Alleluja Tudor, per fortuna non sei Motta: la Juve ora è senza paura!

Preso al posto di Thiago, dopo sei partite Igor ha dimostrato di aver saputo rianimare un gruppo che aveva perso identità. E sabato lo scontro diretto in casa della Lazio

TORINO - Se come diceva Agatha Christie “un indizio è un indizio, due sono una coincidenza e tre sono una prova” ecco che sei partite diventano un test più che mai affidabile. E così le 6 sfide made in Tudor raccontano di più degli 11 punti conquistati: 3 match in casa per altrettante vittorie e 3 in trasferta per 2 pareggi e una sconfitta, a Parma. Il lavoro di Igor sulla panchina della Juventus comincia ad avere una forma e un peso preciso, come si suol dire in questi casi, specifico. Certo, il giudizio finale sul suo operato e quindi sul suo destino saranno legati a doppia mandata alla conquista o meno della prossima Champions League, ma intanto la cornice inizia a prendere forma.

Il cambio con Thiago Motta

Per fortuna sua e della Juventus la discontinuità con la precedente gestione Thiago Motta - che in questi giorni sta percorrendo a piedi con la moglie il più che mai riflessivo e intimistico cammino di Santiago - è netta. Non solo nei risultati ma anche nell’approccio alle partite. Non era così scontato che la Juventus a 270’ dalla fine del campionato fosse ancora in corsa per il 4° posto e quindi giocasse per l’accesso alla prossima Champions perché la memoria a volte inganna ma rinfrescarla è sempre esercizio utile.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La Juve che ha trovato Tudor

Il tecnico croato, infatti, ha ereditato durante l’ultima sosta per gli impegni delle Nazionali una Juventus che aveva completamente perso fiducia in se stessa dopo le pesantissime sconfitte subite con l’Atalanta all’Allianz (0-4) e a Firenze (3-0). Due sfide in cui lo scollamento tra l’ex allenatore italobrasiliano e la squadra si era manifestato nella maniera più evidente possibile. Non uno straccio di reazione a fronte dei gol subiti. Anzi, la sensazione che Locatelli e compagni non vedessero l’ora di sentire il triplice fischio per veder terminato il supplizio. Che non a caso portò la dirigenza a optare per l’esonero. Decisione che sta pagando e sabato potrebbe ottenere una risposta quasi definitiva.

Sguardi e parole, da cosa si capisce Igor

Perché dopo essere uscita indenne da Bologna, dove ha creato più occasioni da gol dei rossoblù, la Juventus sabato si misurerà in casa della Lazio nel secondo scontro diretto destinato, a questo punto, a poter essere ancora più determinante nella volata per il quarto posto. Il robusto pareggio del Dall’Ara, infatti, ha portato in dote non solo il pareggio che ha impedito alla squadra di Italiano di sorpassare i torinesi, ma anche di incassare un salto di qualità a livello di autostima. Un pieno di fiducia per i torinesi che oggi tornano ad allenarsi dopo la giornata di riposo concessa dall’allenatore per poter iniziare con la giusta carica gli allenamenti destinati a preparare muscoli e testa. E in effetti Tudor, arrivato alla Continassa il 24 marzo quando la maggior parte dei giocatori era impegnata in giro per l’Europa e non solo con le rispettive nazionali, ha saputo incidere sulla resa mentale e fisica. La squadra ha fiducia in se stessa, lo si capisce dagli sguardi e dalle parole dei bianconeri.

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Sfida Champions con la Lazio

A caldo, dopo il pari di Bologna, Savona ha spiegato con orgoglio come la squadra abbia dimostrato carattere e creda nel progetto di Tudor. Lui stesso, dopo aver toccato le corde giuste dei giocatori alla vigilia della sfida del Dall’Ara, ha già iniziato a dire che non vede l’ora di andare a Roma per vedere la sua Juve che si gioca il match con la Lazio. Già, Igor Tudor ha saputo allontanare il germe della paura. L’approccio con cui la squadra, privata di otto calciatori, ha approcciato la partita di Bologna con Yildiz squalificato ma in tribuna, è la cartina di tornasole utile per capire quanto questo gruppo abbia sposato l’idea e il progetto di Tudor. Che ha abolito la rigidità a favore di una maggior elasticità anche tattica, rimettendo i giocatori nei ruoli che prediligono e al primo posto non la forma ma la sostanza: la vittoria e i tre punti che regala. Come arrivano è tornato secondario. Alleluja.

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TORINO - Se come diceva Agatha Christie “un indizio è un indizio, due sono una coincidenza e tre sono una prova” ecco che sei partite diventano un test più che mai affidabile. E così le 6 sfide made in Tudor raccontano di più degli 11 punti conquistati: 3 match in casa per altrettante vittorie e 3 in trasferta per 2 pareggi e una sconfitta, a Parma. Il lavoro di Igor sulla panchina della Juventus comincia ad avere una forma e un peso preciso, come si suol dire in questi casi, specifico. Certo, il giudizio finale sul suo operato e quindi sul suo destino saranno legati a doppia mandata alla conquista o meno della prossima Champions League, ma intanto la cornice inizia a prendere forma.

Il cambio con Thiago Motta

Per fortuna sua e della Juventus la discontinuità con la precedente gestione Thiago Motta - che in questi giorni sta percorrendo a piedi con la moglie il più che mai riflessivo e intimistico cammino di Santiago - è netta. Non solo nei risultati ma anche nell’approccio alle partite. Non era così scontato che la Juventus a 270’ dalla fine del campionato fosse ancora in corsa per il 4° posto e quindi giocasse per l’accesso alla prossima Champions perché la memoria a volte inganna ma rinfrescarla è sempre esercizio utile.

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