Pagina 2 | Platini, l’uomo dei sogni e l’affetto del popolo Juve

Michel Platini è l’uomo dei sogni del popolo bianconero. Gliene ha regalati tanti negli Anni 80, luccicanti come i trofei, sinuosi come le sue traiettorie, affilati come la sua ironia. Gliene continua a regalare oggi, parlando d’amore quando di mezzo c’è la Juventus. E colpisce vederlo, lui re dei cinici, stupirsi (commuoversi no, non sarebbe Michel) davanti all’idea che, quarant’anni dopo, quel popolo si scaldi ancora nel sentire il suo nome.

Platini in dirigenza bianconera: sogno o realtà?

Non importa se non può più battere le punizioni (ma se la cava con il ferro sette) e non dribbla più gli avversari (ma le domande scomode sì e con la stessa classe), Michel è Michel. E l’idea di vederlo con un qualche ruolo nella dirigenza della Juventus fa vibrare milioni di cuori. E non solo perché una figurina di un glorioso passato andrebbe ad appiccicarsi su un difficile presente, ma perché le capacità manageriali di Platini sono comprovate, il carisma ancora intatto, la leadership inossidabile e, soprattutto, la capacità comunicativa è esattamente ciò che manca alla silenziosa Juventus di oggi, poco pratica di fronte ai microfoni. 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Che sia Platini o meno, mai più una stagione come questa

Non è detto che Platini ne abbia voglia. Ieri citava i suoi prossimi settant’anni con una folgorante battuta («Non li ho mai avuti, non so come ci si sente») e una smorfia di fatica che non sembrava recitata. Il calcio in generale logora, quello italiano consuma proprio e lui lo sa bene. Non è detto che la proprietà del club ne abbia voglia. Platini è amico di John Elkann e di Andrea Agnelli, ma le strategie della famiglia non sono mai state condizionate dagli affetti e dalle suggestioni. Negli ultimi mesi non si trovavano riscontri sul fatto che Platini rientrasse nei progetti di ristrutturazione societaria, ma le cose possono cambiare e sognare non costa nulla. 

Quello che costerebbe, e non poco, per il popolo bianconero sarebbe affrontare un’altra stagione come quella che è finita a Venezia, con l’agognata qualificazione Champions arrivata al termine di un percorso di delusioni, brutte partite e qualche umiliazione. Il modo con cui è sempre stato riempito lo stadio dimostra tutto l’amore dei tifosi juventini per il club, anche quando non vince. Quell’amore che ha strofinato l’anima di Platini, scaldandola un poco.

 

 

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Che sia Platini o meno, mai più una stagione come questa

Non è detto che Platini ne abbia voglia. Ieri citava i suoi prossimi settant’anni con una folgorante battuta («Non li ho mai avuti, non so come ci si sente») e una smorfia di fatica che non sembrava recitata. Il calcio in generale logora, quello italiano consuma proprio e lui lo sa bene. Non è detto che la proprietà del club ne abbia voglia. Platini è amico di John Elkann e di Andrea Agnelli, ma le strategie della famiglia non sono mai state condizionate dagli affetti e dalle suggestioni. Negli ultimi mesi non si trovavano riscontri sul fatto che Platini rientrasse nei progetti di ristrutturazione societaria, ma le cose possono cambiare e sognare non costa nulla. 

Quello che costerebbe, e non poco, per il popolo bianconero sarebbe affrontare un’altra stagione come quella che è finita a Venezia, con l’agognata qualificazione Champions arrivata al termine di un percorso di delusioni, brutte partite e qualche umiliazione. Il modo con cui è sempre stato riempito lo stadio dimostra tutto l’amore dei tifosi juventini per il club, anche quando non vince. Quell’amore che ha strofinato l’anima di Platini, scaldandola un poco.

 

 

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