Pogba, veleno sulla Juve: “Non è stata dalla mia parte e non ho capito il perché”

Il centrocampista francese, a un passo dal Monaco, torna sul periodo della squalifica: “Ero in guerra con l’antidoping, non contro i bianconeri”
Pogba, veleno sulla Juve: “Non è stata dalla mia parte e non ho capito il perché”
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"Tornare in campo, fare ciò che amo di più al mondo: giocare a calcio". Inizia così la toccante intervista a Paul Pogba, nella quale il francese si è raccontato senza filtri. Il classe 1993 è fermo ormai da quasi due anni e non vede l'ora di tornare a giocare per lasciarsi alle spalle il bruttissimo periodo: "Voglio ricominciare tutto". L’ex centrocampista della Juventus e campione del mondo 2018 ha ripercorso due traumi profondi che hanno segnato la sua vita negli ultimi anni: il caso di estorsione che ha coinvolto suo fratello Mathias e la lunga sospensione per doping. Con emozione e dignità, il francese ha aperto il cuore, mostrando le fragilità di un uomo prima ancora che di un atleta.

 

Pogba, l'estorsione e l'aiuto di Dio

Il racconto dell’estorsione è scioccante. Pogba rivela come persone a lui vicine, cresciute con lui nel quartiere, abbiano tradito la sua fiducia: "Sono cose tristi. Hai delle persone nel tuo cuore, tra virgolette dei fratelli, perché è così che ci chiamiamo tutti quando cresciamo insieme nel quartiere. Questo è ciò che mi rattrista di più, perché non puoi immaginare questo", ha detto durante l'intervista al programma francese Sept à Huit. Il centrocampista parla di un vero e proprio sequestro, con minacce e pressioni psicologiche in un clima di terrore: "C'erano delle armi, delle persone incappucciate. Non hai nemmeno il tempo di pensare, dici sì a tutto. Ho chiesto aiuto all'unica persona che poteva aiutarmi: Dio, Allah. Ho pregato e mi ha parlato... 'Anche se dovessi morire, non getterai i tuoi soldi in questo modo'".

Suo fratello Mathias è stato condannato a tre anni di carcere, di cui uno da scontare in prigione. Un colpo al cuore per Paul, che nonostante tutto lascia aperta la porta al perdono, pur riconoscendo che nulla sarà più come prima: "Abbiamo parlato tra noi, con la famiglia. Il legame di sangue è il legame di sangue. Solo il tempo ci darà delle risposte. È difficile, non è lo stesso di prima. Se mio padre fosse ancora qui, niente di tutto questo sarebbe successo".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La squalifica per doping, la Juve e il ritorno in campo

Il secondo dramma personale è legato alla sospensione per doping, che ha rischiato di mettere fine alla carriera di Pogba. Inizialmente squalificato per quattro anni - poi ridotti a diciotto mesi - il francese ha vissuto un periodo buio, lontano dai campi e segnato da solitudine e incomprensioni: "Dentro di me ho pensato di aver finito con il calcio... Non ho capito niente. È stato uno shock perché mi hanno dato quattro anni di sospensione, ed è stato un duro colpo, senza darmi spiegazioni e senza che mi ascoltassero... Ho dovuto lasciare l'Italia. I miei figli erano a scuola vicino al centro di allenamento, passavo davanti allo stadio ogni giorno. Loro mi chiedevano: 'Papà quando torni a giocare?'. È stato troppo difficile".

Non manca un riferimento critico alla Juventus, che secondo Pogba avrebbe interrotto ogni tipo di supporto dopo la squalifica: "Ero in guerra contro l'antidoping, non contro la Juventus. Non avevo diritto a questo (cure, un preparatore fisico, ndr). Non sono stati troppo gentili con me. Il club non era dalla mia parte. Sentire questo, mi ha dato un brutto colpo. Non ho capito perché". A chiudere ha parlato della sua possibile rinascita. Oggi Pogba guarda avanti. Archiviata la fase più dura, l’obiettivo è chiaro: tornare in campo, ritrovare se stesso, ricostruire ciò che si è spezzato. "Sono mentalmente pronto, fisicamente pronto. È solo una questione di tempo perché fisicamente e mentalmente sto bene". Parole che suonano come una promessa. Non solo a sé stesso, ma anche a chi ha sempre creduto in lui. E, intanto, le voci sul Monaco si fanno sempre più insistenti negli ultimi giorni

 

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"Tornare in campo, fare ciò che amo di più al mondo: giocare a calcio". Inizia così la toccante intervista a Paul Pogba, nella quale il francese si è raccontato senza filtri. Il classe 1993 è fermo ormai da quasi due anni e non vede l'ora di tornare a giocare per lasciarsi alle spalle il bruttissimo periodo: "Voglio ricominciare tutto". L’ex centrocampista della Juventus e campione del mondo 2018 ha ripercorso due traumi profondi che hanno segnato la sua vita negli ultimi anni: il caso di estorsione che ha coinvolto suo fratello Mathias e la lunga sospensione per doping. Con emozione e dignità, il francese ha aperto il cuore, mostrando le fragilità di un uomo prima ancora che di un atleta.

 

Pogba, l'estorsione e l'aiuto di Dio

Il racconto dell’estorsione è scioccante. Pogba rivela come persone a lui vicine, cresciute con lui nel quartiere, abbiano tradito la sua fiducia: "Sono cose tristi. Hai delle persone nel tuo cuore, tra virgolette dei fratelli, perché è così che ci chiamiamo tutti quando cresciamo insieme nel quartiere. Questo è ciò che mi rattrista di più, perché non puoi immaginare questo", ha detto durante l'intervista al programma francese Sept à Huit. Il centrocampista parla di un vero e proprio sequestro, con minacce e pressioni psicologiche in un clima di terrore: "C'erano delle armi, delle persone incappucciate. Non hai nemmeno il tempo di pensare, dici sì a tutto. Ho chiesto aiuto all'unica persona che poteva aiutarmi: Dio, Allah. Ho pregato e mi ha parlato... 'Anche se dovessi morire, non getterai i tuoi soldi in questo modo'".

Suo fratello Mathias è stato condannato a tre anni di carcere, di cui uno da scontare in prigione. Un colpo al cuore per Paul, che nonostante tutto lascia aperta la porta al perdono, pur riconoscendo che nulla sarà più come prima: "Abbiamo parlato tra noi, con la famiglia. Il legame di sangue è il legame di sangue. Solo il tempo ci darà delle risposte. È difficile, non è lo stesso di prima. Se mio padre fosse ancora qui, niente di tutto questo sarebbe successo".

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