TORINO - Il sondaggio per Sergej Milinkovic Savic, già effettuato adesso in previsione del mercato di gennaio, ha un suo perché. Anzi, ha tanti perché. Basti guardare la differenza di valori tra il centrocampo della Juve e quello delle altre big della Serie A. Un divario importante, senza troppi giri di parole. Una distanza che investe tanti temi, ma due su tutti sono preponderanti: qualità e quantità. Qualità, appunto. L’anno scorso Cristiano Giuntoli ha tentato di colmare questo gap. Con un colpo che avrebbe potuto cambiare il volto dei bianconeri: Douglas Luiz. Un investimento notevole, una scelta forte che indirizza anche le operazioni successive. E che, sfortunatamente per Comolli, ha condizionato pure le decisioni delle scorse settimane sulle priorità. Alla Juve, un centrocampista di livello, sarebbe servito. Eccome. Il brasiliano, spedito al Nottingham Forrest, avrebbe dovuto assolvere a questa funzione. Prima di lui Arthur. Insomma, a Torino manca un giocatore di geometrie dai tempi di Miralem Pjanic: è passato troppo tempo, ormai. E il posto resta sempre inoccupato in rosa. Poi, c’è la questione della quantità. Oggi solo Thuram e Locatelli - sebbene il capitano sia abbonato alla sostituzione, all’intervallo o nei primi frangenti del secondo tempo - possono appuntarsi al petto la medaglia della titolarità.
Juve, problemi a centrocampo: il confronto con le altre big di Serie A
Gli altri no. Koopmeiners per le prestazioni troppo spesso insufficienti, McKennie perché viene ritenuto un jolly anche per altre posizioni del centrocampo/trequarti, Adzic perché si parla pur sempre di un 2006 mai partito dall’inizio e poi c’è Miretti, ancora ingiudicabile nell’era Tudor poiché infortunato. In poche parole: un assortimento insufficiente. Lo sa il tecnico, lo sa la società. L’onestà nelle valutazioni tra le due anime Juve non è mai mancata. Anche perché basterebbe studiare le altre big. Tutte con soluzioni per giocare a due o a tre: dall’Inter potenziata da Sucic e Diouf, al Milan che ha accolto Rabiot, Modric, Ricci e Jashari (ora ai box per infortunio, ma l’investimento del Diavolo è stato ingente: oltre 35 milioni di euro) a fronte della sola partenza top di Reijnders, passando per il Napoli che ha accolto il signor Kevin De Bruyne in un reparto che sul campo ha conquistato l’ultimo scudetto, fino ad arrivare all’Atalanta con un Musah in più, alla Fiorentina con Nicolussi Caviglia, Fazzini e Sohm.
Solo Roma, Lazio e Bologna, nei punti fermi, sono rimaste uguali alla passata stagione, senza stravolgimenti. Le altre si sono sostanzialmente rinforzate, la Juve no. È un dato di fatto. Milinkovic Savic non risolverebbe la carenza di geometrie, ma sul piano del ritmo, dell’esplosività e dell’intensità sarebbe una manna dal cielo per Tudor. Anche perché sta bene, ha 30 anni e dopo più di due anni lontano dall’Italia non gli mancano gli stimoli per tornare nel grande calcio, col massimo rispetto per l’Al-Ahli. Tuttavia, i problemi della Juve sono attuali e come tali vanno affrontati. Trovando soluzioni che possono prevedere il passaggio a tre. Anche perché la rosa, in realtà, è deficitaria pure per il 3-4-2-1: a sinistra c’è Cambiaso, sì, ma a destra le candidature non sono così forti. Da Joao Mario a Kalulu, passando per l’adattamento di McKennie. In quella corsia manca indubbiamenter qualcosa.
