Pagina 4 | "Hjulmand leader nato! Juve, con Vlahovic superato ogni limite": Corvino tra scoperte e retroscena

TORINO - In un mondo che incarta i sogni dentro fogli Excel, dove gli algoritmi sussurrano ai dirigenti e i big data guidano le scelte come bussole digitali, resiste - testardo e romantico - chi preferisce farsi strada nella giungla del pallone con il machete del fiuto. Chi continua a fidarsi dell’istinto. Del colpo d’occhio. Della pancia. Pantaleo Corvino non è mai stato un uomo da laboratorio. È un narratore di destini. Ha scovato campioni nei campi di periferia, nelle partite senza riflettori, tra le urla di genitori e gli spalti sgangherati. E lo ha fatto armato solo del proprio intuito. Un artigiano del pallone in un’epoca di ingegneri. Una voce fuori dal coro, ancora in prima linea. In occasione dell’80° compleanno del nostro giornale, ne abbiamo approfittato per farci raccontare alcuni dei suoi traguardi più importanti. A cominciare dalla salvezza, l’ennesima centrata nella passata stagione con il suo Lecce.

Pantaleo Corvino, qual è il primo ricordo che le viene in mente quando ripensa a Tuttosport?

"Penso subito alla professionalità che vi ha sempre contraddistinto in questi 80 anni di storia. Dai miei inizi, quando c’era Dardanello, ad oggi con il direttore Vaciago. Non sono mai stato d’accordo con chi diceva che il vostro giornale si concentrasse esclusivamente sulle due squadre di Torino. Ci avete accompagnato sempre con passione, raccontando il calcio nella sua interezza".

Ha dedicato la sua vita a questo sport. Eppure oggi a 75 anni continua a lavorare senza sosta per il Lecce. Mi racconta una sua giornata tipo?

"È la stessa di sempre: sveglia presto e poi subito al centro sportivo, per occuparmi del coordinamento di tutta l’area sportiva: dalla prima squadra all’Under 18 e Primavera. Da quando sono tornato a Lecce sono cinque anni che non riesco a prendere un caffè la mattina con mia moglie. A fine giornata, sulla via del ritorno, mi piace fermarmi in campagna per restare da solo. È lì che riesco a concentrarmi maggiormente. Stare nella natura mi dà la giusta energia per continuare a lavorare. Dentro di me il fuoco non si è mai spento: ho ancora tante motivazioni...".

C’è stato un episodio nella sua lunga carriera che l’ha segnata particolarmente, portandola ad approcciare questo mestiere con una visione differente?

"Da dirigente mi è capitato di affrontare diversi momenti complessi. Due in particolare mi hanno cambiato la vita: parlo delle morti di Davide Astori e Graziano Fiorita. Quando accadono queste tragedie è davvero difficile riuscire a voltare pagina. Ti rendi conto del valore delle cose. E il calcio non può che passare in secondo piano. Due ferite che resteranno per sempre aperte…".

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Corvino e il Lecce

L’anno scorso avete centrato la quarta salvezza consecutiva in Serie A. Un traguardo storico che non ha precedenti nella storia del Lecce. Il tutto ponendo sempre in essere un mercato sostenibile, a impatto zero…

"Sono tornato qui dopo le esperienze a Firenze e Bologna perché il presidente Sticchi Damiani aveva bisogno di me in un momento in cui la squadra era tornata in Serie B. Mi chiese anzitutto di riportare stabilità economica, di rendere il club sostenibile. Poi i risultati hanno superato qualsiasi tipo di aspettativa a livello sportivo e finanziario. La consideravo una sfida con me stesso. Volevo che il territorio fosse orgoglioso della sua squadra. E così mi sono imposto di riportarla dove l’avevo lasciata. È un orgoglio per me vedere come stia crescendo il club giorno dopo giorno. Da poco è anche partito il progetto per il nostro centro sportivo: al rientro dal ritiro i giocatori potranno già allenarsi su uno dei nuovi campi che stiamo costruendo".

Come si colma il gap economico con i club che possono contare su portafogli più profumati?

"Con le idee. Bisogna essere virtuosi per dare continuità ai risultati del nostro club".

C’è da dire che persino le squadre più “ricche” si trovano costrette a cambiare modus operandi. Penso alla Juventus che con Comolli ha impostato un mercato in entrata basato sulle operazioni in uscita… Nel loro caso poi, ci sono delle situazioni “spinose” - da Douglas Luiz a Weah - che di certo non aiutano il club a monetizzare…

"Ogni squadra, prima o poi, si ritrova inevitabilmente alla fine di un ciclo. È successo a me alla Fiorentina, dopo quattro qualificazioni in Europa, e sta succedendo in questi anni alla Juventus. Questo comporta delle turbolenze fisiologiche che richiedono un certo tipo di gestione".

Nel corso della sua lunga carriera ha scoperto decine e decine di giocatori, rivenduti poi a peso d’oro ai big club d’Europa. L’ultimo, in ordine temporale, è stato Dorgu. Ci spiega come fa?

"Sto per entrare nel mio cinquantesimo anno da direttore sportivo, eppure il mio metodo è rimasto sostanzialmente lo stesso, perché continua a darmi grandi soddisfazioni. Certo, mi sono aggiornato: nel 2025 il mercato ormai si fa anche con l’ausilio delle tecnologie. Li ritengo degli strumenti utili, ma resto sempre dell’idea che nulla potrà mai sostituire l’occhio umano. Il talento va toccato con mano. Io poi non mi avvalgo di una grande rete di scouting: ho una persona che mi aiuta per il settore giovanile e un’altra per la prima squadra. E questo sempre in virtù di quella sostenibilità di cui parlavamo prima. Mi fido molto delle mie conoscenze...".

