TORINO - Come per qualunque allenatore subentrato in corsa, la più grande sfida di Igor Tudor sarà mettere mano in poco tempo alla parte tattica . Non essendo un integralista, il tecnico croato avrebbe potuto conservare l’assetto ereditato da Thiago Motta: del resto il tempo avuto, considerando le tante assenze per gli impegni delle Nazionali, con tutto l’organico a disposizione si è ristretto a tre allenamenti prima della sfida con il Genoa. Invece Tudor ha voluto dare subito la sua impronta alla squadra partendo dalla linea difensiva: un caposaldo è la retroguardia a tre e si è vista subito all’opera sabato, con tre centrali di ruolo piazzati nelle posizioni ideali per ottimizzarne le prestazioni. Un primo scorcio di ciò che si vedrà con ancora più chiarezza nelle prossime otto partite: Gatti a destra poi sostituito molto bene da Kalulu, Veiga a dirigere le operazioni al centro sfruttando le qualità di palleggio, Kelly a sinistra. Il debutto è stato incoraggiante per tanti aspetti, anche se il cartello dei lavori in corso è ancora ben visibile. E del resto non potrebbe essere altrimenti: servono tempo e allenamenti per rendere fluidi i movimenti e perfezionare il passaggio dal modo di difendere a quattro alla linea a tre. Si sono viste delle imperfezioni, qualche errore tecnico di troppo così come alcune palle perse (che possono costare caro contro avversari più spietati), però la sensazione è che la strada intrapresa da Tudor sia quella giusta, perché la Juventus ha in rosa gli elementi giusti per trovare equilibrio e solidità con il 3-4-2-1.

