita e questa scelta non è appunto banale: ha certificato plasticamente la vicinanza della proprietà alla squadra in un momento di difficoltà e di ennesima transizione dopo che anche lui si era speso per tenere a battesimo l’avvio del mitologico progetto precedente che faceva capo alla scelta di Thiago Motta e alla rivoluzione dell’intero organico.

Juve, l'investitura Yildiz

E, a tal proposito, è assai probabile che l’Ingegnere non si intenda di dinamiche tecniche di mercato e che non sia (stato?) consapevole del fatto che il suo commento del maggio scorso («E’ bello avere il trofeo. Soprattutto guardiamo al futuro con tanto ottimismo e speranza perché la Juve ha dei giovani straordinari e l’hanno dimostrato questa sera») nell’immediata post vittoria della Coppa Italia non abbia avuto seguito. Perché è un fatto che molti di quei giovani siano stati ceduti sull’altare della sostenibilità e del rafforzamento tecnico e che ne sia rimasto in rosa tra loro solo, di fatto, il simbolo di questa rinascita bianconera: Kenan Yildiz. Occhio: non un giovane qualsiasi, bensì colui al quale la Juventus ha affidato l’iconica e “pesante” maglia numero 10, quella indossata dai simboli bianconeri. Un’investitura a tutti gli effetti la cui intangibilità cominciava però a scricchiolare sull’altare della sostenibilità economica, della creazione di valore delle dinamiche di mercato.

 

 

 

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Yildiz, le indiscrezioni e il calo

Che, queste ultime, hanno assunto contorni spessi e inquietanti dopo gli incontri torinesi di gennaio tra lui, la sua famiglia e il procuratore Jorge Mendes. Difficile che si siano visti per ottenere informazioni circa quali siano i migliori ristoranti di Lisbona, su cui comunque il potente procuratore portoghese ha informazioni dettagliate. E chissà se è un caso che dopo quei colloqui lo stesso Yildiz abbia evidenziato un calo motivazionale che è risultato logico, oltre che semplice e banale, imputare alla gestione di Thiago Motta. Sia come sia, perché tanto ognuno segue un account (spesso anonimo) o ha un amico dell’amico che gli racconta verità assolute, le indiscrezioni su presunte offerte dalla Premier per tramite di Mendes sono aumentate in concomitanza delle difficoltà della Juve e del rischio di non riuscire a raggiungere il quarto posto e la conseguente sostanziosa prebenda Uefa tramite i contributi Champions. Perché l’assioma è pian piano diventato praticamente automatico e subliminale, in modo che la “ente” cominciasse ad abituarsi all’ineluttabile: in caso di mancata qualificazione all’Europa che conta (e soprattutto che paga) un sacrificio illustre sarà inevitabile.

 

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I due big sacrificabili

E chi se non Yildiz, soprattutto nel caso in cui un super procuratore a caso si presenti con una offerta introno ai cento milioni? Tutto lineare e, appunto, ineluttabile. Fino a quando si è fatta sentire la presenza di John Elkann, prima di palesarsi allo stadio, ha messo sul piatto del bilancio 15 milioni subito, per evitare ansie da rosicchiamento del capitale sociale, e “potrà essere incrementato o meno su richiesta del cda nei prossimi mesi, in funzione degli eventi, fino a un massimo di 110 milioni”. Insomma, a spanne i danari che verrebbero incassati da una cessione di Yildiz che, invece, può essere così considerato blindato da una proprietà che ha voluto anche marchiare il territorio a fronte del frequente fiorire di interessi più o meno credibili sulle azioni della Juventus. La Exor non ha nessuna intenzione di cedere la mano e neppure di perdere altri gioielli della corona dopo una emorragia che non ha convinto tutti nell’entourage dello stesso Elkann. Poi sì, certo, in caso di fallimento nella corsa al quarto posto sarà inevitabile qualche sacrificio (Cambiaso e Douglas Luiz i candidati principali) che aiuti a mantenere i conti in linea di galleggiamento, ma il messaggio per nulla subliminale è quello di non scarificare sull’altare della sostenibilità l’ultimo, e nuovo, simbolo bianconero. Che, guarda caso, ha miracol mostrato proprio sotto gli occhi del grande capo, quello che solo un anno fa esaltava i ragazzini della Juventus che gli avevano portato in regalo la Coppa Italia.

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La vittoria della prima Juventus di Igor Tudor si porta appresso molta simbologia spessa che travalica il “semplice” risultato della partita, una vittoria peraltro per nulla banale perché permette di lavorare con serenità e di restare nel gruppone delle pretendenti alla qualificazione Champions. Oltre alla sostanza dei tre punti, infatti, va analizzato e sviscerato il combinato disposto tra il significato della presenza di John Elkann in tribuna e il bellissimo gol partita segnato da Kenan Yildiz. L’azionista di maggioranza è arrivato allo stadio, accompagnato da moglie e figlio, pochi minuti prima della partita e questa scelta non è appunto banale: ha certificato plasticamente la vicinanza della proprietà alla squadra in un momento di difficoltà e di ennesima transizione dopo che anche lui si era speso per tenere a battesimo l’avvio del mitologico progetto precedente che faceva capo alla scelta di Thiago Motta e alla rivoluzione dell’intero organico.

Juve, l'investitura Yildiz

E, a tal proposito, è assai probabile che l’Ingegnere non si intenda di dinamiche tecniche di mercato e che non sia (stato?) consapevole del fatto che il suo commento del maggio scorso («E’ bello avere il trofeo. Soprattutto guardiamo al futuro con tanto ottimismo e speranza perché la Juve ha dei giovani straordinari e l’hanno dimostrato questa sera») nell’immediata post vittoria della Coppa Italia non abbia avuto seguito. Perché è un fatto che molti di quei giovani siano stati ceduti sull’altare della sostenibilità e del rafforzamento tecnico e che ne sia rimasto in rosa tra loro solo, di fatto, il simbolo di questa rinascita bianconera: Kenan Yildiz. Occhio: non un giovane qualsiasi, bensì colui al quale la Juventus ha affidato l’iconica e “pesante” maglia numero 10, quella indossata dai simboli bianconeri. Un’investitura a tutti gli effetti la cui intangibilità cominciava però a scricchiolare sull’altare della sostenibilità economica, della creazione di valore delle dinamiche di mercato.

 

 

 

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