Cos’è la prima cosa che guarda in un giocatore?

"Direi la destrezza, la facilità con cui compie i gesti tecnici. Poi dopo vengono il resto degli aspetti, a cominciare dalla fisicità, dalla componente muscolare…".

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Corvino su Hjulmand

E la prima volta che ha visto Hjulmand cosa ha pensato?

"Me lo ricordo bene: il suo Admira era impegnato con il Rapid Vienna. All’epoca non giocava nel ruolo che avevo in mente per lui. Avevamo bisogno di un regista da piazzare davanti alla difesa, e sapevo che non mi avrebbe deluso. Lo capii dal modo in cui toccava la palla".

Ha mai avuto dubbi su di lui dopo l’arrivo a Lecce, o meglio: un momento in cui ha temuto di averlo “letto male”?

"Assolutamente no. Sapevo che aveva bisogno di tempo per adattarsi al nuovo ruolo. Da piccolo ho giocato anch’io davanti alla difesa, così cercavo di dargli qualche consiglio basico, esortandolo a restare dietro la linea della palla e giocare sempre in verticale".

Qual è il suo punto di forza? L’aspetto che l’ha reso un giocatore ricercato in tutta Europa, a cominciare dalla Juventus che spera di riportarlo in Italia?

"È un ragazzo straordinario sotto tutti i punti di vista. Un leader nato. A Lecce lottiamo ogni anno per la salvezza: un traguardo che inevitabilmente richiede una certa dose di sofferenza. Capitava spesso che mi vedesse preoccupato o incazzato, e allora veniva da me a tranquillizzarmi. Mi diceva di stare tranquillo e che insieme ai compagni avrebbe risolto ogni guaio. Aveva personalità e determinazione".

 

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Corvino su caso Vlahovic

E di Vlahovic che mi dice? Fu lei a portarlo a Firenze con una spesa complessiva di 1.5 milioni di euro, per poi rivenderlo un paio di anni più tardi a 80 milioni. Oggi la sua avventura in bianconero sembra arrivata ormai al capolinea…

"Un’operazione di cui vado ancora oggi orgoglioso. Quello che posso dire è che le critiche servono sempre, perché ti stimolano a migliorarti. Ma se analizzo il suo caso, mi sembra davvero esagerata la mole di rimproveri che gli sono stati rivolti. La Juve sta cercando di ricreare i presupposti per tornare a vincere, e credo che Vlahovic abbia contribuito in questo senso. Basta vedere il numero di reti che ha fatto: dal suo arrivo ha segnato sempre un gol ogni 2/3 partite. Come si fa a chiedergli di più?! È difficile trovare un attaccante più prolifico in una fase di ricostruzione simile. Ma poi parliamo di un ragazzo giovane…".

Pensa allora che a frenarne l’ascesa alla Juve siano state proprio le critiche?

"Certo! Ma sarebbe stato così per chiunque. Lui ha sempre dimostrato una voglia smodata di imparare e migliorarsi. Quando lavoravo alla Fiorentina il mio ufficio dava sul campo di allenamento e mi capitava di vederlo a fine seduta allenarsi da solo contro il muro. Una roba che non ho mai visto fare a nessuno. Dovevo cacciarlo dal campo altrimenti sarebbe rimasto lì fino a notte. Gli urlavo dalla finestra di smetterla e di andare a cambiarsi. Le critiche oggi hanno davvero superato ogni limite. E questo mi dispiace".

Fosse in Dusan, per come stanno ora le cose, andrebbe via?

"Non spetta a me giudicare. Credo che la Juve sappia bene cosa fare. Ora è arrivato Modesto, un dt che stimo molto. Sono sicuro che in bianconero farà bene".

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Corvino su caso Vlahovic

E di Vlahovic che mi dice? Fu lei a portarlo a Firenze con una spesa complessiva di 1.5 milioni di euro, per poi rivenderlo un paio di anni più tardi a 80 milioni. Oggi la sua avventura in bianconero sembra arrivata ormai al capolinea…

"Un’operazione di cui vado ancora oggi orgoglioso. Quello che posso dire è che le critiche servono sempre, perché ti stimolano a migliorarti. Ma se analizzo il suo caso, mi sembra davvero esagerata la mole di rimproveri che gli sono stati rivolti. La Juve sta cercando di ricreare i presupposti per tornare a vincere, e credo che Vlahovic abbia contribuito in questo senso. Basta vedere il numero di reti che ha fatto: dal suo arrivo ha segnato sempre un gol ogni 2/3 partite. Come si fa a chiedergli di più?! È difficile trovare un attaccante più prolifico in una fase di ricostruzione simile. Ma poi parliamo di un ragazzo giovane…".

Pensa allora che a frenarne l’ascesa alla Juve siano state proprio le critiche?

"Certo! Ma sarebbe stato così per chiunque. Lui ha sempre dimostrato una voglia smodata di imparare e migliorarsi. Quando lavoravo alla Fiorentina il mio ufficio dava sul campo di allenamento e mi capitava di vederlo a fine seduta allenarsi da solo contro il muro. Una roba che non ho mai visto fare a nessuno. Dovevo cacciarlo dal campo altrimenti sarebbe rimasto lì fino a notte. Gli urlavo dalla finestra di smetterla e di andare a cambiarsi. Le critiche oggi hanno davvero superato ogni limite. E questo mi dispiace".

Fosse in Dusan, per come stanno ora le cose, andrebbe via?

"Non spetta a me giudicare. Credo che la Juve sappia bene cosa fare. Ora è arrivato Modesto, un dt che stimo molto. Sono sicuro che in bianconero farà bene".

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